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São Paulo, 11 Dezembro 2018 - 02:51 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 11 Dicembre 2018 - 05:51
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BRASILE, DEFICIT RECORD NEGLI SCAMBI CON L`ESTERO
 
 
 
 
(Corbis)

In piena crisi dei Paesi emergenti il Brasile fa segnare il deficit commerciale più alto della sua storia. In gennaio gli scambi commerciali del Paese sudamericano hanno fatto registrare un passivo di 4,057 miliardi di dollari confermando la tendenza che già si era delineata alla fine dell`anno scorso. Nonostante abbia superato il record che risaliva al gennaio del 2013 con 4,035 miliardi di dollari, il dato del mese passato comunicato dal ministero del Commercio brasiliano, è rimasto al di sotto delle aspettative degli analisti che avevano previsto un deficit di 4,6 miliardi di dollari.

L`aumento delle vendite all`estero di materie prime non è bastato a compensare le importazioni massicce di beni di consumo e strumentali che accompagnano la domanda di famiglie e imprese. Mentre il deprezzamento del real - la moneta brasiliana che ieri è scesa al minimo degli ultimi cinque mesi a 2,44 per un dollaro - ancora non si è fatto sentire sulle esportazioni. «Non stiamo ancora vedendo l`impatto della svalutazione della moneta brasiliana che si è invece verificato l`anno passato. Stiamo aspettando», spiega David Beker, di Bank of America Merrill Lynch.

La bilancia commerciale è un fattore di primaria importanza per il Brasile, che sta cercando di arginare il calo della domanda dall`estero dovuta alle persistenti difficoltà dell`economia mondiale, mentre la bassa produttività delle sue imprese manifatturiere sta rendendo meno competitivi i suoi prodotti nei confronti dei grandi concorrenti internazionali. Lo scorso mese, le esportazioni di materie prime sono aumentate del 5,3% su base annua mentre quelle di semilavorati e di prodotti finiti sono scese del 5,8% e del 2,6 per cento. In contrasto con il balzo delle importazioni pari all`8% nei beni di consumo e del 7,1% in beni capitali.

Quello sul deficit di gennaio è solo l`ultimo segnale di allarme per il Brasile dopo un anno di numeri negativi nelle relazioni con l`estero: nel 2013 il Paese ha fatto registrare il peggior saldo degli scambi degli ultimi tredici anni, il primo calo nelle nella vendita di auto del decennio e il maggiore flusso netto di dollari in uscita dal 2002.

La moneta brasiliana si è deprezzata del 18% nell`ultimo anno consegnando al Paese come auspicato dallo stesso governo, un tasso di cambio più competitivo. Ma ancora sembra non bastare, il Brasile che dal principio è stato un duro oppositore della politica monetaria espansiva della Federal Reserve americana ora sta cercando a fatica di contrastare gli effetti del tapering, della riduzione del programma di stimoli della stessa Fed sulla sua economia. «Il deprezzamento del real si fa sentire con ritardo sulle esportazioni e questo segnala che il tasso di cambio è ancora disallineato», spiega Alberto Ramos, di Goldman Sachs, aggiungendo che «un valore corretto per la moneta brasiliana potrebbe essere vicino ai 3 real per dollaro ma che anche un aggiustamento verso 2,7 real per dollaro darebbe un significativo aiuto in termini di competitività».

La Banca centrale brasiliana è già intervenuta sui tassi (alzandoli al 10,5% a metà gennaio) e con operazioni di mercato per sostenere la valuta nazionale e resta riluttante nei confronti di un rapido deprezzamento del real, temendo per possibili ripercussioni sull`inflazione che si sta muovendo verso il tetto del 6,5% fissato dal governo. Ma l`economia brasiliana rallenta: il Fondo monetario ha appena rivisto al ribasso le previsioni di crescita portandole al 2,3% per il 2014 e al 2,8% per l`anno prossimo. E nel governo di Brasilia sono in molti ormai a pensare che solo una ripresa solida negli Stati Uniti e in Europa potrà ridare forza all`export brasiliano e all`intera economia nazionale.

 

Fonte:
Il Sole 24 Ore