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São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 00:33 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 03:33
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PENSIONI: MEGLIO IL SISTEMA DEL CILE, CHE QUELLO FALLIMENTARE ITALIANO
 
 
 
 

Il monopolio Inps e il numero dei pensionati che superano di gran lunga quello dei contribuenti mettono a rischio il futuro dei giovani. Una valida alternativa può essere rappresentata dal sistema a capitalizzazione privata, una formula mista che mette in condizione i cittadini di poter scegliere se continuare a versare i contributi allo Stato o affidarsi al mercato

Nicolò Petrali
ROMA- Sono sempre di più i cittadini italiani, specialmente i giovani, che si rivolgono a istituti privati (banche e assicurazioni) per aderire a formule pensionistiche integrative. Le nuove generazioni, molto più responsabili e lungimiranti di come spesso le si dipinge, hanno capito un concetto fondamentale: la pensione statale non la vedranno mai oppure ne potranno forse anche disporre, ma comunque in maniera molto ridotta. Ciò getta un grosso punto di domanda sul futuro e chi può si adopera per trovare delle contromisure. È per questa ragione che molti ragazzi, non appena fatto il loro ingresso nel mondo del lavoro, scelgono di stipulare dei contratti in cui si impegnano negli anni a versare poche centinaia di euro con cadenza temporale prestabilita nella speranza che i loro soldi vengano investiti in maniera proficua.

 

IL SISTEMA A RIPARTIZIONE – Il nostro sistema pensionistico, detto sistema a ripartizione, è nato in Germania a metà del diciannovesimo secolo e si è poi diffuso con formule diverse sia nel resto d’Europa che nei paesi anglosassoni. Risponde alla logica del “pay as you go” e si fonda su di un patto intergenerazionale. In tale sistema le prestazioni pensionistiche erogate in un determinato periodo agli individui anziani sono direttamente finanziate dai contributi versati dai lavoratori attivi nello stesso periodo. Esso appare vantaggioso per le prime generazioni, quando i contribuenti sono molti e le pensioni erogate poche, ma la situazione è ben presto destinata a mutare. In Europa, complice il calo demografico, il sistema a ripartizione non appare più sostenibile nel lungo periodo tanto più che quando a gestire i soldi dei contribuenti è un istituto statale, l’Inps, che opera in regime di monopolio, è assai probabile che questo compito venga svolto male. Ne è conferma il fatto che il sistema previdenziale è fra le prime voci di spesa e quindi di debito pubblico. È logico dunque immaginare che l’ultima riforma del Governo Monti abbia solo rimandato di qualche anno il problema, ma che prima o poi i nodi verranno al pettine.

 

IL SISTEMA A CAPITALIZZAZIONE – Una valida alternativa può essere rappresentata dal sistema a capitalizzazione privata. È una formula che è stata introdotta con successo in Cile nel 1980 dall’allora ministro del Lavoro Josè Pinera e potrebbe funzionare anche nel nostro paese. L’economista liberale, dopo aver passato gran parte della sua vita negli Stati Uniti, volle attuare nel suo paese d’origine una riforma previdenziale che introducesse in un settore ritenuto da sempre una trincea dell’interventismo pubblico i concetti di libero mercato e di società libera. Senza però prescindere dal consenso dei cittadini e dalla loro libertà di scelta. In poche parole, nel 1980 i cittadini cileni furono messi nella condizione di scegliere se continuare a versare i propri contributi allo Stato oppure affidarsi al mercato e versare i propri soldi all’interno di fondi pensioni privati in concorrenza fra di loro. Coloro che avessero scelto la seconda ipotesi si sarebbero visti riconosciuti i contributi già versati al sistema previdenziale pubblico. I numeri parlano da soli: oggi in Cile il 95% dei lavoratori  fa parte del sistema di fondi previdenziali privati. Questa soluzione offre infatti molti vantaggi: in primis il cittadino può scegliere a quale fondo pensione affidarsi in base alle sue esigenze e a ciò che più gli conviene. Inoltre sarebbe il cittadino stesso a gestire i propri soldi (esenti da tasse), a poter conoscere in tempo reale quanto stia fruttando il suo capitale, ma soprattutto a poter scegliere quando andare in pensione. L’intervento pubblico sarebbe limitato ai soli casi di emergenza (minimo vitale, morte prematura) e alla funzione di controllo sui fondi privati a tutela del contribuente. Questo sistema è sicuramente più sostenibile e anche più ragionevole dato che non sarebbero più le nuove leve a dover mantenere i cittadini in pensione.

Il sistema a capitalizzazione privata, tuttavia, non è immune da critiche anche se in gran parte sono state già smontate argomentativamente dallo stesso Pinera. Sorge spontanea una domanda: perché non seguire l’esempio del Cile, se questa è comunque la direzione verso cui si sta già avviando spontaneamente la società?

 

Fonte:
Vostro Quotidiano