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São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 19:02 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 22:02
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BRASILE: UCCISO NOTO LEADER-ATTIVISTA A DIFESA DELLA TERRA GUARANÌ
 
 
 
 

Ambrósio Vilhalva, uno dei più noti leader indigeni brasiliani, è stato ucciso a coltellate nella notte del primo dicembre scorso, a Guyra Roká, nei pressi della città di Caarapao. Aveva 53 anni. Nonostante le circostanze dell`omicidio rimangano poco chiare, sono in molti a credere che sia stato commissionato dai proprietari terrieri impadronitisi dei territori dei Guaranì.  

 Un portavoce dei nativi ha commentato: "Ambrósio ha combattuto duramente contro le piantagioni di canna da zucchero. Era uno dei nostri grandi leader, sempre in prima linea, e quindi veniva spesso minacciato. […] Ora ci sentiamo perduti senza di lui".

 Tra gli anni `40-`50 la sua comunità di Guyra Roka era stata cacciata da contadini e allevatori, e confinata in un`angusta riserva già stracolma di altri rifugiati Guaranì creando i presupposti per violenze, suicidi, e miseria. Quasi il 99% del territorio dell`etnia Guaranì è stato rubato dai coloni, lasciando senza alcun mezzo di sostentamento i 50.000 nativi sparsi sull`intero territorio brasiliano.

Per anni i Guaranì hanno vissuto in campi improvvisati, lungo le strade o vicino ai fiumi, combattendo per la restituzione delle loro terre. Secondo il CIMI, l`organizzazione che difende i diritti degli indigeni, tra il 2003 e il 2012 sono stati uccisi 319 nativi.

 

Nel 2007 la tribù di Vilhalva aveva rioccupato parte della loro terre, ma la maggior parte del territorio era stata distrutta per far posto alle piantagioni di canna da zucchero.

 

Grazie soprattutto alla difesa instancabile e appassionata di Ambrosio, nel 2009 il ministro della Giustizia aveva finalmente riconosciuto Guyra Roka come terra Guaranì. Purtroppo però si è trattata solo di una vittoria formale: i proprietari terrieri infatti hanno continuato a mantenere il monopolio sui terreni. Tra loro, il più grande e più potente è Zé Teixeira, membro del Parlamento nazionale.

 

Ambrósio è stato poi catapultato a livello di celebrità internazionale nel 2008, interpretando il ruolo di protagonista in Birdwatchers, un pluripremiato lungometraggio che ha evidenziato l`aspro conflitto tra gli allevatori e i Guaranì. Grazie alla sua forte personalità, Ambrósio si è calato perfettamente nella parte. Il regista del film ai tempi aveva fatto sapere di aver letteralmente strappato la sceneggiatura, lasciando la parola allo stesso attivista senz`alcun filtro.

 
Un gruppo di attori del popolo Guaranì, incluso Ambrósio, ha poi partecipato al lancio del film al Festival di Venezia nel 2008. Nell`occasione descrisse la lunga lotta dei nativi per i diritti alla terra e l`uguaglianza in uno degli Stati più ricchi e più violenti del Brasile: "E` un bel film, così la gente può capire chi sono veramente gli indigeni e quali i loro problemi."

 Allora, quasi profeticamente, l`attivista aveva detto a un membro di Survivor: "Sono segnato. Quando tornerò nella mia terra, verranno a cercarmi".  

 E così, purtroppo, la finzione è diventata realtà. Il personaggio interpretato da Ambrosio nel film viene brutalmente ucciso mentre guida il suo popolo nel cuore della notte a riconquistare la propria terra. I quindici minuti di fama a Venezia non sono riusciti a salvarlo dal suo ritorno alla povertà, dalle continue minacce di morte e dal totale abbandono da parte dello Stato.

 
Ambrósio è purtroppo solo l`ultimo di una lunga serie di leader Guaranì presi di mira per il loro attivismo. Dalla rioccupazione delle terre, aveva ricevuto numerose minacce di morte e intimidazioni che lo hanno costretto a rimanere quasi sempre nella sua "tana". Anche il personale medico che avrebbe dovuto effettuare regolari visite alla comunità, ha smesso di recarsi in quei luoghi, lasciando così il popolo al suo destino. Tutto ciò ha ovviamente influito sulla sua vita e quella della sua famiglia. Ambrósio lascia la moglie Maria, suo padre Papito e numerosi figli e nipoti.

 

Fonte:
La Stampa