Home Quem somos Legislação Estatuto Mensagem do Presidente Contato

São Paulo, 17 Dezembro 2018 - 15:06 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 17 Dicembre 2018 - 18:06
Aposentadoria/Pensioni
- INPS
- INSS
- Acordo Internacional
Cidadania Italiana
- Orientação
- Traduções
- Trentini/Sammarinesi
Destaques
Notícias
Links Úteis
Informações
- Brasil
- Itália
IN BRASILE L`ELDORADO DEL MADE IN ITALY
 
 
 
 

Gli esperti di Kpmg non hanno dubbi: per i prossimi quattro o cinque anni le imprese italiane devono guardare al Brasile come al più interessante tra tutti i Paesi emergenti.

Più attraente anche della Cina. La ragione? «È la spendibilità del made in Italy - spiega Roberto Giovannini, partner Kpmg – dal design al cibo, passando per la moda. In nessun altra parte del mondo è così apprezzato come in Brasile. La somiglianza di gusti è notevole, i supermercati brasiliani sono pieni di prodotti italiani a prezzi folli, e non c`è nessun bisogno di riposizionare l`offerta. In Cina, per intenderci, la pizza per antonomasia è quella americana di Pizza Hut, e gli spaghetti sono quelli di riso. In Brasile non c`è possibilità di malinteso».

Grandi chance per l`impresa italiana, dunque, nel Paese più in corsa di tutta l`America Latina: per i prossimi quattro anni il suo Pil crescerà sopra il 4%, è la settima economia mondiale, le fluttuazioni del tasso di cambio del real e l`inflazione sono sotto controllo da oltre dieci anni. Soltanto fra Mondiali di calcio 2014 e Olimpiadi 2016, Brasilia spenderà qualcosa come 28 miliardi di euro. Mentre per le infrastrutture del Paese gli investimenti in campo ammontano a 1.100 miliardi di reais, peraltro pari solo a un terzo del totale necessario da qui al 2022.

Per sostenere lo sbarco massiccio del made in Italy sulle coste meridionali dell`Atlantico il nostro ministero degli Affari esteri ha progettato un fitto programma di eventi che si svolgeranno in Brasile e che spaziano dall`economia alla tecnologia, dalla cultura alla scienza, con l`obiettivo di rafforzare le partnership tra i due Paesi. "Momento Italia-Brasil", questo il nome della kermesse, verrà ufficialmente inaugurato il 15 di ottobre a Rio de Janeiro e prevede circa 500 manifestazioni, che si concluderanno a luglio dell`anno prossimo. A partire dal 5 ottobre Roma ospiterà invece due importanti eventi anticipatori: la quinta edizione della Conferenza Italia-America Latina, e la missione di 150 Ceo di imprese brasiliane organizzata dalla Lide insieme a Confindustria.

Proprio per conto della Farmesina Kpmg ha effettuato un monitoraggio accurato non solo della presenza italiana in Brasile, ma anche dei cosiddetti "assenti ingiustificati": imprese, cioè, che avrebbero tutto da guadagnare da uno sbarco massiccio nel Paese e ancora non lo hanno fatto (l`e-book con tutti i risultati verrà presentato durante l`appuntamento romano). A oggi si contano quasi 600 aziende italiane, di cui circa un terzo sono veri e propri impianti produttivi e circa 220 sono filiali commerciali. Più della metà si concentrano nella zona di San Paolo, il cuore economico del Paese, e sempre la metà ha a che fare con il settore della meccanica. Le Pmi sono 450, una buona fetta del totale.
Dal punto di vista dei settori, l`Italia occupa una posizione di leadership nel campo alimentare - un comparto che cresce del 3,7% all`anno -, in quello dei materiali da rivestimento (qui la crescita annua è del 5,5%), nel tessile e nella nautica.

Per Giovannini, di Kpmg, gli italiani dovrebbero però essere molti di più. Chi dunque ci deve andare? Tutto il made in Italy più classico, si è detto. «Chi fa elettrodomestici no, per esempio – spiega – perché un marchio italiano non ha nessun vantaggio competitivo su Bosch o su Whirpool, e in più non gode nemmeno di un forte supporto da parte del Sistema Paese». Altri sono i Governi che fanno vera pressing in Brasile: se si ha a che fare con marchi che alle spalle hanno gli Stati Uniti o il Messico, ad esempio, bisogna valutare bene l`opportunità di uno sbarco. Ci troveremmo di fronte a competitor troppo forti e aggressivi.

Il secondo fattore - di non poco conto - da tenere presente sono tasse e dazi. Il Brasile è noto per la complessità del sistema fiscale: ci sono imposte federali, statali e municipali, e le regole variano da un posto a un altro. Ma sono i dazi la vera croce degli imprenditori stranieri: «In Brasile la capacità di consumo aumenta spaventosamente di giorno in giorno – spiega Giovannini – il Governo lo sa, ed è per questo tenta di favorire la crescita delle imprese nazionali proteggendole dalla concorrenza estera. In media, i dazi fanno raddoppiare il prezzo di una merce così come arriva ai confini brasiliani». Ecco perché lo sbarco in Brasile si addice solo a due categorie di imprese: «Quelle che possono permettersi, accanto al prodotto di punta di fascia alta, una seconda linea dal prezzo più contenuto ma pur sempre con l`appeal del marchio made in Italy.

E in secondo luogo, quelle che vanno a produrre direttamente in Brasile».
La chiave, insomma, è quella dell`investimento produttivo: solo così si può aggredire questo mercato da 200 milioni di persone e dal portafoglio in crescita. Si può ricorrere a un`acquisizione, anche, o a una partnership con una società locale. Per chi invece vuole investire del suo al 100%, forse è opportuno guardare lontano da Rio e da San Paolo: «Lungo la costa – spiega Giovannini – ci sono molti stati che si stanno rendendo competitivi a colpi di incentivi finanziari e fiscali. Di solito, ogni stato li riserva solo ad alcuni settori: la Bahia, per esempio, offre condizioni vantaggiose per l`auto, per la trasformazione della plastica e per la metallurgia. Tra gli stati più aggressivi segnalerei Santa Catarina, Parà, Maranhão». Essere qui, o essere a San Paolo, non fa molta differenza: la costa del Brasile è tutta ben collegata.

 

Fonte:
Il Sole 24 Ore
Micaela Cappellini