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São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 19:04 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 22:04
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SEI MILIONI TRA DISOCCUPATI E SCORAGGIATI, ECCO L’ESERCITO DEI SENZA LAVORO
 
 
 
 

Un Paese senza speranza. È questa l’Italia per 6 milioni di italiani. Il lavoro rimane l’utopia più grande. Soprattutto tra i giovani un senso di inadeguatezza prevale. Li chiamano “neet”, ma sarebbe meglio definirli “scoraggiati”. Non c’è speranza per loro. Niente lavoro, né oggi, né domani. Così, mentre qualcuno ritorna a percorrere la strada di nonni e bisnonni verso paesi più ricchi – pur senza la vecchia triste borsa di cartone –, altri rimangono immobili, senza speranza. Secondo l’Istat, coloro che vorrebbero lavorare ma non si attivano più – magari dopo anni e anni di tentativi – per cercare un impiego sono 2,9 milioni che si aggiungono a 3,1 milioni di disoccupati, cioè di coloro che non lavorano ma che sono iscritti nelle liste di collocamento.

Un disastro epocale. Un disastro colossale in un paese di 60 milioni di abitanti. Uno spreco di forza lavoro, spesso anche specializzata, che difficilmente è paragonabile nella storia d’Italia. Ma se confrontiamo questo con quello degli italiani in età da lavoro:39 milioni, pari al 65,2% della popolazione, è più evidente la portata di questo vero e proprio dramma. Quei 6 milioni rappresentano il 15% della potenziale forza lavoro, percentuale che nei fatti può toccare il 20% se al numero degli italiani in età da lavoro (14-65 anni) togliamo le casalinghe (soprattutto nel sud d’Italia) e i disabili.

Meridionali e giovani, ecco chi paga la crisi. Il fenomeno colpisce soprattutto il meridione e soprattutto i giovani. Secondo i recentissimi dati Istat, quasi la metà dei 3,1 milioni di disoccupati è del sud (dove risiede un terzo della popolazione italiana), mentre oltre la metà sono giovani under 35. Tra questi i più colpiti sono quelli tra i 25 e i 35 anni (quasi un milione di disoccupati in questa classe d’età).

Gli scoraggiati, giovani ma non troppo. Tra gli scoraggiati 538 mila hanno meno di 25 anni mentre tra i 25 e i 35 anni il numero sale a 720 mila con una schiacciante prevalenza di coloro che non cercano più un impiego pur essendo disponibili a lavorare.

I sotto-occupati. C’è poi un altro dato allarmante, troppo spesso poco considerato. Si tratta dei dati della sotto-occupazione: 650mila persone è occupato in mansioni inferiori rispetto alle proprie competenze e al proprio titolo di studio, mentre 2,5 milioni è impiegato con la formula del part-time senza averlo richiesto (“part-time involontario”), cresciuto di 200mila unità in 12 mesi.

Fonte:
Diritto di Critica