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São Paulo, 11 Dezembro 2018 - 02:51 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 11 Dicembre 2018 - 05:51
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MA PER I DISCENDENTI LA CORSA AL PASSAPORTO È FACILE
 
 
 
 
I «vecchi italiani». Dal 1992 almeno un milione e mezzo di persone hanno ottenuto la cittadinanza: molte non avevano mai visto la Penisola

RIO DE JANEIRO - A causa della stessa legge, la 91 del 1992, e secondo il medesimo criterio giuridico - il cosiddetto ius sanguinis - l` Italia nega la cittadinanza ai figli degli immigrati mentre sulla carta la concede a milioni di stranieri che non parlano italiano, non sono mai stati nella Penisola né hanno alcuna intenzione di viverci.

Sono gli effetti paradossali di una scelta, quella appunto di definire un criterio rigido legato al sangue e non al luogo di nascita - altrimenti chiamato ius soli - che fa parte della nostra tradizione di Paese esportatore di anime piuttosto che meta di immigrati, quale in effetti eravamo fino a pochi decenni fa. Scelta rafforzata all` inizio degli anni Novanta con la legge 91, che aprì la corsa degli oriundi al recupero di cittadinanza e in seguito alle norme sul diritto di voto e alla creazione delle speciali circoscrizioni estere (la prima volta fu nelle Politiche del 2006).

Fortemente volute dall` allora destra missina, le leggi a favore dei discendenti hanno sempre incontrato in Parlamento un forte appoggio bipartisan, passando con maggioranze schiaccianti sia nella Prima sia nella Seconda Repubblica. Quasi nessuno invece si è mai preoccupato delle conseguenze, dei costi e dei molti abusi che ne sono seguiti.

Secondo stime senza alcun criterio scientifico, esisterebbero almeno 100 milioni di discendenti di italiani sparsi per il mondo, ed è ovvio che il numero va crescendo geometricamente man mano che gli anni passano. Il criterio dello ius sanguinis pone pochi limiti al recupero di cittadinanza e alla conquista del nostro passaporto: un australiano o un brasiliano possono diventare italiani anche dopo 5 generazioni.

Basta affrontare la burocrazia, non aver fretta e spendere un po` di soldi per rintracciare i documenti degli antenati. Dal 1992 ad oggi la trafila è stata percorsa con successo da almeno un milione e mezzo di persone, con picchi in Argentina e Brasile. All` inizio dello scorso decennio, a causa della crisi economica che colpì il Sudamerica, ci fu un` impennata di richieste che costrinse la Farnesina a rafforzare lo staff dei consolati per smaltire domande arretrate da anni. Erano i tempi dei pernottamenti notturni fuori dal consolato italiano a Buenos Aires con tende e banchetti per la cena.

Soltanto tra il 2001 e il 2004 in America del Sud vennero concesse 200.000 cittadinanze: come se l` Italia avesse guadagnato in tre anni una città delle dimensioni di Trieste. Il numero complessivo più affidabile è quello in mano al ministero dell` Interno, che in occasione dei referendum dello scorso giugno spedì all` estero 3,3 milioni di certificati elettorali. Con i minorenni la cifra sfiorerebbe i 4 milioni. È questo dunque il numero dei «vecchi italiani», che godono di tutti i diritti oggi invece negati ai «nuovi». Qui e là, negli anni scorsi, si sono levate voci nel mondo politico a favore di correzioni alla normativa, tendenti soprattutto a introdurre limiti ed evitare abusi. La magistratura si è occupata di recente anche di casi di truffe vere e proprie, attorno al gran mercato internazionale della «fabbrica di passaporti» permessa dalla legge 91. Ma le proposte non sono uscite dai cassetti.

Già nel 2005 Massimo D` Alema si chiedeva «perché la moglie di Lula debba poter votare per il nostro Parlamento mentre la tata dei miei figli, che paga le tasse, e vive a casa nostra da dieci anni, no...». Marisa Leticia, moglie dell` ex presidente brasiliano, è nipote di emigranti e da allora ha trasmesso la cittadinanza italiana ai suoi figli e probabilmente già ai suoi nipotini. Piccoli italiani crescono oltremare. E continueranno a crescere. 

Fonte:
Corriere della Sera
Cotroneo Rocco