Home Quem somos Legislação Estatuto Mensagem do Presidente Contato

São Paulo, 17 Dezembro 2018 - 15:10 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 17 Dicembre 2018 - 18:10
Aposentadoria/Pensioni
- INPS
- INSS
- Acordo Internacional
Cidadania Italiana
- Orientação
- Traduções
- Trentini/Sammarinesi
Destaques
Notícias
Links Úteis
Informações
- Brasil
- Itália
DALLE PENSIONI ALLA MATERNITÀ COSÌ CAMBIANO FAMIGLIA E LAVORO
 
 
 
 

Il tema è centrale. Lo ha sottolineato anche il premier Mario Monti: «Bisogna affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro». Non si parla solo di donne ma anche di uomini.

E la novità, forse, sta proprio in questo:

    nell’idea di equità tra i generi (e fra le generazioni) che sta animando i provvedimenti allo studio e le riforme introdotte con i decreti «salva Italia», «crescita Italia» e «semplifica Italia».

Le nuove norme tentano di modificare la mentalità degli italiani. La legge sulle «quote rosa» nei consigli di amministrazione delle società quotate e nelle controllate dallo Stato, già introdotta dal precedente governo, si muove in questa direzione. Come ha spiegato ieri in un’intervista al Corriere il ministro del Lavoro e delle Pari opportunità Elsa Fornero «le quote sono la negazione del merito, ma se certi processi non avvengono spontaneamente — e il tempo, al Paese, è stato dato — allora bisogna agire con una spinta più forte».

In un’altra occasione Fornero ha chiarito che «non è corretto dire che se si lavora non si possono fare figli, anzi è vero il contrario, e questo non solo è dimostrato negli altri Paesi, ma anche da noi, nelle regioni dove c’è maggiore partecipazione». Insomma, c’è un gap culturale da superare.

    Cosa è stato fatto e su cosa sta lavorando il governo?

 

Età pensionabile
Fa ancora discutere l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne a 65 anni nel settore privato, così com’era già accaduto nel pubblico, introdotto con il decreto «salva Italia». La Cgil è molto critica: «È una riforma pesantissima per le donne. In un certo senso corrisponde all’abolizione della pensione di anzianità per gli uomini. E questo solo per ottenere un effetto di cassa». Però è stata proprio F0rnero ad ammettere, in un convegno, che «la riforma delle pensioni è dura nei confronti degli uomini ma, in modo particolare, delle donne». Cosa c’è di nuovo? Alla base di questa decisione, ha spiegato il ministro, c’è un discorso di equità nei confronti dei giovani ma c’è pure il concetto che l’avvicinamento delle età di pensionamento di uomini e donne «ha un senso anche sotto il profilo della parità, soprattutto se vogliamo affermare il rifiuto verso la politica della compensazione a posteriori degli svantaggi che sono dati, a priori, dal mercato del lavoro». Tradotto: le donne venivano compensate per le maggiori difficoltà di accesso all’occupazione e le minori opportunità di fare carriera con «una sorta di “contentino” costituito dal pensionamento anticipato o una relativa generosità sulle pensioni di reversibilità». Adesso la fase due della riforma riguarda il mercato del lavoro: «Ora che abbiamo cambiato le pensioni — ha detto ieri il ministro — dobbiamo buttarci a cambiare il mercato del lavoro: quel sistema pensionistico funziona se funziona bene il mercato del lavoro. A quel punto le donne potranno rivendicare di avere le stesse condizioni degli uomini: come accesso, come servizi, come bilanciamento nella famiglia rispetto al lavoro di cura».

La deducibilità fiscale per chi assume donne
Il decreto «salva Italia» contiene anche una norma che punta a incentivare l’occupazione femminile in un’ottica di stimolo all’economia. Secondo uno studio della Banca d’Italia, se il Paese riuscisse a raggiungere l’obiettivo di Lisbona dell’occupazione femminile al 60%, il Prodotto interno lordo crescerebbe del 7%.
Le donne che lavorano, in Italia, sono il 46,8% (dati dicembre 2011), contro una media europea che si aggira intorno al 58%. Dal ministero dello Sviluppo economico, guidato da Corrado Passera, è dunque arrivata la spinta ad aumentare gli importi deducibili — già esistenti — per le imprese che assumono giovani e donne, saliti rispettivamente a 15.200 e 10.600 euro. Il decreto «salva Italia» ha anche istituito presso il ministero del Lavoro il «Fondo per il finanziamento di interventi a favore dell’incremento in termini quantitativi e qualitativi dell’occupazione giovanile e delle donne». I criteri e le modalità di utilizzo saranno definite da un decreto.

Dimissioni in bianco, paternità, credito
A questo punto però si apre un altro scenario: la qualità dell’occupazione femminile. E su questo aspetto è sempre Fornero a ricordare che «le donne fanno più fatica a fare carriera e a ottenere redditi più elevati benché in genere partano, rispetto agli uomini, più istruite e quindi più dotate di capitale umano». Bankitalia conferma: il divario di genere sui salari, a parità di tutte le condizioni, qualifica e istruzione, si aggira intorno al 13% ed è crescente nel tempo (dati 2008).

Tra i freni all’occupazione femminile c’è la maternità. In alcuni casi la gravidanza sancisce proprio la fine del contratto di lavoro. È la pratica delle cosiddette dimissioni in bianco, contro le quali è scesa in campo il ministro Fornero: «Il governo interverrà presto» ha detto agli inizi di gennaio. È allo studio del ministero un intervento complessivo a carattere risolutivo. Ma la maternità resta comunque un nodo da sciogliere sul fronte lavoro. Fornero ha lanciato l’ipotesi di rendere obbligatorio, almeno per un periodo di tempo, il congedo di paternità: «Penso che potremmo far riferimento ai disegni di legge già in discussione in Parlamento — ha spiegato ieri — per pensare a ripartire il congedo tra i due genitori in modo che nessuno dei due prenda meno di un “x” per cento. Non vogliamo, cioè, aggiungere un congedo a quelli esistenti, perché anche in questo caso aumenteremmo gli oneri. Tutte le misure che stiamo adottando non devono implicare maggiori costi alle imprese». Il ministero è anche al lavoro sul fronte dell’accesso al credito per le imprenditrici, che spesso scontano condizioni peggiori rispetto a quelle praticate agli uomini per il solo fatto di essere donne.

La semplificazione
Qualcosa per «facilitare» la vita delle donne è stato fatto nel decreto «semplifica Italia»: uno sfoltimento degli adempimenti burocratici necessari per avviare l’astensione anticipata dal lavoro in caso di gravidanze più complesse. Inoltre, fanno notare dal ministero della Pubblica amministrazione guidato da Filippo Patroni Griffi, anche la semplificazione burocratica per le persone con disabilità indirettamente aiuterà le donne, dal momento che spesso sono loro ad occuparsene. Il ministero della Pubblica amministrazione ha anche allo studio corsi «gender oriented» per la valorizzazione della forza lavoro destinati alla dirigenza maschile e femminile e alle donne dirigenti di seconda fascia. Partiranno dall’analisi delle esigenze della conciliazione e affronteranno tra i vari temi il rafforzamento dell’autostima, la capacità di comunicare in modo assertivo e di negoziare, la gestione della propria emotività e la progettazione del proprio percorso di carriera.

 

Fonte:
Corriere della Sera