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São Paulo, 10 Dezembro 2018 - 11:18 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 10 Dicembre 2018 - 14:18
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PENSIONI DI VECCHIAIA E ANTICIPATE: I CAMBIAMENTI PREVISTI DAL 2013
 
 
 
 

La riforma delle pensioni farà risparmiare allo stato 22 miliardi in 7 anni secondo la Ragioneria generale: soldi che servono come il pane per la sostenibilità dell’intero sistema, dicono i tecnici di via XX settembre e del ministero del Welfare. Un risparmio reso possibile grazie all’allungamento dell’età per andare in pensione e al passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. A partire dall’anno prossimo i requisiti per lasciare il lavoro saranno i seguenti:

Pensione di vecchiaia - Ci si andrà con almeno 66 e 3 mesi per gli uomini; almeno 62 anni e tre mesi per le dipendenti donne; se lavoratrici autonome occorreranno invece 63 anni e 9 mesi.
Pensione anticipata - In pratica va a sostituire quella di anzianità: dal 2013 sarà possibile andarci solo se si sono raggiunti almeno 42 anni e 5 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 5 mesi per le donne.

Per ottenere la pensione da lavoratore dipendente a fine 2012 servono 66 anni per gli uomini e 61 per le donne. L’età pensionabile per quest’ultime crescerà fino al 2018 quando sarà parificata a quella degli uomini. Dal 2013 per le dipendenti la pensione di vecchiaia sarà raggiunta a 62 anni e tre mesi, per le autonome a 63 anni e 9 mesi. Dal 2014 ci vogliono 63 anni e 9 mesi per le lavoratrici dipendenti e 64 anni e 9 mesi per le autonome.

Le dipendenti che hanno fatto 60 anni entro il 2012 possono andare in pensione a 64 anni e 7 mesi. Anche per i lavoratori dipendenti c’è un’eccezione: possono pensionarsi a 64 anni se entro il 2012 hanno maturato 60 anni d’età e 35 di contributi. Fino a giugno 2013 andranno invece in pensione secondo le regole finora vigenti solo i lavoratori autonomi che hanno dovuto aspettare un anno e mezzo per la finestra mobile.

Intanto ieri, ai microfoni di Skytg24, l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, (IV governo Berlusconi) è salito in cattedra e ha parlato della loro riforma delle pensioni. E più in generale di quanto fatto dall’esecutivo guidato dal premier Mario Monti che subentrato all’ultimo governo Berlusconi (ma qualcuno sembra dimenticarlo) ha trovato i conti pubblici nella disastrosa situazione che ha portato alla conseguente cura da cavallo degli ultimi 12 mesi. Tremonti a Maria Latella ha detto:

    La nostra riforma delle pensioni stabilizzava i conti ed era apprezzata all’estero, questa non stabilizza i conti perché c’è stato anche l’errore degli esodati. Si tiene dentro il mercato del lavoro chi non ce la fa più e si lasciano fuori i giovani. Quindi, riassumendo: sulle tasse non è stato fatto un capolavoro, le pensioni non ne parliamo… lavoro non mi sembra si sia fatto bene. Parliamo delle liberalizzazioni, ne sono state fatte? Il  governo si è limitato alla farsa delle licenze dei taxi….

 

Fonte:
Soldi.blog.it