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São Paulo, 17 Dezembro 2018 - 15:06 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 17 Dicembre 2018 - 18:06
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STABILITÀ, IL PATTO INFRANTO CON I PENSIONATI
 
 
 
 

A giudicare dalle anticipazioni, il sacrificio potrebbe essere inferiore alle attese. Eppure nelle misure varate dal governo, salvo attendere la versione definitiva dei provvedimenti, in qualche modo i pensionati hanno dovuto fare ancora la loro parte. Forzatamente. Per i trattamenti oltre sei volte il minimo (circa 3.000 euro lordi al mese) l’indicizzazione, ovvero l’aggancio all’aumento dei prezzi è stato congelato ancora per altri tre anni, niente recupero del potere d’acquisto per la parte eccedente.

Si dirà che il sacrificio, se venisse confermato, non è di grande entità. Eppure qui la questione non è contabile.
Certo, la priorità dell’equilibro dei conti resta centrale. Certo, la spesa pensionistica rappresenta una quota rilevante del Prodotto interno lordo. Certo agganciare quell’assegno all’inflazione (pari a circa l’1,5%) può apparire poca cosa.

Eppure non è soltanto nei numeri che è racchiuso il problema. Ma in quello che continua ad essere rotto: il patto, non scritto, tra lo Stato e chi, rispettando le leggi, ha lasciato il lavoro. Non si è ancora chiusa la ferita che si è aperta con la questione degli esodati, persone che a un certo punto si sono ritrovate senza lavoro e senza pensione. Per un calcolo sbagliato del precedente governo, per una norma che mancava, per una sottovalutazione, per un cambio della situazione economica. Certo è che la direzione dei sacrifici va individuata con più cura e attenzione. Non solo numerica.

Così è vero che, secondo le anticipazioni, la rivalutazione al 100% dell’assegno sarà valida per chi percepisce fino a tre volte il minimo, che sarà del 75% per i trattamenti complessivamente superiori a quattro volte il minimo e del 50% per chi riceve un assegno superiore a cinque volte il minimo, ma il punto rimane: perché non lasciare stare, almeno per un po’ i pensionati. Questione ancora in bilico l’eventuale contributo di solidarietà oltre la soglia del 90-100 mila euro. Punto respinto in passato, anche per i lavoratori dipendenti, dalla Corte Costituzionale. Certo le pensioni (davvero) d’oro potrebbero risultare oggetto di una riflessione più ampia. E magari di interventi meno improvvisati e a prova di giudizio della Consulta.

 

Fonte:

Corriere della Sera