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São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 00:32 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 03:32
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CONTRO LA POVERTÀ IL BRASILE RIVITALIZZA IL SETTORE AGRICOLO
 
 
 
 

Negli ultimi dieci anni il Brasile ha intrapreso una lotta serrata contro la povertà nelle aree rurali del paese, dove vivono circa 36 milioni di persone dedite ad un’agricoltura di sussistenza. Queste zone sono state trascurate dalle politiche economiche degli anni ’90, ma i governi di Ignacio Lula da Silva e dell’attuale presidentessa Dilma Roussef sono tornati ad interessarsene.

La crescita economica del Brasile ha riguardato soprattutto il comparto agricolo, ma senza benefici per le famiglie che vivono di agricoltura di sussistenza nelle aree rurali. Le tecniche di produzione sono cambiate radicalmente e la monocultura della soia – usata per l’alimentazione del bestiame e i biocarburanti – ha sottratto terreno alle aree rurali.

Il Brasile ha un’enorme disponibilità di terreno coltivabile ed è il secondo esportatore di soia dopo gli Stati Uniti. Il paese ha aumentato del 50% l’export di prodotti agricoli e negli ultimi dieci anni l’occupazione è aumentata. Oggi il settore agricolo coinvolge il 20% della forza lavoro, muovendo circa un terzo del Pil. Secondo i dati del ministero dell’Agricoltura brasiliano, però, è soltanto l’8,2% dei proprietari a produrre l’84,9% dei prodotti agricoli. La maggior parte della terre è in mano a grandi multinazionali che destinano al mercato estero i loro prodotti, che sono quindi soggetti all’oscillazione della domanda sui mercati internazionali.

Gran parte delle aree rurali sono rimaste legate a tecniche agricole inadeguate e a livelli di produttività non competitivi. Circa 3,7 milioni di proprietà agricole a conduzione familiare generano appena il 4% della produzione agricola, segno evidente dello strapotere delle multinazionali.

Povertà Brasile

Nelle aree rurali vive circa il 19% della popolazione brasiliana. Tra queste persone il tasso di povertà è di gran lunga più alto della media nazionale (64% contro 35%) e l’insicurezza alimentare è diffusa anche a causa delle fluttuazioni dei prezzi dei beni alimentari. La produzione orientata all’esportazione ha condizionato i prezzi locali mettendo in difficoltà molti agricoltori non più in grado di vendere i propri prodotti nel mercato interno.

Il governo brasiliano ha lanciato, a partire dal 2003, diversi programmi di assistenza diretta alla popolazione delle zone rurali. Programmi sociali come la Bolsa Familia o il Programa de aquisição de alimentos (Paa) si occupano dello sviluppo economico e sociale delle aree rurali. Entrambi i programmi – il primo di sostegno diretto al reddito delle famiglie più povere, il secondo di acquisto di prodotti agricoli dai contadini – hanno avuto un impatto positivo sulle zone più povere del Brasile. Secondo dati diffusi dal governo Roussef, il programma Brasil Sem Miseria ha permesso di far uscire dalla povertà oltre 16 milioni di persone.

Il budget complessivo del programma Bolsa Familia è stato poi ampliato a 8,6 miliardi di dollari, dai 7,5 del 2012. I programmi sono stati implementati dal governo a livello statale e municipale in modo da coinvolgere gli organi dello Stato, società civile e comunità locali ed è anche stato creato un organo federale, la Companhia Nacional de Abastecimiento, che ha coinvolto diversi attori produttivi e creato un circuito economico virtuoso a livello locale.

Il risultato del Paa è stato un aumento del reddito pro capite che ha permesso il raggiungimento della sufficienza alimentare per molte famiglie colpite da povertà assoluta. Una settimana fa l’Economist ha scritto che grazie a questi programmi di sostegno la percentuale di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà in Brasile è calata in maniera significativa. La vera sfida per il Brasile del futuro sarà quella di puntare ad un modello agricolo sostenibile ma capace allo stesso tempo di generare reddito.

 

Fonte:
Meridiani Relazioni Internazionali