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São Paulo, 11 Dezembro 2018 - 09:32 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 11 Dicembre 2018 - 12:32
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BRASILE: ECONOMIA, POVERTÀ E MONDIALE 2014
 
 
 
 

da Rio de Janeiro

Nel centro commerciale incastonato tra la collina rosicchiata dalla favela e la spiaggia che ha reso eterna Rio de Janeiro, il ragazzo meticcio dal sorriso ampio quanto il quadrante dell`orologio dorato che ha al polso impiega mezz`ora per dire che no, quello non è il posto giusto per trovare una scheda telefonica: ci vuole un negozio più grande. Quanto più grande? Più grande.


IN CODA PER LA SIM. Nel negozio più grande, dove la coda si fa e si disfa senza mai muoversi di un millimetro, serve molta pazienza per farsi spiegare che una Sim loro non possono venderla: ci vorrebbe una fotocopiatrice e non c`è, bisogna andare in centro.
In centro la fotocopiatrice esiste, ma nessuno la può usare: non sono autorizzati a registrare dati internazionali.


PREZZI TROPPO ALTI. L`addetta suggerisce di provare al negozio degli americani, dove hanno le cose per stranieri. Lì una tessera da inserire nel telefonino in effetti salta fuori da un cassetto, ma la commessa spiega che bisogna poi seguire le istruzioni per attivarla.
E non c`è bisogno di provarci per sapere che il prezzo appena pagato, benché esiguo, è fin troppo alto per una cosa che non funzionerà mai.


BOOM DEL MERCATO NERO. Non resta che attaccarsi al consiglio scappato all`albergatore: il mercato nero su Avenida Uruguaiana. Un suk di schede di seconda mano, rivendute agli stranieri, ma anche ai trafficanti di droga della favela in cerca di false identità, nel cuore del distretto commerciale di Rio, dove l`anima del Brasile cerca il rilancio, ma indulge nei suoi vizi. Gli stessi di sempre.

Countdown Mondiale: tra 60 giorni il fischio d`inizio

A 60 giorni dall`inizio del Mondiale di calcio, la presidentessa Dilma Rousseff è dovuta correre qui a Rio a farsi immortalare dalle telecamere mentre firmava il contratto con una nuova concessionaria per la gestione dell`aeroporto carioca.
Con 17 milioni di passeggeri all`anno ci sono solo otto sportelli aperti per i controlli di frontiera e il personale ha un tasso di conoscenza dell`inglese così basso da aver costretto i nuovi appaltatori a proporre un massiccio turnover nei prossimi mesi.


PROMESSE DI RINNOVAMENTO. Così, in un lunedì pomeriggio di bassa stagione, nei corridoi con i muri ingrigiti, il linoleum ereditato dagli Anni 80 e le scale mobili rotte, gli stranieri appena sbarcati si guardano intorno spaesati, stressati dal jet lag e dall’attesa, in cerca di un cartello che indichi la strada per il ritiro dei bagagli.
La nuova società di gestione ha in programma di investire 640 milioni di euro (2 miliardi di reais) nel rifacimento dell`aeroporto, dai bagni alla segnaletica. Ma nessun lavoro sarà avviato prima di agosto, a Coppa del mondo di calcio finita e con i turisti - ne sono attesi 600 mila solo dall’Europa - già tornati a casa: con calma, insomma.


FINIRE PRIMA DI RIO 2016. L`obiettivo è risistemare tutto prima dell`Olimpiade del 2016 e, se non dovessero farcela le aziende contrattiste, a far funzionare le cose provvederà il Cristo che presidia la città dal monte del Corcovado, come spiegano con gran serietà i venditori di cocco sul lungomare di Ipanema.

In Brasile il trionfo della lentezza


No Brasil tudo é lento, in Brasile tutto è lento, spiega con fatalismo Serzha, che nel guidare il proprio taxi si è evidentemente adeguato: su cinque passeggeri che gli chiedono di salire, solo uno ce la fa.
La selezione all`ingresso dipende dalla distanza da percorrere e dalla ripidità della strada, con criteri di valutazione inversi a quelli di chi paga la corsa: più è lontana la meta e più la strada è in collina, meno è probabile trovare un taxi disposto ad andarci, perché, aggiunge Serzha parlando con le labbra semichiuse alla giornalista italiana, «la macchina si consuma».


