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São Paulo, 14 Dezembro 2018 - 17:33 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 14 Dicembre 2018 - 20:33
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BRASILE: AYRTON SENNA, LA SUA EREDITÀ A SAN PAOLO
 
 
 
 

La porta si apre per 30 minuti ogni due ore, nascosta da un fumo artificiale che emana un odore dolciastro, sulle note di una marcetta di altri tempi. Signori di mezza età con in mano macchine fotografiche e telefonini di tutti i tipi si arrampicano lungo le scale dell`edificio per godersi la scena dall`alto, le mogli con gli occhi già lucidi e i bambini un po` spaesati eccitati dall`attesa.

Nascosta dietro alla parete, nella piazzetta interna di questo centro commerciale a quattro piani per benestanti di San Paolo, c`è la prima Lotus guidata da Ayrton Senna, il pilota brasiliano tre volte campione del mondo in Formula 1 e diventato leggenda dopo lo schianto mortale a Imola il 1 maggio 1994: la ricorrenza si avvicina e la città si è messa in processione per rendere omaggio.

IL TRIBUTO PER SENNA. Poco importa che da queste parti non arrivino autobus né metro, ma solo auto private e taxi. E che molti torneranno a casa senza aver comprato alcunché nei negozi troppo chic del centro: a 20 anni esatti dalla sua scomparsa, il mito di Senna richiede di pagare il proprio tributo. In cambio restituisce un senso di appartenenza, ideale identitario nobile e vincente nel quale rinforzare l`orgoglio nazionale. E con il quale provare a curare i propri mali.

EREDE DELLA BORGHESIA. Non è sempre stato così. Bianco e smisuratamente ricco anche prima di guadagnare 1 milione di dollari a Gran premio, riservato e con una vita recintata in quartieri inaccessibili alla stragrande maggioranza dei paulistanos, finché ha vissuto Senna è stato più vicino al 2% dell`altissima borghesia industriale e latifondista brasiliana che alla maggior parte dei 3 milioni di persone che ne accolsero il feretro, colorando per un giorno il grigiore delle strade di San Paolo.

SEMPRE AMATO DAL POPOLO. Ma «noi siamo un popolo alienato, che finisce con l`amare quello che passa la televisione», riassume con Lettera43.it Jasmin, che vende collanine per strada pur avendo finito la scuola superiore.
Dove non arrivano i successi sportivi, può la tragedia collettiva.
A partire, naturalmente, dall`epica di una vita rubata al suo culmine, nel weekend più nero che la Formula 1 ricordi: prima di Senna, durante le qualifiche del sabato, perse la vita anche l`austriaco Roland Ratzenberger, senza che la corsa fosse sospesa o interrotta.

Dopo Senna i trionfi di Schumi. Che oggi lotta per la vita

Ayrton Senna era nato a San Paolo il 21 marzo 1960: è morto nel 1994 durante il Gran premio di Imola.

(© GettyImages) Ayrton Senna era nato a San Paolo il 21 marzo 1960: è morto nel 1994 durante il Gran premio di Imola.

Tra la folla che spinge per scattare una foto davanti alla prima auto del campione, molti ricordano con intatta amarezza che se Ayrton non si fosse schiantato per un guasto tecnico alla curva del Tamburello, Micheal Schumacher - il giorno della fatalità in griglia accanto a lui e oggi attaccato a un respiratore per un incidente che sembra una beffa del destino - non avrebbe mai vinto quella stagione e altre sei negli anni successivi.

Ma nella calca disordinata c`è anche chi si mette in fila soltanto per riportare a casa un`istantanea dei figli con il pupazzo Senninha, il personaggio dei fumetti che il pilota fece disegnare ispirandosi alla propria storia, e poi consegnò gratuitamente in ogni scuola del Brasile pochi mesi prima di morire: più che una celebrazione preventiva e sfortunata di sé, una straordinaria manovra commerciale.

