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São Paulo, 19 Dezembro 2018 - 05:53 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 19 Dicembre 2018 - 08:53
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PENSIONI, GLI ASSEGNI CROLLANO DEL 43%. E L’INPS SCOPRE UN BUCO DI 4,5 MILIARDI
 
 
 
 

Nel 2013 sono stati state liquidate 649.621 nuove pensioni con un calo del 43% rispetto ai 1.146.340 di nuovi assegni liquidati nel 2012. È quanto emerge dal confronto tra il bilancio preventivo Inps per il 2014 (nel quale sono contenuti i dati 2013 assestati che risentono della riforma Fornero) e il bilancio sociale dell’Istituto per il 2012. A fronte di 649.621 nuovi assegni liquidati nel 2013, secondo il bilancio di previsione per il 2014 a breve all’esame del Civ Inps - sono state eliminate 742.195 pensioni.

IL DATO - Di fatto quindi le pensioni vigenti a fine 2013 sono quasi 100 mila in meno di quelle vigenti a fine 2012 (18.518.301 nel 2013 e 18.607.422 a fine 2012). Il divario dovrebbe aumentare ancora nel 2014 con 596.556 nuove pensioni previste e 739.924 assegni che si prevede di eliminare. Tra il 2013 e il 2014 si prevede un crollo dei nuovi trattamenti di anzianità. Nel 2013 secondo i dati assestati sono stati nel complesso 170.604 (tra questi quasi 133.000 le pensioni di anzianità liquidate ai lavoratori dipendenti) mentre nel 2014 si stima che scendano a quota 80.457 (57.891 delle quali ai lavoratori dipendenti) con un calo del 52,8%.

IL BILANCIO - Il risultato economico di esercizio dell’Inps chiuderà nel 2013 con un passivo di 14,40 miliardi di euro contro i 12,21 miliardi del 2012. Per il 2014 è previsto un nuovo disavanzo di 11,9 mld di euro. Il bilancio di previsione 2014 dell’istituto di previdenza che certifica anche la forte erosione del patrimonio netto che al 31 dicembre 2013 è sceso a 7,46 mld contro i 21,8 mld di euro del consuntivo 2012 e che segnerà una nuova e pesante contrazione nel 2014 quando si dovrebbe attestare a -meno 4,52 miliardi di euro.

LE RAGIONI - «Le ragioni delle criticità evidenziate dal bilancio di previsione dell’Inps vanno ricercate nell’andamento dell’occupazione, nella dinamica delle retribuzioni e in quant’altro caratterizza il quadro macroeconomico di un Paese in crisi da anni», afferma Giuliano Cazzola ex deputato ed esperto di previdenza. «I dati comunque dimostrano che la spesa pensionistica non era - come si diceva - sotto controllo - afferma - e che la riforma del 2011 non è stata fatta solo »per fare cassa«. La forte contrazione del numero delle pensioni è la prova provata della validità di quell’intervento, senza il quale il disavanzo sarebbe ancora più accentuato. Da tempo veniva segnalato, in risposta ai facili ottimismi, che la situazione era precaria perché il bilancio dell’Inps era sorretto solo dai robusti saldi attivi delle gestioni dei parasubordinati e delle prestazioni temporanee (ammortizzatori sociali, malattia, maternità e famiglia). La crisi ha azzerato gli avanzi di quest’ultima gestione».

LA NOTA - Ma in una nota l’istituto dice che «il sistema previdenziale è perfettamente in equilibrio. Con la legge di stabilità il patrimonio Inps è protetto dall’erosione determinata dall’incorporazione Inpdap».

 

Fonte:
Corriere della Sera