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São Paulo, 11 Dezembro 2018 - 09:33 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 11 Dicembre 2018 - 12:33
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BRASILE, A SAN PAOLO PER LA POVERTÀ NON C`È POSTO
 
 
 
 

In città si produce il 33% della ricchezza del Paese. I costruttori diventano milionari. E chi può gira in elicottero. Alla faccia dei milioni di fantasmi nelle favelas.

REPORTAGE

 

 

Venti milioni di abitanti, 19 nuovi milionari ogni mattina, un grattacielo al giorno inaugurato nel 2012, un centro commerciale con una concessionaria Ferrari all`interno e niente in vendita sotto i 1.000 euro, un solo parco in tutta l`immensa città, traffico infernale: due ore di taxi per fare quattro chilometri.
Bem-vindo a Sao Paulo. Il centro nevralgico del Nuovo mondo, con tutti i difetti di quello antico. 

Qui si produce un terzo della ricchezza del Brasile 

  • Un elicottero sorvola la città di San Paolo (Getty).

L`imperativo è non fermarsi mai: di notte ai semafori, nei pressi della cittadella del crack Cracolandia, davanti ai corpi emaciati buttati a terra a ogni angolo della strada, con il naso all`insù di fronte a un ingorgo di elicotteri che atterrano sui tetti di avenida Paulista.
Solo gli stranieri guardano in alto storditi dal ronzio metallico: i paulistanos ormai ci sono abituati.
IN 420 GIRANO CON L’ELICOTTERO. Per fuggire al serpente di automobili arroventate dal sole che avanza di pochi metri alla volta, chi può vola sopra agli altri. A San Paolo sono 420 a concedersi il lusso di non dover toccare terra, potendo contare su un velivolo personale, un numero pareggiato solo da New York.
E in nessun altro luogo come qui l`esigenza di trasporto è anche e soprattutto metafora di uno stile di vita: nella capitale dell`America Latina, dove si produce il 33,1% della ricchezza del Brasile e le mazzette girano più veloci delle pale degli elicotteri, l`alto e il basso non devono incontrarsi mai. 


11 MILIONI STANNO NELLE FAVELAS. Le favelas che a Rio sono un elemento del paesaggio, macchia di colore sulle colline rigogliose, a San Paolo sembrano non esistere, nascoste alla vista nella periferia della megalopoli, ore di autobus lontane dai grattacieli del centro.
Ci vivono milioni di fantasmi, che sfuggono alle statistiche, in ossequio al segregazionismo alla brasiliana: doppi cancelli, colate di cemento, fili spinati e guardie armate per separare il ricco dal povero, il dentro e il fuori, la monotonia dell`asfalto che avvilisce lo sguardo dai salotti con schermi al plasma e arredi rococò.   

A San Paolo il mercato immobiliare è più caro che a New York 

  • Nelle favelas di San Paolo vivono milioni di persone (Getty).

I costruttori diventati milionari fanno a gara nel piantare nuovi rettangoli di cemento nella foresta dei palazzoni che si estende per decine di chilometri, dalla Paulista ai sobborghi, senza soluzione di continuità.
«Il posto giusto per la sicurezza della tua famiglia», recitano i cartelloni affissi sui cantieri dei lavori in corso, che a dispetto della flemma del Paese qui si chiudono a tempo di record alimentando un mercato immobiliare più caro di quello della Grande Mela e ottavo al mondo per costo degli affitti, prima di Parigi, Londra, Ginevra e persino Singapore (dati Forbes).


PALAZZI CON GUARDIA ARMATA. Le villette colorate circondate da un giardino degli ex quartieri di ispirazione europea e nordamericana però non tirano più: la classe media e altoborghese deve sentirsi protetta.
Un vigilante armato presidia ogni palazzo, chiuso in un gabbiotto isolato da un doppio cancello e da una porta a vetri: più che della casa è il custode della vita, l`uomo che decide chi entra e chi sta fuori, con la pistola in mano pronta all`uso.


TRAPPOLA PER I BANDITI. Per esempio quando la macchina di un condomino si infila nel parcheggio vuoto che comunemente si chiama apaga risco, ammazza rischio. Si tratta di un posto auto che si è deciso di non utilizzare, salvo quando serve a segnalare in modo discreto al guardiano che a bordo ci sono banditi, infilatisi nell`abitacolo magari fuori da un centro commerciale o a un semaforo, con l`intento di farsi condurre in casa per svaligiarla.  

Nei centri commerciali si può esaudire ogni desiderio 

  • Il Daslu, megastore di lusso di San Paolo (Getty).

