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São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 19:02 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 22:02
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LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI PER COSTRUIRSI UNA PENSIONE DI SCORTA
 
 
 
 

Si fa presto a dire pensione di scorta. Ma come si fa? Non solo e non tanto dal punto di vista burocratico: come si sceglie il fondo giusto? È meglio una polizza o un negoziale? Quanto versare? A che linea aderire? Cosa si rischia? Si fa presto a dire "fa la cosa giusta": una volta deciso, ti assale una valanga di domande su come proteggere la propria pensione. E allora, come si fa?

Diciamo subito che i canali per arrivare alla scelta giusta - o per approssimazione la meno sbagliata - sono sostanzialmente due: aderire a uno strumento che automaticamente ci accompagna durante il nostro percorso lavorativo fino alla pensione (vedi articolo a pag. 5) oppure farsi consigliare da un esperto, un professionista che ci accompagni passo passo nella scelta (e da disturbare alla bisogna). In tutto il mondo automatismi e consulenza sono le soluzioni previdenziali più idonee per costruire rendite adeguate alle esigenze dei pensionati di domani.
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Venti profili previdenziali a confronto

Il consulente previdenziale è colui che ci guida a compiere nel modo migliore le quattro mosse indicate nel libro "Guida alla pensione integrativa", distribuito poche settimane fa con il Sole 24 Ore: raccogliere tutti i propri contributi (riscattando magari anni di laurea o militare), calcolare una stima del proprio tasso di sostituzione (rapporto tra primo assegno pensionistico e ultimo stipendio), calcolare il proprio fabbisogno in termini di rendita integrativa versando i propri contributi a un fondo pensione; e parallelamente fare quel minimo di "manutenzione previdenziale" che permette di utilizzare le agevolazioni fiscali, le anticipazioni previste (prima casa, salute, motivi ulteriori). Il momento cruciale è la sottoscrizione, ma è assai importante anche l`assistenza post vendita.

Diciamo subito che il confine tra consulenza e vendita di un prodotto è labile, soprattutto per i piani individuali pensionistici (Pip): più costosi per il cliente (cinque volte quelli dei negoziali) e più remunerativi per chi li vende (vedi articolo pag. 6). A tutela dell`adeguatezza delle proposte le norme mettono alcuni paletti: obbligando per esempio i professionisti a prove abilitanti e aggiornamenti professionali (Regolamento Isvap 5/2006 art. 35-40). Basta? No, ovviamente: sono condizioni necessarie, ma non sufficienti. Nel corso dell`anno, per esempio, i 400 consulenti di Cattolica Previdenza inizieranno a ottenere la certificazione Uni Iso 2222. Un altro paletto normativo prevede che chi propone una forma individuale (Pip o fondo pensione aperto), deve dire al cliente che, se lavoratore dipendente, perderebbe il beneficio del contributo del suo datore di lavoro (a fronte di contributo volontario): un passaggio burocratico superabile per professionisti della relazione interpersonale come gli agenti assicurativi.

Anche i fondi pensione aperti sono collocati da consulenti professionali come promotori finanziari o sportellisti bancari. Spesso questi strumenti sono sottoscritti tramite adesioni collettive in azienda: un consulente si reca periodicamente in sede per seguire le posizioni degli iscritti. «Il nostro servizio è a 360° – dice Nadia Vavassori, responsabile Business Unit SecondaPensione Amundi Sgr –: supporto, in termini di consulenza, informazione e formazione ai lavoratori e supporto tecnologico alle aziende al fine di garantire una maggiore flessibilità del nostro fondo pensione aperto, rispetto ad altre forme di previdenza, accompagnando l`aderente anche in tutto il percorso lavorativo». Lo spazio di mercato degli aperti resta un po` schiacciato tra polizze previdenziali di cui sopra e i fondi pensione negoziali o di categoria. Si tratta di strutture non commerciali, caratterizzati da costi mediamente bassi (un terzo degli aperti). Proprio nella consulenza il loro lato debole: la loro associazione (Assofondipensione) studia ipotesi di convenzione con reti territoriali come i patronati. Ma c`è chi fa da solo: Previmoda (tessile, abbigliamento) ha formato nel 2011 una rete cui gli aderenti e potenziali tali possono rivolgersi: 145 soggetti, delegati di assemblea e Rsu territoriali, cui si aggiungeranno nel 2012 gli addetti degli uffici del personale e i consulenti paghe. Analogamente Fon.Te (commercio, turismo) fa sapere di aver formato l`anno scorso 201 addetti tra rappresentanti dei lavoratori e delle imprese. Poco? Un buon inizio.

 

Fonte:

Il Sole 24 Ore
Marco Lo Conte