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São Paulo, 16 Dezembro 2018 - 20:11 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 16 Dicembre 2018 - 23:11
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UN MILIONE DI INFORTUNI, 35 MILIARDI DI COSTI
 
 
 
 

Gli infortuni sul lavoro costano circa 35 miliardi di euro all`anno. In pratica quasi quanto la manovra finanziaria. Senza contare altri 6,8 miliardi di euro che se ne vanno per le malattie professionali. Se si considera anche il lavoro sommerso, il costo complessivo annuo raggiunge 41,6 miliardi di euro.

Eppure istintivamente, quando si pensa a questo problema, vengono alla mente solo i drammi delle migliaia di persone che ogni anno perdono la vita, o magari un arto, nella propria attività.

La beffa è che una prevenzione più efficace farebbe risparmiare non solo molti drammi, ma miliardi di euro alle aziende e, soprattutto, allo Stato. Secondo le stime elaborate dall`Inail gran parte di questi soldi viene spesa in prestazioni previdenziali e in costi di prevenzione: rispettivamente 8,5 miliardi e 10,9 miliardi per gli infortuni, mentre le malattie professionali richiedono 2 miliardi in prestazioni e 2,3 miliardi in costi di prevenzione. Si tratta di stanziamenti richiesti, in particolare, da risarcimenti, spese per cura e riabilitazione a carico degli istituti assicurativi e per il funzionamento di questi istituti.

Poi ci sono i costi indiretti a carico delle aziende e delle vittime, quelli per perdita della produzione e danni all`economia in genere: rispettivamente 15,4 miliardi da un lato e 2,5 miliardi dall`altro. Bisogna infatti considerare la sottrazione all`orario di lavoro del tempo necessario per prestare soccorso alla vittima, per l`eventuale riparazione dei macchinari che hanno subito un danno e per lo shock subito dal resto del personale.

Occorre anche tener conto dei ritardi nei tempi di consegna del prodotto e le penali che ciò comporta, le spese legali e così via. In definitiva, attorno all`infortunio, ruotano l`interruzione dei lavori e le falle aperte nell`organizzazione dall`assenza del dipendente infortunato. Secondo stime accreditate, il costo per l`azienda di un infortunio è in media due volte e mezzo quello assicurativo.

Per l`Inail nel 2005 sono stati 939.460 gli infortuni denunciati (peraltro il 2,8 per cento in meno rispetto al 2004) e 1.200 i casi mortali (rispetto ai 1.328 nell`anno precedente). Ma, secondo Diego Alhaique del dipartimento salute e sicurezza della Cgil, «si tratta di una realtà apparente.

Su tale dato pesa, infatti, un mondo sommerso valutato dallo stesso Inail attorno ai 200 mila casi. Si tratta di un rilevante numero di infortuni sul lavoro, per la maggior parte lievi o comunque non gravissimi, di cui non viene fatta la denuncia all`Inail e che vengono derubricati a incidenti domestici o stradali o a brevi assenze per malattia, il cui onere viene quindi sostenuto indebitamente dall`Inps.

Non si possono considerare i dati sugli infortuni un indicatore soddisfacente delle condizioni di lavoro, non solo perché, con riguardo al totale degli eventi denunciati, sono un riflesso assicurativo parziale di una realtà più vasta, ma anche perché si tratta, nella grandissima maggioranza, di eventi comunque statisticamente prevedibili e tecnicamente prevenibili, quindi di morti evitabili o non necessarie, come dicono gli epidemiologi».

In ogni caso, purtroppo, i dati del 2006 evidenziano un`inversione di tendenza con un ritorno all`incremento degli infortuni nel primo trimestre di quest`anno tra il 3 e il 4 per cento rispetto all`anno precedente nel settore dell`industria e dei servizi.

Fonte:
Panorama
Guido Pietrosanti