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RIFORMA PREVIDENZA. ECCO COME SARANNO LE PENSIONI DAL 2010
 
 
 
 

La revisione dei coefficienti previdenziali dovrà scattare il 1° gennaio 2010. Se entro il 2008 non ci sarà un accordo, diventerà operativo l`aggiornamento ipotizzato un anno fa che prevede una stretta media del 6-8% sugli importi degli assegni futuri. La cadenza dell`aggiornamento passerà inoltre da decennale a triennale con un meccanismo automatico. Il commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia, ieri ha espresso un parere positivo sull`allungamento del periodo lavorativo contenuto nella riforma delle pensioni ma si è detto preoccupato per la copertura dell`uscita dallo "scalone" e per la mancata definizione della lista dei lavori usuranti.

Oggi intanto si riunisce il direttivo straordinario di Confindustria per esaminare il protocollo sul welfare: apprezzamento per gli interventi su produttività, straordinari e legge Biagi, mentre restano preoccupazioni sulla riforma delle pensioni.

Nel 2008 i lavoratori dipendenti potranno andare in pensione con 58 anni di età e 35 di "versamenti". Dal 1° luglio 2009 scatterà un meccanismo di "quote" (somma di anzianità anagrafica e contributiva) ancorato però al possesso di 35 anni di contribuzione: si partirà da quota 95, con almeno 59 anni di età, per poi salire il 1° gennaio 2011 a 96 (minimo 60 anni) e nel 2013 a 97 (non meno di 61 anni). Per gli autonomi il requisito anagrafico sarà più alto di un anno. È questo il pilastro su cui poggia l`intesa sulle pensioni tra Governo e sindacati, raggiunta ieri all`alba dopo una maratona di otto ore (non senza momenti di tensione in cui si è sfiorata la rottura) e poi ratificata con voto unanime dal Consiglio dei ministri.

Oltre al mix scalini-quote l`accordo prevede l`esenzione dalle nuove soglie di uscita di una platea di 1,4 milioni di "usuranti" (compresi i turnisti notturni e i lavoratori alla catena di montaggio) e la revisione dal 2010 dei coefficienti ma con una cadenza triennale e automatica. Il pensionamento di vecchiaia delle donne resta fissato a 60 anni, ma potrebbe essere rallentato con l`attivazione delle finestre fin qui previste solo per "l`anzianità".

Il superamento dello scalone costerà 10 miliardi nel prossimo decennio, tutti reperiti nelle settore previdenziale.
Soddisfatto il ministro Padoa-Schioppa: l`operazione, che coniuga "sostenibilità" e rigore «avrà un costo netto pari a zero ». L`intesa, oltre a garantire il punto di arrivo della "Maroni", rimedia alle «carenze» del sistema che «possiamo immaginare non verrà toccato per molti anni », dice il ministro sottolineando di aver tenuto conto delle preoccupazioni della Ue. Come conferma la telefonata di congratulazioni ricevuta dal commissario Almunia. Certo- ha aggiunto il ministro- tutto è migliorabile: «Ma i problemi più acuti li abbiamo risolti e abbiamo ottenuto un risultato straordinario, con l`accordo delle parti sociali. Una manifestazione del senso di responsabilità da parte di tutti degna di apprezzamento ».

Accelerata la «Maroni»
Alla fine è passato il piano al quale ha a lungo lavorato il ministro Damiano. Un piano che lunedì, in un nuovo round con le parti sociali, si tradurrà in un protocollo sul Welfare con le misure su ammortizzatori e mercato del lavoro. Ma a spuntarla è stato anche il ministero dell`Economia: l`accordo si chiude con un costo interamente coperto con misure previdenziali. Senza considerare che le quote assomigliano molto a degli scalini: la loro flessibilità è limitata da vincoli anagrafici e contributivi. Il Tesoro è anche riuscito ad anticipare il "punto di arrivo" della legge Maroni (62 anni di età e 35 di contributi) dal 2014 al 2013 e a incassare una revisione dei coefficienti posticipata al 2010 ma con una cadenza triennale e, soprattutto, "automatica".

L`ultimo duello
Il Tesoro puntava a quota 96-97, i sindacati e Prc a quota 95. A quel punto il Governo ha presentato una proposta con uno scalino e quote a salire ogni 18 mesi partendo da 95 per arrivare a 97. E ha anche concesso che l`intervallo tra quota 96 e 97 si allungasse a 24 mesi. Di fronte ai tentennamenti dei sindacati è poi arrivato l`aut aut di Romano Prodi: via libera o mi dimetto. Subito dopo l`ok di Cgil, Cisl e Uil (seppure nella forma di«presa d`atto»da parte di Epifani). Seguito dal disco verde dell`Ugl su un accordo apparentemente più oneroso per i sindacati di quello lasciato sul tavolo nella notte del 26 giugno. Con, forse, l`eccezione della Cisl, che è riuscita ad imporre le "quote", ideate da Pier Paolo Baretta.

Quota 97 con clausola
Prima di quota 97 è prevista una clausola sotto forma di verifica sui risparmi: se fossero significativi questa quota potrebbe saltare. Due le possibilità di uscita con quota 95: (59+36 o 60+35). Altrettante con quota 96 (60+36 o 61+35) e 97 (61+36 o 62+35).