SCONTRO RIO-SAN PAOLO. Non è facile capire se siano preoccupazioni da neoclasse media - le automobili sulle strade sono raddoppiate dal 2003 al 2013, passando da 40 a 80 milioni - o più banalmente quel tratto di pigrizia carioca per cui i cugini di San Paolo da sempre disprezzano Rio come la capitale del far niente.
Si tratta forse di uno stereotipo, alimentato dall`invidia per la sabbia finissima, il Pan di Zucchero e la giungla che s`infila in città, regalando scenari amazzonici in una metropoli che con la periferia raggiunge i 10 milioni di abitanti.


RICCHEZZE (POTENZIALI) NEL PETROLIO. Ma certo il miracolo economico del Brasile arriva decisamente più dalle colate di cemento di San Paolo che dalle spiagge tra Copacabana e Ipanema: il 33,1% del Prodotto interno lordo (Pil) del Paese dipende dai paulisti, mentre Rio contribuisce solo per il 10,8%, nonostante nella regione si concentrino l`80% delle riserve petrolifere brasiliane. 
Nel 2007 sono state scoperte riserve per 8 miliardi di barili a 300 miglia dalla costa (stime poi cresciute addirittura fino a 50 miliardi di barili, un quinto della provvista dell`Arabia Saudita), ma persino quando si parla di oro nero la lentezza regna sovrana.


LA PIAGA DELLA CORRUZIONE. Finora dai nuovi campi offshore non è stata pompata una sola goccia: secondo gli analisti più ottimisti le prime estrazioni dovrebbero iniziare nel 2016.
La colpa è delle inefficienze, di mancanze strutturali, della burocrazia elefantiaca e soprattutto del tasso di corruzione più alto del Paese: il 7,2% della popolazione, stando a dati forniti a malincuore dal governo, è stato costretto almeno una volta a pagare mazzette alla polizia; un dato ben al di sopra della media nazionale (2,6%), e imbarazzante di fronte a quello di San Paolo, all`1,8%.
Non è poi troppo difficile capire perché persino i tassisti preferiscano talvolta sonnecchiare agli incroci che buttarsi nella bolgia urbana.

L`attivismo (di chi ci prova) è ben ripagato

Il governo ha varato un piano per ripulire le favela dalla criminalità schierando l`esercito.

(© GettyImages) Il governo ha varato un piano per ripulire le favela dalla criminalità schierando l`esercito.

L`attivismo, in compenso, ripaga chi lo pratica. Per esempio gli autisti dei mototaxi in servizio a Praça Vidigal, il trafficato ingresso della favela scavata nella collina sopra Ipanema. Per cinque reais, poco più di 1,5 euro, offrono un casco lurido e senza lacci ai curiosi che, a loro rischio e pericolo, vogliono montare in sella e salire in cima, tra le strade acciottolate in cui si intrecciano furgoncini scassati che fanno avanti-indietro con uomini e merci, cumuli di spazzatura e sacchi di cemento in attesa di una nuova costruzione. 


SERVIZIO LEGALIZZATO. Fino al 2012, il servizio, come quasi tutto il resto nella comunità, era illegale. Ma dopo l`operazione cosiddetta di pacificazione del 2012 - l`occupazione dell`esercito per estirpare i narcos - il comune, incapace di fornire corse alternative, ha reso mototaxi e furgoncini legali.


MILITARI NELLE FAVELA. I prezzi si sono alzati e l`attesa, specie la sera, è più lunga; qualcuno si è arricchito e i trafficanti hanno spostato in un altro punto della collina la bocca di fuoco, il loro centro operativo. L`esercito, dal canto suo, può gridare quotidianamente al successo dell`operazione, che proprio in questi giorni è replicata nel Marè, la baraccopoli più grande e indomata di Rio.


L`EREDITÀ DI LULA. «Lula è arrivato che non aveva nemmeno le scarpe e ora indossa quelle di sartoria italiana», chiosa l`autista che ci porta via.
Forse è un po` ingeneroso nei confronti del presidente che ha tolto dalla miseria 10 milioni di persone, ma è certo una buona metafora dei paradossi di una delle città più grandi del mondo.

Mercoledì, 09 Aprile 2014

 

Fonte:
Lettera 43

Gea Scancarello