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BRASILE, IL REGISTA NAPOLETANO PISCITELLI ACCOLTELLATO E UCCISO PER L`OROLOGIO
 
 
 
 
di Maria Chiara Aulisio

NAPOLI - Si fa sempre più strada l’ipotesi della rapina. Tito Piscitelli, 42 anni, napoletano, in Brasile dal 2008 per sostenere un’organizzazione umanitaria, sarebbe stato ucciso per un orologio e poche decine di euro che aveva nel portafogli. Gli investigatori di Salvador de Bahia, al lavoro da giorni per cercare di stabilire il movente dell’omicidio, non avrebbero più troppi dubbi, anche se - si legge in un articolo pubblicato ieri mattina su un sito di cronaca del luogo - le indagini sarebbero destinate ad andare avanti ugualmente.

Intanto, sempre secondo quanto riferito dalle autorità locali ai funzionari dell’ambasciata italiana, il corpo del giovane volontario potrebbe tornare in patria già il prossimo fine settimana. Anche se - aggiungono - tutto dipenderà dal giorno in cui realmente sarà effettuata l’autopsia. Sgomento in città alla notizia della morte di Tito. E il dolore corre anche su Facebook. Decine e decine i messaggi di addio lasciati sulla bacheca del giovane. Gli amici napoletani lo ricordano «taggando» foto, frasi e vecchi ricordi.

Una rapina, dunque. Soldi e oggetti personali. Una coltellata mortale alla gola per portare via le poche cose che Tito Piscitelli, un passato da regista, nella notte tra sabato e domenica della scorsa settimana, di ritorno da una serata al museo, aveva con sè. Una ferocia inaudita scatenata, forse, da una reazione dell’uomo alla rapina o dall’insoddisfazione dei malviventi per un bottino troppo magro o chissà che altro. La verità probabilmente non si saprà mai anche perché, in un paese che conta un morto ammazzato ogni 9 minuti e 48 secondi, raramente la polizia arriva all’identificazione e all’arresto dei colpevoli.

Oltre cinquantamila omicidi all’anno, cifre da brivido, numeri impressionanti che ancora una volta fanno svettare il Brasile in cima alla classifica dei paesi più pericolosi del mondo. Lo scorso febbraio un’ondata di violenza colpì proprio lo stato di Bahia, in particolare le città di Salvador e Fortaleza, che, dopo l`inizio di uno sciopero della polizia, in due giorni registrarono ventinove persone ammazzate in strada in circostanze mai chiarite, nonostante l’invio da parte del governo di 2500 militari per affrontare la situazione.

Faceva il volontario in un’organizzazione umanitaria che si occupa di assistere i bambini nelle favelas, Tito Piscitelli, lavorava per offrire aiuto e assistenza ai piccoli rimasti senza famiglia nelle baraccopoli alla periferia della città. Lo hanno ucciso senza pietà per portargli via qualche soldo, l’orologio e la carta di credito. Proprio quella carta, utilizzata l’ultima volta il 29 novembre, ha dato la possibilità agli investigatori di confermare, con grande probabilità, la drammatica ipotesi della rapina avvenuta, nella notte tra il 24 e 25 novembre, a pochi metri dalla sua abitazione.

La soluzione del caso, dunque, in quei movimenti bancari scoperti dal papà di Tito grazie alle informazioni fornitegli da un funzionario di banca che però non ha potuto rivelargli né la cifra né il luogo dove quei soldi erano stati spesi o ritirati. A questo ci penseranno gli investigatori.

 

Fonte:
Il Mattino.it