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INPS, CROLLANO LE PENSIONI DI VECCHIAIA E ANZIANITÀ
 
 
 
 

di Vera Mantengoli

VENEZIA

La riforma Fornero ha salvato l’Inps e bloccato le domande di pensioni di vecchiaia (-24,42%) e di anzianità (-43,88%). In Veneto c’è un crollo: si passa dalle 63.829 richieste totali del 2012 alle 51.711 del 2013 (vedi tabella). Insomma, il cosiddetto «decreto Salva-Italia» del 6 dicembre 2011 che ha alzato l’età pensionabile a 42 anni e 6 mesi di lavoro per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne ha ottenuto i risultati sperati.

La statistica è stata presentata ieri nella sede Inps a Venezia dal direttore Antonio Pane e dal presidente e vice della commissione regionale Inps Vanna Giantin e Giampietro Badan: per l’assegno di vecchiaia le richieste nel 2013 sono state 12.249, mentre nel 2012 erano 16.206 (meno 24,42%); per l’ anzianità nel 2013 erano 9.748 contro le 17.370 del 2012 (- 43,88%). In Veneto sono circa un milione e trecentomila i pensionati.

Venezia risulta la città con l’assegno medio più alto: 17.233 euro l’anno, grazie ai poli industriali che ne hanno segnato il tessuto sociale. Le pensioni vengono erogate per il 94 % entro 30 giorni, poche entro 120 giorni e in rari casi di intoppi burocratici oltre i tre mesi.

«Nel 2013» ha detto il direttore Antonio Pane, «l’istituto ha realizzato la completa integrazione delle funzioni ex Enpals ed ex Indap. In generale i dati mostrano dei primi leggeri segnali di ripresa e di contenimento rispetto alla tendenza espansiva del passato, merito anche dell’unificazione delle sedi che implica un risparmio di 3,5 milioni di euro».

In 10 anni i dipendenti sono calati da 36 mila a 33 mila (inclusi gli 8 mila Indap ed Enpals), coprendo il buco grazie all’informatizzazione dei servizi. Un altro dato che, secondo i responsabili, evidenzia un miglioramento dei bilanci è la diminuzione delle richieste di pensione di invalidità civile che passano da 3.768 a 3.643, «segno che questa formula non è usata come ammortizzatore sociale in Veneto».

L’altra faccia della medaglia dell’Inps, si chiama spesa sociale per la disoccupazione, che negli ultimi 5 anni ha subito una crescita vertiginosa per la crisi.

Numeri drammatici da record in quanto l’anno scorso l’Inps ha unito la richiesta di disoccupazione ordinaria alla mini Aspi: il risultato porta a 81548 domande di assegno sociale, segno che sono aumentati i lavori stagionali o di massimo 78 giorni. È scesa invece la richiesta della disoccupazione ordinaria da 164.671 unità nel 2012 a 139.802 del 2013 presentata da chi ha almeno 2 anni e 52 settimane di lavoro. Mentre l’indennità di mobilità è passata da 28.922 casi nel 2012 a 26916 nel 2013. Il numero di buoni lavoro venduti (voucher da 10 euro) è stato in tutto il Veneto di 2.114.256 euro, contro 1.992.484 del 2012, con un picco l’anno scorso a Padova di 484.545 euro e un crollo a Rovigo del 45%.

Per quanto riguarda infine il lavoro nero sono stati recuperati 53 milioni e 711 mila euro di evasione contributiva, una lieve percentuale in meno dello scorso anno quando si era raggiunta la somma di 54 milioni e 294 mila, dovuto forse al fatto che ci sono stati meno ispettori (8,2%) e meno ispezioni (7,8%). A Rovigo il numero maggiore di lavoratori sconosciuti (in nero o clandestini) è di 797, seguito dai 633 di Treviso, dai 571 di Venezia e dai 473 di Padova.

Il bilancio dell’Inps si salva quindi con la cura Fornero, anche se nessuno sa quantificare i costi degli esodati: un vero rebus che il governo prima o poi dovrà affrontare.

 

Fonte:
il Mattino di Padova