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São Paulo, 18 Dezembro 2018 - 21:34 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 19 Dicembre 2018 - 00:34
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RIFORMA DELLE PENSIONI: TUTTE LE NOVITÀ
 
 
 
 

Di novità ce ne sono molte, di proposte pure. E, sebbene la svolta definitiva sul fronte delle pensioni tardi ad arrivare, si annunciano accordi sui decreti e prospettive di riforma. Il tutto accompagnato da una pioggia di critiche concentrate, in particolare, sulle strategie da mettere in campo per superare il gigantesco scoglio dello “squilibrio”. Tra le misere entrate garantite ad alcuni i lavoratori e le rendite d’oro dei super ricchi, infatti, c’è un abisso difficile da colmare e, per tanti, impossibile da digerire.

Il caso Sentinelli e il buco miliardario
Il vitalizio più discusso è quello di Mauro Sentinelli, ex top manager del gruppo Telecom che percepisce la bellezza di 91mila euro al mese. Non è lui, però, il solo a ricevere una pensione basata sul sistema retributivo e superiore, quindi, all’entità di contributi versati.  Si parla di un esercito di pensionati i cui assegni mensili, tirando le fila, vengono pagati con le tasse di tutti i contribuenti. “Panorama” ha elaborato i dati del bilancio 2011 (ultimo consuntivo disponibile) dei principali otto fondi separati che mandano in rosso l’Inps: oltre 29 miliardi, un buco coperto con trasferimenti dallo Stato.

Il nodo delle pensioni d’oro
E’ su questo punto, dati Inps alla mano, che si incentra il lavoro del ministro Enrico Giovannini. La strada per ripristinare una sorta di equità sembra piuttosto lunga e i politici hanno ricette piuttosto differenti. Infatti, mentre il presidente della Commissione Lavoro del Senato ed ex ministro Pdl Maurizio Sacconi non ha intenzione di fare aggiustamenti (“il problema – ha detto - non è colpire chi è già in pensione ma tutelare chi la pensione rischia di non averla”), Yoram Gutgeld, deputato Pd e consigliere economico di Matteo Renzi trova necessaria una revisione al ribasso. “Abbassare le pensioni alte, sopra 3.500 euro lordi mensili, e non coperte da sufficienti contributi”. L’idea di Gutgeld è che “rinuncino a una piccola parte del privilegio finora ottenuto”. Diversa ancora la posizione di Giuliano Cazzola, responsabile welfare di Scelta Civica, che introdurrebbe un “contributo di solidarietà” a termine. Per lui, le pensioni sopra 90mila euro lordi annui andrebbero ricalcolate anche col metodo contributivo e “se c’è una differenza – ha spiegato - si paga per 5 anni un contributo di solidarietà, che essendo transitorio e non permanente non è anticostituzionale”. Il tutto con uno sguardo al futuro, per il quale “si possono prevedere nuovi scaglioni con perequazioni e rendimenti minori per le pensioni più alte”.

Scuola, i “Quota 96” tagliati fuori dal decreto
Sul fronte della scuola le cose si complicano. Nel decreto sul comparto, infatti, non sarà inserita la norma per mandare in pensione i cosiddetti “Quota 96”, ovvero 6000 tra docenti e personale scolastico che aspettavano la pensione. A renderlo noto è stata Manuela Ghizzoni, deputata Pd e autrice della proposta di legge che rispondeva alle esigenze dei docenti per arginare “il grave errore della riforma Fornero”. L`unica possibilità per il personale e i docenti è in un provvedimento ad hoc per questa categoria, ma è davvero di difficile attuazione. Questo nonostante il Pd avesse inserito nel suo programma elettorale la soluzione al problema dei Quota 96, rimasti invece al palo per “le mancate coperture economiche”, ma anche “il temuto innesco di una potenziale scia di rivendicazioni da parte di altre categorie”.

Pubblica amministrazione, pensione in anticipo o “forzata”
Il tema della previdenza è finito anche nel recente decreto sui precari della Pubblica amministrazione, e riguarda i lavoratori che abbiano maturato i requisiti per l’accesso al trattamento previdenziale al 31 dicembre 2014. Per loro dovrà scattare obbligatoriamente il licenziamento, se inclusi nelle quote in eccedenza. Una sorta di pensione forzata, dunque, visto che il ministero della Funzione Pubblica guidato da Gianpiero D’Alia dispone “l’obbligo di allontanare dal posto di lavoro quei dipendenti che, non prima del 2012, avessero alle spalle 40 anni di contributi, indicazione che invalidava - come sottolinea il quotidiano Italia Oggi - la facoltà di restare al proprio posto fino al 70esimo anno di età”. Altra novità contenuta nel decreto è quella riferita ai prepensionamenti con l’applicazione dei minimi per accedere alla pensione – sempre pre riforma Fornero – per chi ha maturato i requisiti al 31 dicembre 2011.

Lavoratori precoci e impieghi usuranti, le proposte

Grande fermento anche attorno al tema delle pensioni per lavoratori precoci e le pensioni per lavori usuranti. Il ministro Enrico Giovannini infatti è al lavoro per alcuni interventi per le categorie e propone la possibilità di andare in pensione in anticipo con un prestito da parte dell`Inps. In altre parole, chi opta per la pensione, potrebbe accedere al tanto agognato riposo ripagando “il prestito” attraverso tagli agli assegni degli anni successivi di pensione. Su questo fronte, Cesare Damiano (Pd), si è detto contrario soprattutto perché “si trasforma un futuro diritto previdenziale in un mero intervento di tipo assistenziale” e “si pretende addirittura la restituzione di questo acconto quando il lavoratore riceverà la pensione". Così il presidente della Commissione Lavoro alla Camera torna a riproporre la propria ipotesi: piccoli tagli percentuali sull`assegno di chi vuole il pensionamento anticipato. La questione, comunque, resta aperta.

 

Fonte:

Yahoo Finanza