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São Paulo, 17 Dezembro 2018 - 07:54 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 17 Dicembre 2018 - 10:54
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BRASILE IN STALLO PER ECCESSO DI STATALISMO
 
 
 
 

Settimo Paese al mondo per ricchezza prodotta, il Brasile è alla ricerca di un ruolo internazionale come nuova grande potenza sub-continentale. Il recente annullamento dell`incontro fra i presidenti Dilma Rousseff e Barack Obama, seguito alle rivelazioni sull`attività di spionaggio della Us National Security Agency, ha resuscitato reciproci stereotipi. E ciò proprio quando Washington stava cercando di stringere rapporti più stretti con il Paese sudamericano, riconoscendone il profilo in crescita, e con l`obiettivo di controbilanciare l`influenza della Cina che, nell`ultimo decennio, ne è diventata il primo partner commerciale.

Il Brasile è un grande esportatore di commodities e la Cina un immenso mercato di consumo; così l`import-export, secondo Bloomberg, ha raggiunto i 75,5 miliardi di dollari nel 2012. Ma sullo scenario globale il confronto fra Cina e Brasile avviene in Africa, poiché il Brasile sta espandendo i suoi interessi nei Paesi lusofoni, e questo può creare notevole rivalità fra le due potenze.


Quanto al volume degli scambi bilaterali con gli Stati Uniti, seppure rilevante, esso rimane soltanto una frazione di quello sino-brasiliano (0,1% circa).
Va anche detto che il Brasile nazionalista sta creando un clima di incertezza e di rischio per gli investimenti esteri, come dimostrano sia le aste per la privatizzazione delle grandi infrastrutture (ferrovie, aeroporti e terminali marittimi) disertate dai maggiori gruppi internazionali, sia la prima importante gara d`appalto per la ricerca petrolifera off-shore, dominata invece dalle imprese di Stato asiatiche.

Il primo fattore che ha trattenuto le big companies americane, secondo gli esperti del settore, è stata proprio la strategia statocentrica del Governo carioca, che condiziona pesantemente i profitti futuri. Così l`affare petrolifero si è rivelato molto attrattivo soprattutto per le grandi compagnie di Stato cinesi, che sono motivate più dall`accumulo dei diritti d`accesso alle risorse che dal fare profitti.

In linea con un reviviscente nazionalismo, il presidente Rousseff ha proposto nuove norme di controllo su internet, come lo stoccaggio locale dei dati raccolti in Brasile. I limiti di questa proposta sono molti, ma certo la sua adozione finirebbe per escludere gli stessi brasiliani dai servizi forniti dai grandi motori di ricerca internazionali. D`altronde, la regolamentazione di internet è un tema globale assai sensibile, che vede in campo due schieramenti principali: il primo con Russia, Cina e i Paesi autoritari, che vogliono riguadagnare sovranità nazionale, e l`altro che difende lo status quo capitanato dagli Usa, detentori di una posizione unica di vantaggio.


Malgrado questi elementi d`incertezza e il rallentamento dell`economia (Pil +0,9% nel 2012), le scelte neo-protezioniste danno per ora frutti nel manifatturiero. Così Audi (gruppo Volkswagen) ha annunciato il ritorno in Brasile, perché scommette sulla crescita nel medio termine e sull`espansione della classe media. D`altra parte il Governo ha imposto nuove norme, più severe, sulle importazioni di auto (con un aumento del 30% della tassazione), ma ha offerto anche agevolazioni a chi accettava di produrre nel Paese. Si tratta di una politica che il Brasile ha esteso a diversi settori, inclusi il petrolio e il gas naturale, come parte di un piano per attrarre industrie ad alto valore e capaci di creare lavoro.

Le basi del nuovo Brasile furono poste vent`anni fa, quando il Paese venne salvato da iperinflazione e debito pubblico dal sociologo Fernando Henrique Cardoso, ministro delle Finanze e poi presidente. La performance fu rafforzata dal suo successore, il sindacalista rosso Luiz Inácio Lula da Silva, che portò 30 milioni di brasiliani fuori dalla povertà. Tuttavia, dal 2007, con la recessione il Brasile ha abbandonato progressivamente la politica di apertura ed equilibrio dei conti pubblici sulle tracce di un risorgente capitalismo di Stato.


Sebbene l`anno scorso il Governo avesse illustrato un`agenda economica molto promettente, le attese sono andate deluse da una combinazione di burocrazia, pesanti tasse, alto costo del credito, infrastrutture decrepite e una moneta sopravvalutata. Per consolidare il "miracolo" brasiliano a lungo termine sono necessarie perciò riforme strutturali che, rispondendo anche alle proteste popolari di giugno, eliminino inefficienze e corruzione intrinseche a certe pratiche stataliste.

 

Fonte:
Il Sole 24 Ore