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São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 19:04 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 22:04
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DA BRERA AL BRASILE: “LA MIA PANINOTECA GOURMET A SAN PAOLO”
 
 
 
 

È diventata un locale per gourmet, presa d’assalto soprattutto la sera, citata nelle guide online sul Brasile (qui) e incensata su TripAdvisor (qui). La paninoteca «Brera» (qui), aperta a San Paolo da un trentenne milanese, ha fatto conoscere ai brasiliani il panino imbottito italiano. E ha cambiato la vita al suo fondatore. Saverio Gardino, classe 1983, laureato in Comunicazione allo Iulm, poi assistente di marketing in un banca d’affari svizzera e imprenditore immobiliare in Messico, voleva creare un’attività in proprio fuori dall’Italia.

«Avevo pensato a qualcosa di gastronomico, ma l’idea di aprire una paninoteca mi è venuta una sera di un paio d’anni fa al bar Jamaica di Milano, parlando con un amico. Da lì è nato anche il nome, Brera. Un omaggio alla mia città natale, patria del panino sin dagli anni Ottanta con “Il panino giusto” e i “paninari”». Detto, fatto: Saverio mette in piedi una società con l’aiuto di tre amici-investitori e sceglie San Paolo come meta. «Una città grande e multietnica, in cui ho pensato di potermi giocare quest’opportunità». E così è stato. In poco tempo il mix di prodotti italiani – l’80 per cento degli ingredienti dei panini è importato, dai salumi ai formaggi – e la novità del panino imbottito l’hanno trasformata in un locale di riferimento del centro di San Paolo. Un successo inaspettato per Saverio: «Io pensavo di aprire una tavola calda chic, invece la paninoteca è diventata un vero e proprio ristorante, frequentato molto di più la sera che in pausa pranzo. Una grande soddisfazione, ma anche un’enorme responsabilità».

Certo i problemi non sono mancati: «In sette mesi ho cambiato 42 dipendenti, perché la manodopera qui è spesso poco affidabile. Bisogna sempre guardarsi dalle fregature. È un’esperienza bellissima la mia, ma molto difficile». Da sconsigliare? «No, però chiunque voglia aprire un’attività in proprio nell’ambito gastronomico deve sapere che è una faticaccia, che servono grande passione e grande dedizione. Ma il gioco vale la candela». Anche se lontano dall’Italia. «Ho scelto di vivere fuori perché di fatto manco dall’Italia già da qualche anno, tra Svizzera e Messico ho trascorso molto tempo in altri Paesi – racconta Saverio – E penso che costruirsi una vita altrove sia una sfida a 360 gradi».
[Esplora il significato del termine: È diventata un locale per gourmet, presa d’assalto soprattutto la sera, citata nelle guide online sul Brasile (qui) e incensata su TripAdvisor (qui). La paninoteca «Brera» (qui), aperta a San Paolo da un trentenne milanese, ha fatto conoscere ai brasiliani il panino imbottito italiano. E ha cambiato la vita al suo fondatore. Saverio Gardino, classe 1983, laureato in Comunicazione allo Iulm, poi assistente di marketing in un banca d’affari svizzera e imprenditore immobiliare in Messico, voleva creare un’attività in proprio fuori dall’Italia. «Avevo pensato a qualcosa di gastronomico, ma l’idea di aprire una paninoteca mi è venuta una sera di un paio d’anni fa al bar Jamaica di Milano, parlando con un amico. Da lì è nato anche il nome, Brera. Un omaggio alla mia città natale, patria del panino sin dagli anni Ottanta con “Il panino giusto” e i “paninari”». Detto, fatto: Saverio mette in piedi una società con l’aiuto di tre amici-investitori e sceglie San Paolo come meta. «Una città grande e multietnica, in cui ho pensato di potermi giocare quest’opportunità». E così è stato. In poco tempo il mix di prodotti italiani – l’80 per cento degli ingredienti dei panini è importato, dai salumi ai formaggi – e la novità del panino imbottito l’hanno trasformata in un locale di riferimento del centro di San Paolo. Un successo inaspettato per Saverio: «Io pensavo di aprire una tavola calda chic, invece la paninoteca è diventata un vero e proprio ristorante, frequentato molto di più la sera che in pausa pranzo. Una grande soddisfazione, ma anche un’enorme responsabilità». Certo i problemi non sono mancati: «In sette mesi ho cambiato 42 dipendenti, perché la manodopera qui è spesso poco affidabile. Bisogna sempre guardarsi dalle fregature. È un’esperienza bellissima la mia, ma molto difficile». Da sconsigliare? «No, però chiunque voglia aprire un’attività in proprio nell’ambito gastronomico deve sapere che è una faticaccia, che servono grande passione e grande dedizione. Ma il gioco vale la candela». Anche se lontano dall’Italia. «Ho scelto di vivere fuori perché di fatto manco dall’Italia già da qualche anno, tra Svizzera e Messico ho trascorso molto tempo in altri Paesi – racconta Saverio – E penso che costruirsi una vita altrove sia una sfida a 360 gradi».

 

Fonte:

Corriere della Sera