Home Quem somos Legislação Estatuto Mensagem do Presidente Contato

São Paulo, 10 Dezembro 2018 - 11:21 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 10 Dicembre 2018 - 14:21
Aposentadoria/Pensioni
- INPS
- INSS
- Acordo Internacional
Cidadania Italiana
- Orientação
- Traduções
- Trentini/Sammarinesi
Destaques
Notícias
Links Úteis
Informações
- Brasil
- Itália
SAN MARINO. OGGI 3 SETTEMBRE: FESTA DEL SANTO MARINO, PATRONO E FONDATORE DELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO
 
 
 
 

Oggi la Repubblica di San Marino celebra la festa del Santo Marino, patrono e fondatore. Repubblica fondata nell`Anno del Signore 301.

Festa al contempo civile e religiosa.
Parte religiosa. A celebrare nella Basilica del Santo alle ore 10, tutti i preti della diocesi di San Marino Montefeltro, col Vescovo  Mons. Luigi Negri presenti gli Ecc.mi Capitani Reggenti, Maurizio Rattini e Italo Righi,.

Quindi la processione per le vie del centro storico con la reliquia del Santo,con sosta e benedizione davanti al Palazzo Pubblico.

Ore 15: nella Basilica del Santo

Benedizione e preghiera dei Balestrieri. Ore 17: nella Basilica del Santo, Santa Messa e Benedizione.


 

I festeggiamenti in passato

Da festa del Santo a festa della fondazione per opera del Santo

La festa del Santo Marino, il 3 settembre, ha costituito per secoli, ogni anno, il più alto momento di aggregazione della comunità. Erroneamente talvolta è stato scritto che si è cominciato a celebrarla solo a partire dal 1586 cioè dall’anno del rinvenimento delle reliquie. In effetti la festa è molto più antica. Se ne trova traccia, fra l’altro, nel registro delle spese della comunità del 1367.

Nell’organizzazione della festa, anticamente, avevano un ruolo primario i Massari del Santo, i quali, in primo luogo, provvedevano alla raccolta delle offerte, registrandole in un apposito libro, conservato dai Capitani. I conti venivano verificati, in presenza dei Capitani, dal Camerlengo e dal Procuratore del Fisco. La competenza nella gestione di dette somme era del Consiglio, il quale le investiva nella difesa della comunità. Difesa da conseguire anzitutto garantendo la protezione celeste con pubbliche attestazioni di venerazione verso il Santo specie in occasione della sua festa, ma anche eseguendo lavori per la fortificazione della Terra o, nel caso di una guerra imminente, provvedendo a nuovi acquisti di armi.

Sulla organizzazione della festa del Santo Protettore, anno per anno, ha inciso molto la contingenza storica.

Non si è badato a spese, ad esempio, nel 1629, quando si procedette anche alla incoronazione del semibusto d’argento contenente le Ossa della Testa del Santo. Si legge nel programma: posta dal vescovo la corona in capo al Santo e coronato, tutti si prosternino ginocchioni, e si dia nelle trombe, tamburi, campane, e si spari da ogni paese e gridi, et acclami da ogn’uno Viva il nostro S. Marino, Viva il Padrone S. Marino, Viva il Prencipe S. Marino. Perché tanto clamore? L’eco della incoronazione doveva arrivare fino a Roma.

Il duca d’Urbino, Francesco Maria II Della Rovere, andava spegnendosi. Senza figli. I luoghi del ducato stavano già passando, uno dopo l’altro, sotto il dominio diretto della Santa Sede. I sammarinesi, da secoli alleati di Urbino, in quel frangente, avevano un assoluto bisogno di distinguersi dai luoghi del ducato. Cioè di prendere le distanze dalla famiglia principesca di Urbino. Di far sapere che il Titano era territorio di altro Principe: il Santo Marino. Chi, in epoca di controriforma, avrebbe osato togliere quella corona dal capo di un Santo?

Piuttosto magra fu la festa del 1643 quando, per le ristrettezze economiche, si dovette ridurre addirittura il premio per la tradizionale gara del tiro con le balestre. Eccezionale, invece, quella del 1741 quando fu invitato a salire sul Titano mons. Marcello Lanti che come Presidente della Legazione di Urbino aveva favorito la resistenza contro l’occupazione alberoniana e fornito un contributo risolutivo alla vittoria sammarinese.

Talvolta la festa fu occasione di scontro coi vescovi del Montefeltro (quando era necessario contrastarne la ingerenza politica), per la questione della precedenza negli incensamenti fra autorità politiche ed autorità ecclesiastiche presenti nelle funzioni. Attorno al 1770 i Capitani Reggenti vollero cominciare ad assistere alle funzioni a capo coperto come - si disse - il re d’Inghilterra!