LA SORELLA BENEFATTRICE. Da allora, tuttavia, Senninha ha smesso di contribuire alla ricchezza della famiglia del pilota per diventare invece il principale contribuente delle casse dell`Instituto Ayrton Senna, la Ong fondata nel 1994 da Vivienne, sorella del pilota.
Nei salotti finemente arredati dei grattacieli del centro di San Paolo qualcuno la definisce la Madre Teresa del Brasile, probabilmente eccedendo un po` nel paragone. Ma certo negli ultimi due decenni il suo contributo è stato significativo, tanto nell`alimentare la memoria del fratello quanto a fare del bene al Paese.

SENNINHA VALE 7 MILIONI. Josef Leberer, allenatore di Senna e nella ristrettissima cerchia dei suoi intimi, racconta che una volta chiese ad Ayrton se non fosse disturbato dalla miseria che riempiva la nazione: «Non sono abbastanza forte per poter fare qualcosa», risposte il pilota.
Senninha, la cui immagine oggi è distribuita su 200 prodotti di 45 aziende, con incassi annuali per 7 milioni di dollari, ha colmato quel vuoto. E ha trasformato l`invasione commerciale in un`opera di bene, destinata a progetti scolastici per l`educazione dei più poveri: «Due milioni di bambini in 1.300 municipi studiano grazie alla fondazione Senna, nella memoria del grande Ayrton», ripete in loop il video collocato su quattro schermi ai lati della Lotus del 1985, tra immagini di bimbi dalla pelle scura e statistiche desolanti sull`abbandono della scuola.

UN MARCHIO PER LA NAZIONE. Alla causa della redenzione della nazione contribuisce anche il marchio Ayrton Senna - offerto in concessione a oggetti di qualsiasi tipo, dalle penne stilografiche agli occhiali da sole - e tutto l`indotto derivante da libri e diritti d`autore, capace di generare ricavi per 47 milioni di dollari l`anno, benché non interamente dedicati alla fondazione (impossibile, però, sapere quanto viene trattenuto dagli eredi).

Soltanto Pelè, secondo le statistiche nazionali, movimenta più denaro: 31 milioni di dollari unicamente dai prodotti che hanno il copyright del suo nome. Ma nessuno, dalle baraccopoli ai quartieri alti, avrebbe bisogno della carta igienica con il marchio del calciatore per sentirlo realmente vicino.

La Formula 1 non attira: a San Paolo ci si redime col calcio

Senna in carriera ha corso per Toleman, Lotus, McLaren e Williams.

(© GettyImages) Senna in carriera ha corso per Toleman, Lotus, McLaren e Williams.

Fuori dalla sterminata di distesa di palazzoni di San Paolo, oltre l`autostrada che porta il nome di Ayrton Senna, nelle favelas che a raggiera si allargano intorno al centro in una miserabile periferia in cui vive circa un terzo della metropoli da 20 milioni di abitanti, i ragazzini continuano infatti a preferire il calcio alle automobili di lusso che non vedranno mai.
Girano con magliette di acetato delle squadre locali e di Senna conoscono solo gli occhiali da sole nella pubblicità che passa in televisione: stando alle statistiche, meno del 10% di loro avrà il privilegio di guidare una macchina, men che meno da corsa.

IL PAESE CHE NON CAMBIA. «Una persona buonissima, un campione speciale», dicono invece del pilota uomini con canottiere sgargianti e la pelle scura come il carbone, intrecciati in un groviglio di gambe e braccia per sporgersi più vicino possibile al campetto in cui si gioca una partitella buona per la qualifica regionale. «Quando è morto? Otto nove anni fa, vero?», si informano poi distrattamente.

Non è mancanza di rispetto, ma il richiamo di un destino diverso: le ricerche delle stesse Nazioni unite hanno dovuto ammettere che finora i programmi di aiuto, inclusi quella dell`Instituto Ayrton Senna, non sono serviti a cambiare la struttura sociale del Paese.
«UN ONORE PER IL BRASILE». «Un negro brasiliano non sarà mai Hamilton, qui il miracolo non può succedere», chiosa senza appello il capo del gruppo che somministra bottigliette di acqua e lattine di birra ai presenti. «Ma Senna era speciale, un onore per il Brasile», concede quasi con imbarazzo per la schiettezza.
Il mito, insomma, alimenta l`orgoglio nazionale. Ma le speranze di una vita migliore, da queste parti, si alimentano più facilmente con il pallone.

 

Fonte:
Lettera 43