Storie dell`altro mondo, ma comuni in questo: nel 2012, secondo i dati del dipartimento di Stato americano, i rapimenti-lampo sono stati circa 500.
Poche ore, il tempo di costringere il malcapitato a consegnare tutto con una pistola puntata addosso: dove la vita non vale niente, gli oggetti valgono invece moltissimo.
A San Paolo gli oggetti sono esposti in decine di shopping mall, dal centro ai quartieri più isolati, raggiungibili soltanto in auto e in taxi, o magari in elicottero. I centri commerciali sono il vero punto di aggregazione in una città in cui camminare non è prassi; troppo pericoloso secondo molti locali, impossibile secondo i turisti. Nella distesa di asfalto infinita interrotta soltanto da negozi e sparuti alberelli qui e là, è difficile capire dove si va.


FERRARI DENTRO E FUORI. Ogni desiderio, in quest`avanzata di un capitalismo ben poco magico, può essere soddisfatto in mall: meglio se esclusivo come il Daslu, ricettacolo di eccessi in cui le Ferrari parcheggiate all`esterno fanno il paio con quelle esposte nel concessionario interno. E tutto intorno è un`esplosione di Prada, Gucci e Louis Vuitton, come nelle città europee del pre-crisi.


SUPER RICCHI DA 3,3 MILIARDI. I ricchi qui però ci sono ancora e si riproducono con la stessa velocità con cui sorgono i palazzi: soltanto nel perimetro urbano i multimiliardari nel 2013 erano 26, sette in più dell`anno precedente, con un patrimonio netto individuale di 3,3 miliardi di euro, che rende la megalopoli ottava al mondo per concentrazione di capitali. E probabilmente ancora più in alto nelle classifiche della polarizzazione sociale. Mentre i Paperoni volano sopra la città, i paulistanos che aspirano a diventare benestanti si incolonnano mattina e sera alle fermate della metro. Ci sono quattro linee in una città da 20 milioni di anime, per un mare di persone sudate e rassegnate, anche a impiegare mezz`ora soltanto per salire sulla carrozza.


IN CODA NEGLI INGORGHI. Chi può prende la macchina, che è segno di benessere: con occhi occidentali, però, la salute passa in fretta quando si è costretti in ingorghi in cui si viaggia a passo d`uomo, magari per ore. Il comune ha suo malgrado calcolato che la lunghezza media totale delle code che si creano il venerdì sera, alla fine della settimana lavorativa, è di circa 180 chilometri, con un record di 295: abbastanza per costringere le aziende a chiudere anticipatamente prima delle ferie, così da consentire a ogni dipendente di sorbirsi le sue quattro o cinque ore di fila e arrivare a casa in tempo per cena.  

Per i mondiali uno stadio da 330 milioni di euro (non ancora finito) 

  • I lavori per lo stadio di San Paolo (Getty).

Di fronte all`inferno del traffico e al buco nero dei trasporti pubblici, i paulistanos si rifiutano di rispondere alle domande su come potranno andare le cose durante i Mondiali di calcio che si inaugurano il 12 giugno.


LULA, REGALO AL CORINTHIANS. Alzano le spalle con un sorriso, indicando in direzione dello stadio da 990 milioni di reais (circa 330 milioni di euro) che non è ancora ultimato.
Si dice che lo abbia voluto fortemente l`ex capo di Stato Inacio Lula, perché alla fine del campionato è destinato a restare nelle mani del Corinthians, la squadra `povera` della città, unica a non possedere una propria arena, di cui l`ex presidente sindacalista è follemente tifoso. Ma in città non c`era più spazio per un`opera del genere e i lavori sono stati avviati nei pressi di Garulhos, vicino all`aeroporto internazionale, fino a qualche anno fa un`altra municipalità ora inghiottita dall`asfalto di San Paolo: in un giorno di traffico ferocemente normale per arrivarci servono due ore di taxi.


L’OCCIDENTE DOVRÀ SVEGLIARSI. Qualche centinaio di contestatori, sfilando sull`avenida Paulista, la domenica di Pasqua nell`indifferenza generale gridava che questi Mondiali sono destinati a diventare la rovina del Brasile. Si riferivano alle ingiustizie sociali e ai soldi investiti in opere faraoniche anziché in ospedali e scuole pubbliche.
Ma forse c`è persino di peggio. Tra favelas in rivolta, scioperi della polizia e infrastrutture inesistenti, la kermesse del pallone potrebbe finire con il mostrare il volto del Brasile che l`Occidente ha voluto dimenticare nella fretta di trovare un posto in cui riversare capitali e speranze. E chissà, in quel caso, se sarebbe facile restare.

di Gea Scancarello

 

Fonte:
lettera 43