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São Paulo, 10 Dezembro 2018 - 11:18 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 10 Dicembre 2018 - 14:18
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COSÌ HA ALLARGATO I CONFINI DELL`ITALIA. IL "GRAZIE" DEI NOSTRI CONNAZIONALI A MIRKO TREMAGLIA, PER AVERGLI RESTITUITO LA DIGNITÀ DELLE ORIGINI
 
 
 
 

ALDO DI BIAGIO

Non ha colori Mirko. Non ha colore il suo ricordo. Ingabbiarne le idee ed i sogni in riduttivi e banali stereotipi politici sarebbe come tentare invano di deviare un corso d’acqua. La sua forza ingestibile spazzerebbe via anche una diga sapientemente costruita. E’ l’espressione della destra, certo. Ma di una destra che ama mettersi in discussione che sa guardare al futuro con gli occhi affascinati e appassionati di un ragazzo che, anche se appesantito da 85 primavere, sa progettare e sognare un Paese migliore.

Ecco perché non hanno un solo colore i suoi sogni. Hanno soltanto un nome ed un`unica missione, l’Italia sopra ogni cosa. E un simbolo a farne da sfondo: il tricolore. Era questo il ragazzo di Salò, un sogno che diventava idea e si formava in azione. Mettere al centro di ogni gesto politico e sociale gli italiani, quelli in Patria, quelli oltre confine e quelli che magari lo sono diventati da poco, i cosiddetti nuovi italiani, di cui nessuno sembra volerne parlare. Perché l’italianità non è un parere, e questo Mirko lo sapeva bene.

Non è un abito di cui ci si può disfare a piacimento. E’ un fuoco che arde dentro e che si alimenta giorno dopo giorno. E bisogna saperlo difendere a pugni stretti e a occhi aperti, senza aver paura di parlare e senza temere di mettersi in gioco. E in questa disciplina Mirko era un campione.

Con lui ci ha lasciato un politico di razza, uno di quelli di cui l’Italia sente un disperato bisogno. Un uomo che ha saputo sfidare il Pdl, non credendoci e non essendosi mai voluto iscrivere, votando contro ad ogni fiducia   quando si trattava di difendere un ideale. Che sapeva affrontare a muso duro ogni governo e ogni scelta quando sembrava la meno opportuna. Che sapeva e amava alzare le mani al cielo e urlare a squarciagola quando si trattava di invocare il rispetto dell’italianità in tutte le sue forme e in tutti i suoi colori. Che ha valuto difendere ogni volta e in ogni circostanza l’Italia e le sue istituzioni come vessillo di democrazia, tenacemente conquistata,. Che stringeva in un grande e caldo abbraccio ogni connazionale che con le lacrime agli occhi si avvicinava alla sua stanca figura.

Malgrado gli acciacchi e i disagi dovuti alla malattia, ha creduto fin dai primissimi istanti nel progetto di Fli, instillando forza e energia e credendo ancora con tutte le sue forze che un’altra Italia era ancora possibile. Un’Italia lontana dai mai sopportati personalismi e pressappochismi in cui la politica dominante sembrava ci stesse trascinando.

Era questo Mirko, coerenza nelle idee e chiarezza nelle posizioni. Un politico dalle parole spesso ruvide e disarmanti e pertanto dirette e coinvolgenti. Non aveva bisogno di orpelli, quelli servono a chi deve crearsi una sostanza sebbene abbozzata. La forza di Mirko era ed è in ogni sua   battaglia, in ogni dura trincea.
In ogni cosa ci ha creduto, ed è arrivato fino in fondo, senza rallentare nemmeno per un istante.

Mirko è la lacrima malinconica dell’emigrato che in ogni parte del mondo vidima la scheda elettorale, e con quel gesto sa di essere ancora italiano.
Nel 2001 Mirko ha saputo allargare i confini dell’Italia, portandoli dall’America all’Asia, ridando finalmente ad ogni italiano la dignità delle proprie origini e rinvigorendo la forza di ogni sua scelta.

Ha saputo rimettere ogni italiano al centro dell’Italia, senza fronzoli e senza falsa demagogia. Ha dato agli italiani all’estero il giusto rispetto, quello stesso lasciato sepolto per decenni, in un angolo polveroso e quasi imbarazzante della storia del Paese. Quasi fosse una vergogna da coprire e da far dimenticare. Ha ridato ad un pezzo della nostra storia la giusta collocazione, ponendola nella sua chiarezza e nel suo valore sotto gli occhi di ogni italiano, dal più anziano al più giovane. Perchè sapeva bene Mirko, che dimenticare è come sfaldare amaramente i confini della Nazione.

Ma Mirko non è un eroe, e non lo sarà ora. E’ un italiano con tutte le sue sfumature e in tutte le sue metamorfosi. Ma un italiano che ha voluto credere e che non ha mai ceduto alle false lusinghe della politica dell’opportunismo e del trasformismo. E’ stato la parte viva dell’Italia, quella che si è messa in discussione, che ha saputo urlare e graffiare, che ha saputo sfidare e pretendere.

Quell’Italia che conquista, che si affranca e che sogna. E Lo sa e lo vuole fare malgrado tutto e tutti. E quella stessa Italia oggi è commossa e saluta malinconica il suo ultimo guerriero.

Mirko, ogni italiano in ogni parte del mondo, dalle grandi città dall’America alle lontane isole del Pacifico ti dice "grazie" per ogni tua parola e per ogni tuo gesto, perché ci sei stato e ci sarai sempre.

 

Fonte:
Aldo Di Biagio