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São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 19:05 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 22:05
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BRASILE E IL 2014: ANNO ‘MONDIALE’ O DI DECLINO?
 
 
 
 
È finalmente arrivato l’anno della Coppa del Mondo di calcio in Brasile. Tutti gli occhi saranno puntati sul colosso sudamericano, che rischia però di affrontare un periodo di declino e di instabilità. Vediamo quali saranno le sfide per la presidente Dilma Rousseff.

 

1. Pronti per i Mondiali?

 

Il 12 giugno si comincia: il Brasile ospiterà i Mondiali di calcio e l’attenzione di tutto il mondo si sposterà verso il gigante sudamericano. Ben più di un evento solamente sportivo, per le implicazioni economiche e sociali che una manifestazione del genere comporta. Ancor di più se si ricorda che tra due anni a Rio de Janeiro si terranno le Olimpiadi. Il Brasile è pronto per organizzare eventi di tale portata? È di pochi giorni fa l’affermazione di Sepp Blatter, “padre-padrone” della FIFA, secondo il quale «nessun altro Paese organizzatore è mai stato così indietro con i lavori» a pochi mesi dal calcio di inizio. Sei stadi su dodici sono ancora incompleti (in violazione della scadenza “ufficiosa” del 31 dicembre scorso) e, allo stesso modo, anche molte infrastrutture di supporto (alberghi, aeroporti, strade) necessitano di ulteriori lavori oppure sono state modificate o cancellate. Molto probabilmente uno sforzo finale consentirà il completamento dei lavori e un corretto svolgimento della manifestazione – come del resto è sempre accaduto, anche in Sudafrica, che partiva da livelli decisamente inferiori rispetto al Brasile, – ma la reputazione del Paese agli occhi della comunità internazionale potrebbe risultare danneggiata se non tutto andrà come previsto.

 

2. Quanto è alto il rischio che si ripetano proteste?

 

Quattordici miliardi di dollari spesi per i Mondiali fino a ora? La cifra non è piaciuta ai brasiliani, non tanto per l’ammontare della spesa in sé, quanto per la situazione precaria in cui versano sanità ed educazione pubbliche. Alla base delle proteste esplose lo scorso giugno durante la Confederations Cup vi erano rivendicazioni per servizi migliori: non da parte dei poveri che abitano nelle favelas, bensì da parte di brasiliani della classe media, che da pochi anni a questa parte rappresenta la maggioranza della popolazione. Persone che hanno potuto godere – e continuano a farlo – di un netto e costante miglioramento delle proprie condizioni di vita e della ricchezza individuale, ma che, oltre a questo, ora chiedono anche cure migliori e una istruzione di buon livello. Il Brasile è ancora molto indietro nelle classifiche della performance scolastica a causa di una anomalia molto strana: nonostante l’università pubblica sia gratuita e di buon livello, le scuole secondarie sono invece in pessimo stato. Così, i ricchi possono iscrivere i loro figli a licei privati “by-passando” il problema, che rappresenta uno dei tanti “colli di bottiglia” del sistema istituzionale brasiliano che strozzano lo sviluppo del Paese. È dunque possibile attendersi nuove proteste, che quasi sicuramente ci saranno anche per sfruttare il ritorno mediatico dei Mondiali. In Brasile, tuttavia, non c’è un clima da scontro sociale e le conseguenze saranno limitate.

 

3. Economia: dall’astro nascente… alla stella cadente del Sudamerica?

 

Probabilmente tale definizione è troppo pessimistica. Sta di fatto che il Brasile sta affrontando un periodo critico dal punto di vista economico: la crescita del PIL è troppo bassa (2,5% nel 2013 e uguale la stima prevista per il 2014 secondo il Fondo Monetario Internazionale), mentre l’inflazione rimane moderatamente elevata (intorno al 5%), cosa che costringe la Banca Centrale a mantenere il tasso di interesse molto alto (l’ultimo aumento è avvenuto a novembre 2013, riportando il tasso al 10%). Il Brasile ha risentito fortemente delle decisioni di politica monetaria dagli Stati Uniti: prima con il Quantitative Easing, che ha favorito un afflusso di capitali in dollari in grande abbondanza, ora con il ”tapering”’, ovvero con l’inizio di una fase meno espansiva. La Federal Reserve inizia soltanto ora a diminuire i propri acquisti di titoli di Stato e, quindi, a ridurre la quantità di dollari in circolazione: cosa che porterà la valuta USA a un progressivo apprezzamento e le altre (soprattutto quelle dei Paesi emergenti) a un deprezzamento. Basti pensare che a maggio era bastato solo l’annuncio di un possibile inizio del tapering da parte della Fed per ridurre il valore del real brasiliano del 20% in soli tre mesi. Un vantaggio per le esportazioni? Sì, ma non per l’afflusso di capitali. Inoltre il Brasile non è un’economia particolarmente aperta, la sua crescita è trainata maggiormente dal mercato interno che dall’export. Serve un aumento di competitività, dunque, che non può arrivare dalla leva valutaria, bensì da riforme strutturali: infrastrutture, educazione, semplificazione della burocrazia e lotta alla corruzione. Tutti impegni onerosi e di lungo termine che, in un anno di elezioni, difficilmente verranno intrapresi.

 


 

4. Le elezioni: vittoria in tasca per Dilma?

 

A ottobre si svolgeranno le elezioni presidenziali. Dilma Rousseff, candidata del Partito dei Lavoratori (PT) e successore di Lula, è decisa a ricandidarsi per un secondo mandato, che potrebbe ottenere senza troppe difficoltà. Secondo gli ultimi sondaggi, infatti, la Rousseff è in testa con oltre il 40% delle intenzioni di voto, mentre gli altri candidati (Aecio Neves del Partito Socialdemocratico, Eduardo Campos del Partito Socialista) non sembrano in grado di superare il 20%. Neppure il gradimento popolare di Marina Silva, l’ambientalista confluita recentemente nel Partito Socialista, sarà probabilmente sufficiente per concludere quasi quindici anni di dominio PT. Le incognite di un’economia in affanno e delle proteste sociali (così come delle associazioni di categoria imprenditoriali) potrebbero rimescolare le carte, ma non abbastanza da negare la vittoria alla Presidente in carica.

 

5. Le relazioni internazionali: un Brasile meno forte?

 

Il Brasile è un grande recettore di investimenti diretti esteri, il quarto al mondo (65,3 miliardi di dollari solo nel 2012). Tuttavia, incertezze economiche e sociali e un sistema burocratico deficitario potrebbero ridurre l’attrattività del Paese negli anni a venire. A trarne vantaggio potrebbe essere il Messico, da molti analisti descritto come la nuova stella dell’America Latina. Al di là degli investimenti, a livello geopolitico il Brasile da Lula in poi non ha potuto – o voluto fino in fondo – affermare la propria leadership nella regione, lasciando spazio ai programmi socialisti del Venezuela di Hugo Chávez. È l’Africa il vero continente dove il Brasile ha deciso di puntare, in particolar modo grazie agli investimenti energetici di Petrobras e infrastrutturali con la banca pubblica di sviluppo (il BNDES). Difficilmente il 2014 sarà un anno di svolta per il Brasile in campo diplomatico: come per le riforme economiche, anche alla voce “diplomazia” vi suggeriamo di ripassare nel 2015. Nel frattempo, però, godetevi lo spettacolo dei Mondiali.

 

Davide Tentori

 

Fonte:
Il Caffè Geopolitico