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L'ITALIA IN CIMA AL MONDO
 
 
 
 
Berlino – Madrid, 11 luglio 1982; Berlino, 9 luglio 2006: a distanza di 24 anni il mondiale si tinge nuovamente di azzurro. Battendo la Francia per 6-4, dopo i calci di rigore nella finale della XVIII Coppa del Mondo, l'Italia ha conquistato ieri sera il quarto Campionato Mondiale della sua storia. Un titolo giunto dopo 120 minuti di battaglia chiusi sull'1-1 per i gol di Zinedine Zidane dal dischetto e di Marco Materazzi . Dagli 11 metri decisivo l'errore di David Trezeguet.

Il destino regala all'Italia un successo da romanzo , un racconto in cui il cerchio si è chiuso mettendo la parola "fine" in un colpo solo alle delusioni di tre avventure mondiali concluse nel modo più triste e di una finale europea che, per il pubblico italiano, ancora gridava vendetta. Ieri sera, nella cornice dell'Olympiastadion di Berlino, ogni cosa è sembrata assumere un significato particolare e il senso di parole come rivincita, destino e contrappasso, almeno ieri sera, ha deciso di collocarsi in fondo alla rete della porta vanamente difesa dall'estremo difensore Fabien Barthez.

L'Italia ha sconfitto la Francia, nazionale che l'aveva eliminata in Messico nel 1986 e a Parigi nel 1998, distruggendone i sogni di gloria nella finale dei Campionati Europei del 2000 . Lo ha fatto prevalendo ai rigori dopo che proprio dal dischetto, fino a ieri sera unica squadra nella storia, aveva perso la finale nel 1994 davanti al Brasile. E ha gioito, infine, per l'errore decisivo di David Trezeguet, colui che 6 anni fa aveva segnato il gol della vittoria francese nella finale continentale di Rotterdam.

Alla vigilia della partita, il tecnico azzurro Marcello Lippi si era detto infastidito dalla valanga di elogi piovuti sulla sua squadra da parte di chi sottolineava come il raggiungimento dell'atto conclusivo rappresentasse già di per sé un risultato eccezionale. Troppa sarebbe stata la delusione per l'ennesimo trionfo sfuggito in vista del traguardo. Uno scenario il cui spettro, ieri, era sembrato materializzarsi dopo appena 7 minuti.

Erano trascorsi poco più di 400 secondi infatti quando Florent Malouda entrava in area scontrandosi con Materazzi. Il contrasto appariva dubbio ma l'arbitro argentino Helizondo non aveva esitazioni: rigore. Zinedine Zidane, all'ultima gara della sua carriera, calciava superando Buffon con un pallonetto, la sfera colpiva la traversa per ricadere oltre la linea: 1 a 0 e gara subito in salita.

Colpita a freddo, l'Italia sapeva riorganizzarsi. Gli azzurri partivano all'attacco mettendo pressione alla difesa francese e dopo meno di un quarto d'ora la paura era già un brutto ricordo. Al 19' Pirlo batteva un corner dalla destra, Vieira saltava al centro dell'area ma non poteva fermare Marco Materazzi che con perfetta scelta di tempo svettava più in alto di tutti per incornare di testa il pallone del pareggio . Barthez poteva solo raccogliere la sfera in fondo alla rete, per il difensore dell'Inter era il secondo gol di un mondiale indimenticabile.

Pur con Francesco Totti non al meglio, l'Italia, che confermava il modulo con una sola punta, Luca Toni, e lottava a centrocampo con Simone Perrotta, Andrea Pirlo, Gennaro Gattuso e Mauro German Camoranesi, viveva il suo momento migliore nella seconda parte della prima frazione. Materazzi, titolare dopo l'infortunio di Alessandro Nesta, aveva l'occasione di ripetere la prodezza trovando però la respinta della difesa dei Bleus e Toni, era il 36', confermava le difficoltà degli avversari sui palloni alti andando a centrare la traversa con un colpo di testa.

Scampato il pericolo rimonta, la Francia assumeva la supremazia nel corso della ripresa sotto la guida di Zidane e grazie agli affondi di Thierry Henry ma senza trovare la rete decisiva. Nei tempi supplementari il capitano dei francesi aveva l'occasione di riportare in vantaggio i suoi, ma Gigi Buffon confermava il suo eccezionale momento deviando oltre la traversa un perentorio colpo di testa dell'ex Pallone d'Oro.

Zidane avrebbe voluto chiudere da trionfatore la propria carriera, ma il destino gli riservava un'uscita di scena ingloriosa. Accadeva al 5' minuto del secondo tempo supplementare con un'Italia in grave difficoltà che, dopo i massacranti 120 minuti della semifinale, mostrava un evidente debito d'ossigeno nemmeno parzialmente estinto dagli ingressi in corsa di Vincenzo Iaquinta, Alessandro Del Piero e Daniele De Rossi al posto di Totti, Perrotta e Camoranesi. Dopo un diverbio con Materazzi, il fuoriclasse francese perdeva il controllo e colpiva lo sterno del difensore azzurro con una testata: per Helizondo, informato dal guardalinee, non c'era altra scelta che estrarre il cartellino rosso. L'Italia, sorretta dalla superiorità numerica non riusciva a portarsi all'attacco, ma bloccava gli assalti dei francesi arrivando all'epilogo dei rigori . 

