Home Quem somos Legislação Estatuto Mensagem do Presidente Contato

São Paulo, 19 Dezembro 2018 - 05:54 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 19 Dicembre 2018 - 08:54
Aposentadoria/Pensioni
- INPS
- INSS
- Acordo Internacional
Cidadania Italiana
- Orientação
- Traduções
- Trentini/Sammarinesi
Destaques
Notícias
Links Úteis
Informações
- Brasil
- Itália
PENSIONI: DOPO LA RIFORMA FORNERO USCITA DAL LAVORO VICINA A 61 ANNI E MEZZO
 
 
 
 
C`è un crollo nel numero di pensioni liquidate nel primo semestre dell`anno, in particolare per quanto riguarda i lavoratori dipendenti (- 38%), sia del settore privato sia del pubblico impiego. Negli ultimi dati dell`Inps compare insomma per la prima volta l`evidenza degli effetti della riforma Fornero. Emerge cioè quanto sia più difficile raggiungere la pensione, vuoi perché sono aumentati i requisiti d`età per la vecchiaia vuoi perché c`è stata una stretta fortissima sulle anzianità. Il che si tradurrà presto in un ulteriore aumento dell`età media effettiva di pensionamento, che comunque già viaggia intorno ai 61 anni e mezzo per i dipendenti privati (quasi 61 per i pubblici), un anno in più rispetto al 2011. Meno pensioni e assegni commisurati ai contributi e alla speranza di vita (il coefficiente di trasformazione si ridurrà) significa meno spesa. Lo stesso istituto presieduto da Antonio Mastrapasqua prevede che nel decennio 2012-2021 i risparmi ammonteranno a oltre 80 miliardi di euro rispetto alla normativa previgente e questo tenendo conto anche dell`intervento a favore dei cosiddetti esodati, persone senza lavoro e senza pensione, che si calcola costerà a regime una decina di miliardi.

MENO PENSIONI - Nei sette anni che vanno dal 2005 al 2011 l`Inps ha liquidato ogni anno nel settore privato da un minimo di 245 mila pensioni (proprio nel 2011 quando si ebbero i primi effetti delle «finestre mobili» che allungavano le età pensionabili di 12-18 mesi) a un massimo di 399mila nel 2006. Nel 2012, primo anno della riforma Fornero, si è scesi a 228 mila, principalmente per effetto della stretta sulle pensioni di anzianità (servivano 42 anni e un mese di contributi e non c`era più il sistema delle quote). Ma un ulteriore taglio si osserva nei primi sei mesi di quest`anno: sono state liquidate 96 mila pensioni contro le 99mila dello stesso periodo del 2012. La riduzione diventa molto maggiore - e fa capire realmente le conseguenze della riforma - se dal computo si escludono i lavoratori autonomi, che sono andati in pensione in un numero maggiore per via del fatto che la loro «finestra mobile» ritardava l`uscita di 18 mesi e si è quindi esaurita quest`anno determinando un effetto cumulo che si è scaricato nei primi sei mesi del 2013. Tolti gli autonomi, da gennaio a giugno sono state liquidate 48.200 pensioni a lavoratori dipendenti del settore privato contro le 75.231 dello stesso periodo del 2012, con una diminuzione del 36%. Un andamento analogo si riscontra nel settore pubblico, dove ogni anno venivano di solito liquidate circa 90-100 mila pensioni. Nel 2012 sono state 87 mila. E nei primi sei mesi del 2013 appena 15.383 contro le 27.287 del primo semestre 2012, con un crollo del 43,6%. Nel pubblico ha pesato anche il fatto che l`innalzamento dell`età di vecchiaia delle donne a 66 anni è scattato già nel 2012 mentre nel privato le lavoratrici raggiungeranno gradualmente gli uomini nel 2018. Mettendo insieme le pensioni liquidate ai dipendenti sia privati sia pubblici, c`è stato un calo del 38% tra i primi sei mesi del 2012 e lo stesso periodo del 2013. In pratica 38.935 persone in meno che sono andate in pensione: 27.031 dipendenti privati e 11.904 dipendenti pubblici.

RITIRO PIÙ TARDI - Le numerose riforme della previdenza, compresa quella Fornero del 2011, hanno prodotto un progressivo aumento dell`età media effettiva di pensionamento. Nei primi sei mesi del 2013 i dipendenti privati sono usciti per vecchiaia mediamente a 66 anni e tre mesi (67 anni i lavoratori autonomi), le donne a 62 anni e un mese (62,3 le autonome) per una media di 63 anni e 7 mesi. Chi ha invece più di 42 anni di contributi può lasciare anticipatamente il lavoro e andare in pensione di anzianità. A un età media che è stata di 60 anni per gli uomini e di 59 per le donne. Il risultato finale, considerando tutte le pensioni liquidate nel settore privato nel primo semestre 2013, è che l`età media effettiva di uscita dal lavoro è di 61,4 anni, uno in più rispetto al 2011, l`ultimo anno prima della riforma Fornero. Nel settore pubblico la media è appena più bassa, 60 anni e 8 mesi, ma qui quella delle donne è più alta: 61 anni e 7 mesi contro 60 anni e 4 mesi degli uomini. Con circa 61 anni e mezzo di età media effettiva di pensionamento l`Italia ha praticamente raggiunto la Germania (61,7), staccato la Francia (59,3), ma si trova ancora indietro rispetto a Spagna (62,3), Regno Unito (63,1) e Svezia (63,8). La nostra età, però, continuerà a salire ogni due anni, agganciata alla speranza di vita.

MA C`È CHI ESCE PRIMA DEI 55 ANNI - Le medie, come al solito, nascondono situazioni molto diverse. Prendiamo il settore pubblico. Qui l`età media di chi è andato in pensione nei primi sei mesi del 2013 varia molto, secondo le diverse categorie. Si va da un minimo di 54,8 anni per i corpi di polizia a un massimo di quasi 71 anni per i magistrati, passando per i 57 anni dei militari. È appena il caso di ricordare che la riforma Fornero prevedeva l`armonizzazione anche per queste categorie. L`ex ministro ha lasciato in eredità al nuovo Parlamento uno specifico provvedimento che, timidamente, propone di aumentare fino a 62 anni l`età per la pensione di vecchiaia di militari e poliziotti e dà una stretta al conteggio più favorevole degli anni di servizio. Ma la miniriforma è stata affondata in modo bipartisan nelle commissioni competenti.

 

Fonte:
Corriere della Sera