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São Paulo, 18 Dezembro 2018 - 21:33 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 19 Dicembre 2018 - 00:33
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AMICI ITALIANI, VI SPIEGO COSA SUCCEDE IN VENEZUELA
 
 
 
 

Ai miei amici italiani sulla situazione del Venezuela:

Sono nato e cresciuto in Venezuela ed ho vissuto, fin dagli albori, il governo di Hugo Chávez. Non c’entro nulla con la vecchia cattiva politica venezuelana. Ho vissuto sotto un governo votato da tanti, perchè vi ricordo che il chavismo è arrivato al potere  democraticamente.

Appoggio le istanze politiche di sinistra applicate nel mio paese, ma l’imposizione delle idee e l’ipocrisia tra ideologia e fatti, queste sono cose che non mi sono mai piaciute. Il nostro governo ha sempre venduto all’estero, attraverso quella sinistra di salotto, l’immagine della democrazia. Ma la democrazia non è solo poter votare: è avere libertà di scelta e alternanza al potere. Si parla tanto dei canali nati grazie a questo governo però, per convenienza, non si parla del fatto che tutti questi canali siano controllati dal governo, che a sua volta controlla lo Stato. Quando hanno chiuso RCTV nel 2007 io, che studiavo giornalismo, sono andato a marciare a favore della libertà, imbracciando come arma solo la mia macchina fotografica. La polizia mi ha preso, mi ha torturato e mi ha portato alla Guardia Nacional; i militari mi hanno trattenuto, minacciato e pestato.

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Io sono rimasto a Caracas. Sono rimasto nella mia città, “la città più pericolosa al mondo”, perché volevo lottare. Quell’anno è stato l’unico in cui abbiamo battuto Chávez democraticamente, perché le proteste non naquero su basi politiche ma sociali. Io non sono mai stato un politico e ho sempre criticato duramente i politici all’opposizione perché sono gli stessi che hanno creato questa democrazia malata che ha portato Chávez al potere.

Chávez non la prese bene quella sconfitta: fece passare molto tempo prima di rendere pubblici i risultati delle votazioni e, alla fine, li definì “una vittoria di merda”, da grande democratico quale è sempre stato. Due mesi dopo la nostra vittoria Chávez, andando contro alla costituzione, ha convocato nuove elezioni, questa volta però spendendo tanti soldi pubblici per fare propaganda, perchè la sua faccia comparisse ad ogni angolo del paese.

Ha vinto.

Un anno dopo, sono stato vittima di un sequestro lampo insieme a un bambino di 12 anni. Otto ore in macchina con i sequestratori che parlavano a telefono con mia madre, mentre mi minacciavano tenendomi la pistola puntata alla tempia. Una cosa normale in questo paese: succede a tutti, senza distinzioni di classe o di razza. Anche quella volta io sono rimasto  a Caracas. Un mese dopo, mentre aspettavo sotto casa la mia ragazza verso mezzogiorno, in 20 mi hanno accerchiato, hanno provato a rubarmi la macchina e mi hanno picchiato. Mi trovavo proprio di fronte ad una stazione di polizia. Gli agenti mi hanno soccorso, poi li hanno lasciati andare.

Il giorno dopo sono tornato in Italia perché non ce l’ho fatta più.

La mia storia è la storia di tanti venezuelani. Tutti mi dicono che ho avuto fortuna.

Lo so.

La maggior parte della gente onesta come me vive nelle favelas, vittima della miseria, delle mafie interne, della violenza all’ordine del giorno, della mancanza di beni di prima necessità, perchè oggi nel paese mancano farina, zucchero e caffè.

E’ bello fare la rivoluzione dal pc di casa, comodi e sicuri dietro una scrivania. E’ bello pubblicare post che raccontano di quanto è grande un paese che è stato in grado di mandare a fanculo gli Stati Uniti d’America. Ma oggi, nel 2014, non si può essere di sinistra ed essere chavisti. Nessuno dice che facciamo ancora affari con gli americani. Nessuno fotografa le nostre strade, che sono nelle mani dell’esercito cubano. Nessuno denuncia la situazione degli ospedali, non quelli privati, chiaro, ma quelli del popolo. Ci si limita a lodare la creazione di nuovi presidi, di nuove universtà, ma non si dice che sono vuoti. E una struttura, senza il contenuto, non è nulla. E nessuno dice quanto è brutta la violenza quando ti trovi a viverla di persona, nelle strade, negli occhi dei tuoi compaesani e non solo a parlarne per fare il figo ai dibattiti tra intellettuali.

Io non appartengo a nessuna lobby; non sono pagato dalla CIA, come spesso sono stato definito insieme a tutti quelli che , come me, si sono opposti al governo e non amo la violenza.

So che è difficile accettare uno sbaglio, ma forse è arrivato il momento di ammettere che abbiamo sbagliato. Forse questi che credevamo agnelli sacrificanti venuti a salvarci, sono in realtà lupi famelici che hanno devastato un paese spettacolare con tattiche più simili a quelle degli anni delle peggiori guerre latinoamericane che con quelle dell’inclusione. Leggete i giornali venezuelani; comparate le liste dei desaparecidos con quelle dei morti giornalieri in Venezuela; guardate di chi sono piene le nostre prigioni e come i delinquenti che hanno nelle loro mani armi, droga e discoteche controllano la nostra economia. Personalmente, mi sento offeso da tutti quelli che supportano un regime assassino senza mai aver messo piede in Venezuela, lasciandosi manipolare dall’informazione che scelgono. Mi sento offeso perché sono cresciuto grazie a tutti i sacrifici della mia famiglia, una famiglia italiana come tante, emigrata in cerca di fortuna, che in Venezuela ha trovato un piccolo paradiso e lo ha perduto. Non eravamo ricchi, ma eravamo felici. Vivevamo a ridosso di una favela, io lavoravo e studiavo: ero un ragazzo come tanti che per 3 volte ha avuto una pistola puntata alla tempia, che scendeva di casa per andare a manifestare e si ritrovava a prendere colpi e ad ingoiare gas lacrimogeni fino a stare male.

Io non sto con nessun politico, sto con la mia nazione, con mi pueblo; con la gente che non ha da mangiare, che è condannata alla violenza ed a vivere sotto un governo corrotto. Io non dirò mai “VIVA USA” o “VIVA CAPRILES” come mai dirò “VIVA CHAVEZ” o “VIVA MADURO” perché non credo nei personalismi, non credo nella facilità degli slogan, nelle cause svendute, nel credere in qualcosa senza capirne veramente il senso.

E se dopo tutto questo non mi credete e preferite vedere i manifestanti di oggi come bambini ricchi e viziati, mandati dalla CIA a fare un colpo di stato, dimenticandosi che è stato proprio Chávez il primo golpista, andate a vedere. Andate a vedere come tutti i giorni gente di tutte le classi, attivamente combatte per il proprio paese.

Fonte:
Il Messaggero

 Giulio Vita @elreytuqueque