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São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 00:30 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 03:30
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PENSIONI, VIA LIBERA A CHI HA 15 ANNI ENTRO IL `92
 
 
 
 

Cessato allarme. Chi ha accumulato almeno quindici anni di contributi entro il 31 dicembre 1992 potrà ancora andare in pensione una volta raggiunta l`età di vecchiaia, anche se ora la «soglia» da considerare sarà quella prevista dalla riforma Fornero per il 2013, quindi: 66,3 anni per i lavoratori dipendenti, 62,3 per le donne.

Lo si apprende dalla circolare Inps diffusa venerdì che ha finalmente chiarito le modalità per accedere «in deroga» alla pensione con 15 anni di contributi, piuttosto che 20 come previsto per chi ha versato i contributi dal 1993 in poi.  Dopo approfondimenti con i vari Ministeri interessati a questa vicenda - si legge nella nota dell`istituto di previdenza - si è arrivati alla considerazione che le disposizioni del decreto del 1992 «operano anche a seguito dell`entrata in vigore della legge 214 del 2011», il famoso decreto Salva Italia che contiene la riforma delle pensioni (disegnata dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero) e che fino a qualche giorno fa aveva scatenato le ire di molti bresciani.

L`Inps precisa che nei confronti di questa particolare categoria di lavoratori con almeno 15 anni di contributi versati entro il 1992 trovano applicazione i nuovi requisiti anagrafici previsti per il diritto alla pensione di vecchiaia nel sistema retributivo (o misto) previsti dai nuovi parametri previdenziali (dal 2013: 62 anni per le donne dipendenti, 66 per gli uomini, sempre dipendenti, ndr). Non solo: a decorrere dal 1° gennaio 2013 - come puntualizza l`Inps - anche nei confronti dei soggetti che rientrano nella «deroga» del 1992 (D. Lgs. n. 503/92), i requisiti anagrafici per il diritto alla pensione di vecchiaia nel sistema misto devono essere adeguati agli incrementi della speranza di vita: ossia quei fatidici tre mesi in più a partire dal 1° gennaio 2013.

Dopo avere ricevuto una serie di attacchi da parte di tutti i principali patronati, già a metà settimana il ministro Elsa Fornero aveva dato il suo via libera ai «quindicisti», annunciando una circolare dell`Inps che - come abbiamo detto all`inizio - è arrivata pochi giorni dopo.
Senza questa deroga era forte il rischio che si creasse un nuovo «caso esodati»: secondo le prime stime effettuate, infatti, pare che la platea degli italiani coinvolti in questa bagarre fosse di circa 65mila donne e diverse migliaia di lavoratori precari. Non nascondiamo peraltro che anche la segreteria del nostro giornale è stata invasa da lettere di lamentela da parte di bresciani che vedevano improvvisamente sfumare il sogno della pensione, magari pure dopo avere versato volontariamente una parte dei contributi necessari per raggiungere la soglia dei quindici anni.

Ora, dal punto di vista pratico, alla luce della circolare diffusa dall`Inps, le domande di pensione di vecchiaia già presentate che risultano ancora pendenti devono essere definite secondo questi criteri.  Devono inoltre essere definite in conformità a queste istruzioni le controversie giudiziarie pendenti, per le quali dovrà essere richiesta la pronuncia di cessazione della materia del contendere. E sempre in seguito alla circolare Inps devono essere riesaminate tutte le domande già respinte dalle sedi dell`Istituto, anche nell`ipotesi in cui vi sia stata pronuncia sfavorevole in sede di contenzioso amministrativo, salvo sia intervenuta sul punto sentenza passata in giudicato.

Erminio Bissolotti

Fonte:
Giornale di Brescia