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São Paulo, 11 Dezembro 2018 - 09:31 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 11 Dicembre 2018 - 12:31
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PENSIONATI IN FUGA DALL’ITALIA, ALL’ESTERO SI VIVE MEGLIO
 
 
 
 

L’Italia non è più il Bel Paese degli anni passati, quelli del post boom economico. Sarà per colpa della crisi, del debito pubblico, della globalizzazione, ma anche di una classe politica inetta e irresponsabile che gli italiani avvertono sempre più difficoltà, non solo economiche, a vivere in Italia. Così se ne vanno, un po’ a malincuore, fuori dai tanto amati confini. A fare le valigie verso l’estero non sono solo le aziende costrette a chiudere ogni giorno, ma anche intere famiglie che in Italia non vedono più futuro per figli e nipoti. Le pensioni sono sempre più basse e, per un giovane che inizia a lavorare adesso in Italia le prospettive di potersi garantire in futuro il meritato risposo senza troppi problemi diventano un miraggio. Ma non va certo bene nemmeno per chi in pensione ci è andato recentemente. Se fino a poco tempo fa la scelta di lasciare tutto per godersi la terza età lontano dall’Italia, magari in una meta esotica, era nella mente di qualche eccentrico o di pensionati dalle tasche piene, negli ultimi anni sono sempre di più quelli che abbandonano l’Italia. Non è solo una questione di sopravvivenza in tempi in cui l’indice di povertà è incredibilmente in aumento in Italia, ma anche di ricerca di tranquillità e serenità in un momento in cui tutto sembra precipitare senza timidi segni di ripresa.

Dal Marocco a Panama, sono tanti i paesi stranieri dove il costo della vita è più basso

 Così, sono sempre più gli italiani che scelgono di salutare la patria per rigenerare il fisico, lo spirito e il conto in banca. La tendenza a sbaraccare tutto andando a vivere in quei paesi dove il costo della vita è più basso, il regime fiscale agevolato e il clima più mite, è sempre più diffusa. Le statistiche parlano chiaro. I numeri dell’Inps riferiti al 2012, dicono che sono circa 400mila gli italiani che hanno deciso di trasferirsi all’estero. Un dato davvero notevole, anche se comprende emigrati di lungo corso e residenti in altri paesi con doppia cittadinanza. Meta prediletta sono i Caraibi, Thailandia, Indonesia, Santo Domingo, Costa Rica, Brasile, Capo Verde e Kenya. Ma anche il Mediterraneo, senza andare tanto lontano, si presta a offrire una valida alternativa per una vita agiata con una pensione di 1.000 euro al mese. Nelle Canarie, ad esempio, l’Iva è al 4% e per acquistare un appartamento vista mare a pochi passi dalle spiagge bastano 60mila euro. In Tunisia sono sufficienti  20 euro al giorno per due pasti completi, mentre in Marocco per un appartamento in affitto si spende mediamente 100-150 euro al mese, spese comprese. Più lontano, in Guatemala, ad esempio, per un pasto fuori casa si spende meno di 5 euro e la bolletta del gas non supera i 3 euro mensili. Panama, invece, è ritenuto uno dei paesi più sicuri al mondo con un basso livello di criminalità, offre addirittura la cittadinanza nel giro di poche settimane  se si apre un conto e si depositano almeno 150mila dollari in una banca locale. Tutti paradisi terrestri, distanti dal caos, dallo stress e dal tormentone quotidiano del fisco invadente e oppressivo dell’Italia.

 Con 1.000 euro al mese di pensione, in certi paesi si può vivere da nababbi e pagare meno tasse
 
Non tutti però, hanno la possibilità di fare il salto di qualità così sui due piedi, vuoi per esigenze familiari, vuoi per motivi legati alla scarsa conoscenza delle destinazioni esotiche, viste ancora come dei  tabù. Del resto, decidere di abbandonare il proprio paese e rifarsi una vita non è mai facile. Così, spesso si inizia con una lunga villeggiatura, poi il richiamo dell’Italia si allontana e si cambia vita definitivamente.  A fare questa scelta sono soprattutto i pensionati che, pur non navigando nell’oro, hanno un discreto assegno previdenziale o una rendita messa da parte nel corso della loro attività lavorativa. Ma chi sono esattamente i pensionati italiani che vivono all’estero? Stando ai dati Inps, si tratta per la maggior parte di connazionali over 65 che godono di un assegno mensile che va dai 650 ai 1.500 euro mensili, di cui più della metà non raggiungono i 1.000 euro mensili, mentre solo il 32% li supera. A seconda del reddito, si possono individuare le destinazioni scelte dagli italiani che si raffrontano con il tenore di vita offerto dal paese ospitante. Così, si è scoperto che la maggior parte dei pensionati che in passato ha lasciato l’Italia per migliorare le proprie condizioni di vita sono l’Argentina, il Brasile, il Messico, la Repubblica Dominicana, Costa Rica, Guatemala, Belize, ecc. In Belize, ad esempio, il livello di tassazione è bassissimo, e i vantaggio fiscali vanno dal rimborso di tutte le spese affrontate per il cambio di residenza, allo sconto del 50% su tutte le spese di soggiorno temporaneo sostenute prima di acquistare o affittare una casa, sulle assicurazioni mediche e addirittura sui biglietti aerei. Le tasse sui depositi bancari o sugli interessi maturati sono nulle. Comprensibile che un pensionato possa farci un pensierino, anche se la meta è lontana. Oltre a ciò, anche se molti non lo sanno, chi decide di cambiare vita e trasferirsi all’estero, può ricevere la pensione di anzianità, senza dover pagare le pesanti tasse che vengono applicate in Italia. Questo significa che, vivendo all’estero, si può percepire una pensione più alta che in Italia. Si tratta di un’operazione assolutamente legale, che permette (giustamente) di evitare di pagare le tasse, per quei servizi dei quali a tutti gli effetti non si usufruisce, in quanto residenti all’estero.

 
Se i soldi delle rendite vengo spesi all’estero ne deriva un danno all’Italia

 In definitiva, sarà per colpa della crisi o per via della globalizzazione, il fenomeno di chi decide di andare all’estero a godersi la meritata pensione è molto recente in Italia e solo ora comincia ad assumere risvolti preoccupanti per l’economia del paese. Già, perché se i soldi dei pensionati vengono spesi all’estero, ne deriva comunque un danno per il sistema economico interno che soffrirà di mancati introiti che difficilmente potranno essere compensati dal turismo.

D’altronde – osservano gli economisti – la pressione fiscale in continuo aumento in Italia, unita all’abbassamento degli assegni pensionistici, non può far altro che alimentare il fenomeno conducendo all’impoverimento del tessuto sociale e produttivo. Diversamente che in passato, quando gli italiani emigravano all’estero per lavorare mandando i soldi in patria e quindi c’era un flusso di denaro in entrata, oggi avviene esattamente l’opposto e il nostro sistema non è preparato, come negli USA, per sopperire al fenomeno del “early retirement abroad”. Per i prossimi anni la direzione dei governi del vecchio continente è un innalzamento dell’età del ritiro dall’attività lavorativa a 70 anni, cosa che impedisce di fatto di compensare la fuoriuscita dei pensionati dal mondo del lavoro con l’ingresso di nuova manodopera giovanile o straniera. Nell’attesa, però, sempre più pensionandi che già sanno quanto prenderanno di pensione fra qualche anno hanno già acquistato case all’estero o aperto conti bancari ai Caraibi o in Oriente in previsione di un definitivo cambio di residenza.

 

Fonte:
Investire Oggi