Gli azzurri avevano la responsabilità di aprire le danze calciando verso la porta collocata davanti alla curva dei sostenitori francesi. Andrea Pirlo realizzava il primo rigore e Wiltord rispondeva per i francesi. Dopo il gol di Materazzi era David Trezeguet a fallire colpendo la traversa. Da lì in poi non si vedevano più errori. Non sbagliavano Eric Abidal e Willy Sagnol ma erano infallibili anche Del Piero, De Rossi e, soprattutto, Fabio Grosso che, all'ultimo tiro della sequenza, cambiava la storia e dava all'Italia il quarto titolo mondiale. La festa poteva cominciare. In campo, nella capitale tedesca, in Italia e presso qualsiasi comunità italiana nel mondo .

"Una passione grandissima, una festa unica" racconta oggi Beatrice Foti, Vice presidente del Comites (Comitato degli Italiani all'estero) di Berlino, da 35 anni residente in Germania. Dalla sua voce, oggi, il racconto di una notte berlinese animata dall'esultanza dei tifosi italiani accorsi dalla Penisola e da tutta la Germania, nazione in cui i cittadini italiani residenti sono oltre 700.000 .

"Si abbracciavano tutti, quelli che si conoscevano e quelli che non si erano mai visti – racconta il Vice Presidente - . E' stato qualcosa di grandioso per tutta la comunità". Una comunità ancora ferita per l'articolo incriminato dello Spiegel ma che ha trovato anche i complimenti dei tedeschi, terzi con onore e disposti ieri a stringere le mani degli italiani che, campioni del mondo in Germania al pari dei tedeschi in Italia 16 anni fa, hanno festeggiato per le strade della capitale fino all'alba. "Si erano radunati tutti presso la Brandeburg Tor (la Porta di Brandeburgo – ndr), dopo sono andati a festeggiare dirigendosi verso la Wittenberg Platz, nella vecchia Berlino Ovest alla quale siamo affezionati" ricorda oggi la Vice Presidente del Comites locale .

Mentre nella capitale tedesca i tifosi invadono i luoghi simbolo della città e in Italia si riempiono strade e piazze in un delirio collettivo che durerà fino all'alba, si festeggia anche dall'altra parte del mondo. In Argentina, dove vivono quasi 900.000 italiani oltre a milioni di oriundi, la partita diventa un appuntamento imperdibile per i membri delle associazioni italiane riuniti nelle diverse sedi accanto agli spettatori argentini schieratisi con la nazionale azzurra dopo l'uscita di scena della Selección nei quarti di finale.

"La comunità si è riunita per la partita in tante sedi diverse – racconta Pina Mainieri, Presidente della Federación de Asociaciones de Buenos Aires e Vice Presidente della Confederazione delle Federazioni Italiane in Argentina (Feditalia) - . Per noi italiani questo Mondiale è stato un'occasione di aggregazione molto importante. Per le strade ci sono stati tanti festeggiamenti – prosegue - , un'immagine molto allegra, un momento molto sentito e di grande orgoglio ".

Manifestazioni di gioia non sono mancate nemmeno in Francia, dove alcuni dei 360.000 cittadini italiani residenti hanno occupato le strade lasciate desolatamente vuote dai padroni di casa. "A Lione gli italiani sono scesi in strada a festeggiare sbandierando fino all'una di notte. Non mi risulta che ci siano stati incidenti" spiega un testimone dalla città francese che conta quasi 60.000 italiani .

Davanti a un sogno infranto proprio sul filo di lana, la Francia si è svegliata oggi in preda a una depressione collettiva e costretta a ingoiare l'amarissimo boccone non solo della sconfitta ma anche della triste uscita di scena del suo leader. "I francesi l'hanno vissuta male per quello che è successo a Zidane – spiega una fonte della stampa italiana in Francia - . Per quanto possa essere stato insultato niente può giustificare questo gesto. Qui la delusione è molto forte, una specie di lutto nazionale un po' mascherato. Tutti dicevano che Zidane era il fulcro della squadra e che l'allenatore Raimond Domenech valeva poco, ma è chiaro che se era proprio Zidane a dover rappresentare lo spirito della squadra, allora si può dire che è stato uno spirito negativo ".

Saluta Zidane, si congeda dalla nazionale Lilian Thuram, con un pianto che ricorda quello di Franco Baresi nella finale del 1994, si ritira, soprattutto, la "generazione di fenomeni" che ha guidato i Bleus per 8 anni e che vive l'atto conclusivo della propria vicenda con lo sguardo impietrito in mezzo al campo di gioco dopo il rigore decisivo di Grosso. L'Italia è già in festa, gli azzurri si avvolgono nelle bandiere, ricevono le medaglie, salgono sul palco della premiazione circondando la coppa ed esplodono nell'esultanza quando Fabio Cannavaro, finalmente, può sollevarla verso il cielo più famoso d'Europa. Tra quattro anni la Coppa tornerà in gioco in Sudafrica per la XIX edizione .

Johannesburg è lontana. Parigi e Rotterdam ancora di più.


Matteo Cavallito/News ITALIA PRESS