 

Talvolta la festa è celebrata in tono minore per necessità. Ad esempio durante il periodo napoleonico. I sammarinesi si salvarono da Napoleone, ma  dovettero trattenersi  dal manifestare pubblicamente la loro gratitudine al Santo. I francesi giudicavano le cerimonie religiose pubbliche come  potenziali iniziative controrivoluzionarie. Il Consiglio ordina che la Festa consisti in Messe, ed’altr’opere pie … tralasciandosi però ogni solenne Pubblicità.

Analoga prudenza richiesero gli anni in cui i piemontesi procedettero alla unificazione politica della penisola italiana. Nel 1859 la festa  è sospesa dal Consiglio stante le politiche vicende, e i rumori all’esterno della Repubblica. Ma non furono sospese le questue, nella speranza di poter fare la Festa più splendida, e più decorosa … l’anno venturo 1860.

La grande festa in onore del Santo per lo scampato pericolo dai piemontesi, però, non ebbe luogo nemmeno nel 1860. Il clima attorno alla Repubblica era ancora tutt’altro che rassicurante: sconfinamento di soldati alla ricerca di renitenti di leva, attivazione qua e là di controlli doganali, voci ricorrenti di annessione della piccola repubblica accusata, pubblicamente, di non mostrare affatto tenerezze per quanto sa di patrio e di liberale e additata a Cavour come il nido della reazione papalina. Ai primi di settembre del 1860 la Romagna straboccava di piemontesi in procinto di invadere le Marche. La Repubblica stava per divenire proprio in quei giorni, enclave del nuovo Stato italiano. Non era il caso di organizzare una festa che avrebbe potuto calamitare un’attenzione eccessiva anche dal circondario e assumere un significato nostalgico e quindi di contestazione del nuovo ordine. I festeggiamenti ancora una volta furono rimandati all’anno successivo. Al 1861.

 Nel settembre del 1861 la Repubblica si poteva ritenere finalmente ormai salva dal processo di unificazione politica della penisola italiana. Grazie a Napoleone III, grazie al nuovo Primo Ministro d’Italia Bettino Ricasoli, amico della Repubblica o comunque non ostile verso la Repubblica come Cavour, morto ai primi di giugno. La festa del 1861 fu così grande che si spese tutto quanto era stato accumulato negli anni precedenti. E ancora dell’altro. Si spesero anche soldi che non si avevano, tanto che dovette intervenire - intervenne volentieri! - il Consiglio con un ulteriore stanziamento per coprire il buco lasciato dagli organizzatori.

 

Altra festa memorabile fu quella del 1901, celebrata nel contesto politico e religioso del pre-Arengo. Il 1900 era stato anno giubilare per la cristianità. Pure da San Marino si ebbe una partecipazione notevole di fedeli alle celebrazioni romane e cominciarono a prendere piede pure a San Marino le prime forme organizzative dei cattolici in quanto tali. Sono questi che prendono la iniziativa di rivitalizzare la festa come festa anche civile, festa di tutti i sammarinesi, Festa della Fondazione della Repubblica.

Il 17 giugno 1901 il Consiglio accoglie l’istanza di parecchi cittadini, i quali domandano, che ricorrendo il XVI secolo dalla fondazione della nostra amata Repubblica, si voglia in quest’anno solennemente celebrare il centenario di San Marino. Il Consiglio mette a disposizione metà della somma prevista per la festa. Per l’altra metà autorizza una ricchissima tombola e delibera la coniazione di una medaglia commemorativa. La medaglia - stabilì il Consiglio - porti nel dritto l’Effigie di San Marino con attorno la leggenda « Salvam fac Marine Rempublicam tuam, MCMI» e nel rovescio la scritta: «a libertate constituta –Saeclo XVI – Ex Sen. Con.».

Fu stampato, per la festa, un giornale, Numero unico Arbe-Titano, tutto dedicato al Santo. La parte religiosa cominciò il 31 agosto con un solenne triduo in un tempio sfarzosamente addobbato dai Fratelli Bolognesi di Ferrara. A celebrare, invitato dall’arciprete, sentiti i Capitani Reggenti, oltre ai vescovi di Pennabilli e di Pesaro, fu chiamato il cardinale Svampa. Per la musica ci si servì della Cappella di Loreto. Tenne concerti la Banda Militare. Fu suonato un inno specifico per la ricorrenza. Infine al Teatro Titano fu allestita un’accademia vocale ed istrumentale con uno straordinario concorso di artisti, fra cui Ermete Novelli. La festa, pur di natura religiosa, finì per assumere anche i connotati di una festa nazionale simile alle feste nazionali di altri Stati stabilite sulla base di eventi storici particolarmente significativi della loro storia. L’evento storico più significativo della storia sammarinese è la fondazione della Repubblica ad opera del Santo. La festa nazionale per antonomasia della Repubblica di San Marino coincide con la festa del Santo Marino. In essa si riconoscono i sammarinesi tutti, laici e cattolici.

