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São Paulo, 17 Dezembro 2018 - 07:54 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 17 Dicembre 2018 - 10:54
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PENSIONI ANCORA DEINDICIZZATE PER TUTTO IL 2013: ECCO PERCHÉ RIMARRANNO BLOCCATE
 
 
 
 

A fine mese i pensionati con un assegno inferiore ai 1.441,59 euro, riceveranno quanto dovuto in termini di perequazione della prestazione all`inflazione stimata con tanto di arretrati relativi al mese di gennaio. Uno scatto che non arriverà ai titolari di un assegno superiore a quella soglia (pari a tre volte il minimo) che resteranno invece deindicizzate fino al 2014. La misura, varata con il decreto «Salva-Italia» del 2011 e tra le più contestate dai sindacati dei pensionati, è stata solo indirettamente ricordata in queste settimane di campagna elettorale. Accanto alle promesse di «soluzione definitiva» del problema esodati, diversi esponenti politici hanno garantito una difesa del potere di acquisto dei pensionati ma nessuno ha esplicitamente parlato di una reintroduzione dell`indicizzazione piena prima del 2014. Anche perché quel congelamento degli assegni percepiti da meno del 14% del totale dei pensionati garantisce quest`anno un risparmio di 3,1 miliardi al netto del fisco (1,8 miliardi nel 2012).

Gli esodati, le pensioni basse e i vincoli di bilancio
Lo scorso fine settimana lo Spi-Cgil ha sottolineato come negli ultimi 15 anni si è registrato un crollo vertiginoso del potere d`acquisto delle pensioni, diminuito del 33% nei confronti dell`economia reale. Secondo il sindacato in questo stesso arco temporale il valore di una pensione media è sceso del 5,1%, anche tenendo conto dei rincari tariffari, e l`erosione è destinata a crescere proprio per effetto della deindicizzazione prevista per il biennio 2012-2013. Il problema esiste ma, come sempre quando si parla di previdenza nel ventennio di riforme che si sono succedute dal 1992 a oggi, deve fare i conti con i vincoli di finanza pubblica. Quest`anno, per esempio, gli oneri già programmati per la salvaguardia di una prima quota di lavoratori esodati arrivano a 309 milioni di euro, circa il 10% del risparmi previsti con la sola deindicizzazione. In aprile, quando il nuovo Governo presentarà il Documento di economia e finanza (Def) e il Programma nazionale di riforma conosceremo le nuove stime sul reddito nazionale, che Bankitalia prevede in calo di un punto quest`anno. Se l`Esecutivo confermerà quella stima l`ipotesi di una manovra correttiva di almeno 7 miliardi diventerà molto concreta, facendo sfumare non solo un ritorno alla indicizzazione piena prima del previsto ma anche una salvaguardia generalizzata per nuove platee di esodati.

Gli stabilizzatori della spesa previdenziale
Va detto che il ricorso alla deindicizzazione delle pensioni come misura temporanea che spesso accompagna interventi strutturali non è una specialità italiana. Basta rileggere l`ultimo documento Ocse sulla previdenza (Pension at a glance 2012) per scoprire che queste misure di stabilizzazione della spesa sono stati adotatti in tutti i principali Paesi, compresi quelli in cui qesta voce di spesa è ben al di sotto della nostra (circa il 15% del Pil, stabilizzato fino al 2050). E in qualche caso gli stabilizzatori sono scattati anche con il blocco temporaneo delle rivalutazioni dei montanti contributivi, laddove questi sono valorizzati sulla base dell`andamento dell`inflazione o dei salari (mentre da noi la rivalutazione è legata alla variazione media del Pil nominale).

I nodi ancora da risolvere
I materia pensionistica il nuovo Governo avrà invece da decidere su altri fronti, come per esempio l`estensione della riforma Fornero ai comparti Difesa, Sicurezza, Vigili del Fuoco. Il regolamento di armonizzazione è pronto e va solo pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Consentirebbe di applicare con gradualità, e la garanzia del matenimento della pensione di anzianità abolità in tutti gli altri settori pubblici e privati, le nuove regole a circa 500mila addetti, pari al 15% del pubblico impiego. I risparmi previsti a regime, vale a dire nel 2018, superano i 300 milioni l`anno. Un piccola margine, se si vuole, rispetto ai 3 miliardi strutturali di risparmio garantiti dal blocco delle indicizzazioni. Sarebbe però un segnale di equilibrio sistemico, capace di confermare la volontà politica di non rinunciare a un modello contributivo che solo pochi altri paesi come l`Italia possono vantare (Svezia, Polonia, Estonia) che molti altri vorrebbero adottare e che, stando alle analisi internazionali più rigorose (da ultimo quella della Banca mondiale sui Nonfinancial Defined Contribution) meglio di altri può garantire la sostenibilità finanziaria delle pensioni future.

 

Fonte:
Il Sole 24 Ore
Davide Colombo