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São Paulo, 17 Dezembro 2018 - 07:55 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 17 Dicembre 2018 - 10:55
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BRASILE, IL DECLINO DEI SINDACATI
 
 
 
 

San Paolo - In Brasile gli scioperi generali e nazionali dei sindacati sono un evento eccezionale. Ne sono stati organizzati solo quattro da quando, nel 1822, l`ex colonia portoghese ha ottenuto l`indipendenza dalla madrepatria. Nonostante ciò, l`appuntamento dello scorso 11 luglio - denominato `Dia nacional de lutas` e promosso sull`onda delle proteste che hanno paralizzato il Paese in giugno - ha rappresentato un insuccesso.

La stampa locale ha spesso utilizzato il termine `fiasco`, ponendo impietosamente a confronto la partecipazione di massa a quei cortei promossi col web, con le poche migliaia di militanti fatte convergere dalle organizzazioni dei lavoratori. Se il progressivo declino dei sindacati - le cui lotte hanno perso vigore sin dal primo mandato dell`ex Presidente Luiz Inácio Lula da Silva - dipende da una molteplicità di fattori, molti osservatori sono convinti che l`opportunismo palesato nel voler sfruttare l`onda lunga dei cortei di giugno - ma anche l`eccessivo disagio cagionato alla cittadinanza - possa aver l`effetto di renderli ancor più distanti dalla società civile.

Tuttavia l`aspetto che più preoccupa il mondo sindacale verde-oro è la scarsa forza di attrazione che la storica agenda di rivendicazioni riesce ormai a esercitare sui lavoratori e i cittadini in generale: anche dai settori progressisti si lancia l`allarme sull`anacronismo degli slogan sindacali, giudicati antiquati e irrealizzabili. Andiamo con ordine.

Dopo ventidue anni, i maggiori sindacati brasiliani hanno deciso che fosse giunta l`ora di far sentire di nuovo la propria voce attraverso uno sciopero generale di dimensione nazionale, che contemplasse cortei nelle varie città del Paese, l`interruzione d`importanti vie di comunicazione, e la paralisi di gran parte dei servizi pubblici, a cominciare da quelli sanitari.

Facciamo un passo indietro. Per ritrovare una manifestazione di questo tipo nelle cronache nazionali, bisogna scorrere al 1991, quando le proteste avevano come bersaglio il Governo di Fernando Collor de Mello, il capo dello Stato destituito l`anno successivo con procedimento d`impeachment. Prima di quell`evento, gli annali menzionano lo sciopero del 1989 contro il `Plano verão` del Presidente José Sarney, che quasi azzerava i tassi d`interesse dei depositi bancari, mentre l`indice d`inflazione superava quota 1.764 per cento; proprio così, non ci sono errori di battitura: quell`anno i prezzi di beni e servizi crebbero in media di oltre diciassette volte rispetto ai dodici mesi prima.

Andando ancora indietro nel tempo, si ritrova un solo sciopero generale nazionale, il primo nella storia del Paese: correva l`anno 1917, e imperversava la Prima guerra mondiale. L`agitazione di giovedì scorso è stata organizzata dalle maggiori confederazioni nazionali, idealmente guidate dalla CUT (Central única dos Trabalhadores), che vanta il maggior numero d`iscritti, ed è da sempre vicina al PT (Partido dos Trabalhadores) della Presidente Dilma Rousseff.

Anche Força sindical, il secondo sindacato del Paese, ha avuto un ruolo propulsivo molto importante. E non soltanto per il carisma del leader Paulo Pereira detto Paulinho da Força - che è deputato federale tra le fila del PDT (Partido democrático trabalhista) - ma anche per la sua pretesa di fare opposizione (secondo molti solo a parole) al Governo federale.

Ha naturalmente partecipato alle proteste anche l`UGT (União geral dos Trabalhadores), organizzazione che vanta una discreta vicinanza col Governo, e si colloca al terzo posto come numero di tesserati. Un`adesione - va subito detto - che ha scatenato qualche polemica: alcune inchieste giornalistiche hanno riportato che certi manifestanti del corteo UGT, anche non iscritti a quel sindacato, hanno ricevuto una sorte di `gettone di presenza`, compreso tra cinquanta e settanta real.

Il Presidente della centrale, Ricardo Patah, ha subito chiarito che alcuni sindacati indipendenti e affiliati all`UGT possono aver deliberato un modesto rimborso delle spese sostenute. Insomma una vicenda strumentalizzata dalle forze antisindacali, che comunque ha danneggiato la loro immagine presso l`opinione pubblica. Non hanno fatto poi mancare la loro adesione neppure l`MST (Movimento dos Trabalhadores rurais sem terra), e la combattiva e antigovernativa CSP-Conlutas (Central sindical e popular - Coordenação nacional de lutas).

Nelle varie dimostrazioni, organizzate nel Brasile intero, sono scese in strada e sulle piazze non più di centomila persone, a fronte dei due milioni dei cortei apartitici e post politici, sfilati un mese prima. Come anticipato, sono stati gravi i disagi per la gente: i partecipanti hanno sovente paralizzato la prestazione di servizi pubblici essenziali, e non si sono limitati a manifestare nelle aree assegnate, ma hanno interrotto oltre sessanta strade federali, scontrandosi spesso con la Polizia.

Varie le rivendicazioni, ma su tutte spiccava la richiesta della riduzione delle ore lavorative settimanali, dalle attuali quarantaquattro alle auspicate quaranta. Tra gli altri obiettivi, la destinazione del dieci per cento del prodotto interno lordo alla sanità, e di un`eguale somma all`istruzione, investimenti per i trasporti pubblici, l`aumento delle pensioni, lo stop alle concessioni per lo sfruttamento petrolifero, e il completamento della riforma agraria.

A giudizio della maggioranza degli economisti, ridurre la durata del lavoro in una fase di bassi livelli di disoccupazione - e in uno scenario di scarsità di manodopera qualificata disponibile - significherebbe far aumentare salari e costo del lavoro a un livello insostenibile per le imprese. Tuttavia, come accennato, il maggior problema dei vertici sindacali non è tanto di politica economica, quanto di politica tout court.

Gli obiettivi delle maggiori confederazioni appaiono estemporanei al brasiliano medio, e si nota una crescente difficoltà a rimanere in sintonia con le nuove generazioni, tanto diffidenti verso le iniziative che vengono dall`alto, quanto desiderose di essere protagoniste. Può apparire paradossale, ma queste organizzazioni hanno iniziato a perdere importanza durante il Governo Lula, quando furono coinvolte in modo sempre più organico nella gestione dello Stato, e seppero ricavare indubitabili vantaggi economici dalla vicinanza col potere.

Questo apparire come cooptate dall`Esecutivo finì per isolarle. E creò intorno a loro una spessa coltre di diffidenza, che la lady di ferro Rousseff - poco interessata anche per indole a sfiancanti attività negoziali - non si è mai preoccupata di sgombrare. I sindacati, una volta indeboliti, hanno perduto parte della forza di mobilitazione, mentre a spingerli verso il ruolo di comparse, concorreva anche il celebrato boom degli anni scorsi, caratterizzato da inflazione sotto controllo e potere d`acquisto in crescita.

E la stessa strategia governativa di dar priorità alla piena occupazione, ha finito per privarli di un tradizionale argomento di convincimento, che era sopra tutto un motivo di lotta.

 

Fonte:
L`Indro