Finestre e agevolazioni
Per le "anzianità" rimane invariata la riduzione da 4 a 2 delle finestre fissata dalla "Maroni" (gennaio e luglio). I lavoratori con 40 anni di contributi potrebbero uscire in modo accelerato (4 finestre) ma a una precisa condizione: il rallentamento del flusso di "vecchiaia" di uomini e donne (con 2 o 4 finestre).

Usuranti e coefficienti
Saranno esclusi dai nuovi requisiti 1,4 milioni di lavori usuranti (anche gli addetti impiegati su tre turni, in attività «vincolanti » e alla produzione di serie) pari a circa 5-6mila esenzioni pensionistiche l`anno. Quanto ai coefficienti, la stretta media del 6-8% dovrà essere valutata ed eventualmente modificata (sulla base di nuovi parametri) da una commissione ad hoc, che dovrà concludere i lavori entro il 2008. I nuovi coefficienti scatteranno nel 2010: l`aggiornamento diventerà triennale e automatico.

Fonte:
Il Sole 24 Ore
Marco Rogari

 

I dubbi europei sulle pensioni

Non una bocciatura ma nemmeno una promozione: il giudizio di Bruxelles lascia capire, e nemmeno tanto tra le righe, che la riforma delle pensioniannunciata venerdì scorso lascia a desiderare ma poiché, nell`attuale situazione politica italiana, le cose potevano anche andare peggio, quello raggiunto forse è il miglior accordo possibile. E così la dichiarazione di 22 righe, pubblicata ieri da Joaquin Almunia, diventa un capolavoro di equilibrismo tra l`esigenza del rigore di spesa e del consolidamento dei conti pubblici e l`implicito riconoscimento dei ridotti margini di manovra del Governo Prodi. Il commissario europeo agli Affari economici e monetari attacca enumerando i punti positivi dell`intesa sulle pensioni ma subito dopo ne enumera i buchi neri: primo su tutti le incognite sul finanziamento dell`uscita dallo "scalone", e poi il mancato aggiornamento dei coefficienti di trasformazione non meno che la mancata definizione della lista dei lavori usuranti.

Buchi tanto più preoccupanti, dice Almunia, in quanto l`Italia non solo resterà comunque tra i 27 paesi dell`Unione uno di quelli con il più alto livello di spesa pensionistica (oltre il 14% del Pil contro la media dell`area euro del 12,3%) ma non vedrà diminuire i rischi che gravano sulla sostenibilità a lungo termine delle sue finanzie pubbliche. Al contrario. Anche in quest`ottica e tenuto conto dell`alto debito italiano, il commissario invita il Governo a centrare il pareggio di bilancio entro il 2010 e non l`anno seguente come attualmente previsto.

Di buono nella riforma, secondo Bruxelles, «c`è la conferma dell`allungamento del periodo lavorativo, un passo necessario alla luce del costante aumento delle aspettative di vita in tutto il mondo». Altro elemento positivo, «l`allineamento graduale dei criteri richiesti per accedere alla pensione con quelli degli altri paesi europei che a loro volta devono fare i conti con la sfida dell`invecchiamento della popolazione». E ancora,«l`aggiustamento attuariale dei coefficienti di trasformazione diventerà automatico ogni tre anni». Infine, conclude il nostro, l`impatto sul bilancio di questo approccio progressivo appare «nel complesso contenuto » ed è un bene che si preveda di trovare i mezzi finanziari necessari «all`interno del sistema pensionistico ».

L`elenco di queste virtù della riforma nasconde abilmente una certa dose di omertà sul fatto che l`Italia è l`unico paese in Europa che, riformando la Maroni e il suo scalone, di fatto non allunga ma accorcia l`età pensionabile da 60 a 57 anni, anche se poi tornerà ad aumentarla per gradi. Sul fatto che si rimanda al 2010 l`aggiustamento dei coefficienti di trasformazione che avrebbero dovuto scattare già dal 2005. Sul fatto che sarebbero 1,4 milioni i lavoratori esentati dalla riforma in quanto operativi in settori usuranti. Sul fatto infine che il costo della riforma sarebbe di almeno 1 miliardo di euro all`anno per i prossimi 10 anni.

Anche per tutte queste ragioni non dette, Almunia insiste sull`urgenza di chiarire e definire al più presto i punti aperti dell`accordo «in modo da ottenere un impatto positivo sui conti pubblici nel medio termine ». Perché, come si diceva, l`Italia resterà in ogni caso un paese in cima alla classifica europea per spesa pensionistica. Ed è anche questa la ragione per cui «il Governo italiano deve attuare l`accordo in toto».

Più in generale, alla luce dell`elevato indebitamento (siamo ormai l`unico paese di eurolandia sopra il 100% del Pil, visto che la Grecia ci abbandona), non possiamo permetterci di scostarci dagli impegni assunti da tutti in aprile a Berlino per anticipare al 2010, sfruttando l`attuale congiuntura economica favorevole, il pareggio di bilancio. Secondo Almunia «il controllo della spesa primaria corrente senza compromettere i programmi di rilancio della crescita è fondamentale per raggiungere il consolidamento fiscale rafforzando l`attuale ripresa ciclica».

Fonte:
Il Sole 24 Ore
Adriana Cerretelli