 

Nel 1926 altra festa grande. Si legge nel manifesto: la semplicità consueta, così cara ai nostri avi e a noi, dell’annuale sacra ricorrenza, cederà questa volta a una pompa singolarmente fastosa, per il coincidere del sedicesimo giubileo secolare della nostra libertà col centenario primo della fondazione della Pieve.

Il vescovo del Montefeltro mons. Raffaele Santi proclamò il 1926 Anno Giubilare della Fondazione della Repubblica. Per l’occasione il Consiglio invitò a celebrare il card. Michele Lega, prefetto della Sacra Congregazione dei Sacramenti, accolto non solo come autorità religiosa ma anche - soprattutto? - come rappresentante di quel papa che aveva, quello stesso anno, autorizzato la istituzione della Legazione della Repubblica presso il Vaticano, nonostante la malcelata contrarietà dell’Italia. Il cardinale esordì nel suo discorso davanti ai Capitani Reggenti inneggiando alla ricorrenza sedici volte centenaria della Costituzione di questa Serenissima Repubblica. Secondo quanto riferirà Onofrio Fattori, con l’occasione rimase convenuto come data di fondazione della Repubblica l’anno di Cristo 301.

L’intesa politico-religiosa rivela subito i suoi effetti. L’Italia, pochi mesi dopo, introduce negli atti ufficiali, accanto alla data ordinaria, la indicazione dell’anno a partire dall’inizio dell’Era Fascista: 1922, marcia su Roma. San Marino? San Marino comincia a mettere negli atti ufficiali, accanto alla data ordinaria, l’anno a partire dalla Fondazione della Repubblica, avvenuta per opera del suo Santo nel 301. La innovazione sul Titano, però, è introdotta in modo soft, cioè senza una deliberazione formale. Sarebbe stato troppo pericoloso promulgare una norma in contrapposizione diretta con quella italiana. Il fascismo romagnolo già mastica amaro per la benevolenza  con cui  Mussolini tratta la  Repubblica.

 La prima deliberazione formale sulla data della Fondazione della Repubblica arrivò nel 1936. Quell’anno tutta la penisola italiana esplose in un tripudio di bandiere tricolori per il ripristino dell’impero a Roma, l’Impero Fascista. Il Consiglio avvertì la necessità di fissare regole per l’esposizione in Repubblica delle bandiere di altri Stati (cioè dell’Italia). Nell’occasione fissò anche le regole per l’esposizione della bandiera sammarinese. Elencò le ricorrenze in cui tale esposizione doveva considerarsi obbligatoria. Qual è la ricorrenza più importante per lo Stato sammarinese? Il 3 Settembre: … festa del Santo Patrono e Fondatore, Natale della Repubblica 301 dell’Era Volgare.

 

 Nel 1941 la festa della Fondazione è chiaramente ed esplicitamente fissata in una legge. Avviene a seguito di una diatriba con l’Arcivescovo di Milano, il card. Ildefonso Schuster, il quale aveva gettato un’ombra circa l’autenticità delle reliquie del Santo Marino, conservate sul Titano. Il Consiglio si rese prontamente interprete dei sentimenti dei sammarinesi e non esitò a cavalcarne la indignazione e sancì l’obbligo di inserire l’anno dalla Fondazione in tutti gli atti ufficiali, come affermazione sicura - è scritto nei verbali - della nostra fede e della nostra storia e della nostra tradizione contro i recenti vani conati di contestarci il possesso delle Sacre Reliquie e legittima reazione al tentativo di diminuire il nostro più sacro patrimonio spirituale.

 Si legge inoltre nei verbali: la data della fondazione è definitivamente fissata al 3 settembre 301, secondo la tradizione e l’uso. Con questa spiegazione: l’anno 301 dell’Era volgare è con molta approssimazione quello in cui storicamente Marino comparve sul Monte Titano per fondarvi la prima libera comunità divenuta poi Repubblica. Il 3 settembre è il giorno della morte del Santo e nei secoli accettato e stabilito ad esaltazione di Lui. In combinazione all’anno 301, costituisce quindi la data più precisa e significativa a rappresentare il Natale della Repubblica.

 La data della Fondazione, 3 settembre 301, fissata nel 1941 non è stata, in seguito, rimessa in discussione. Anzi si è, per così dire, rafforzata, avendo preso piede la credenza che il 3 settembre 301 sia anche la data della morte del Santo, come del resto, talvolta, era affiorato anche in precedenza.

 

Fonte:
libertas