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São Paulo, 18 Dezembro 2018 - 21:34 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 19 Dicembre 2018 - 00:34
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GERMANIA, RAPPORTO CHOC SULLE PENSIONI: BISOGNA LAVORARE FINO A 76 ANNI
 
 
 
 

BERLINO - L`età di pensionamento elevata a 67 anni nella prima potenza europea già la dice lunga su quali problemi di piramide demografica, e quindi di difficoltà di finanziamento dei sistemi pensionistici sanitari e previdenziali, affrontino i paesi altamente industrializzati a basso tasso di natalità: in due parole, sempre più anziani in percentuale e troppo pochi giovani o adulti in età lavorativa che pagano contributi. Ma non è finita, lavorare fino a 67 anni non basterà. Secondo un rapporto confidenziale consegnato al governo Merkel da un gruppo di esperti (perché l`esecutivo federale appronta e aggiorna la sua strategia demografica e di finanziamento di welfare pensioni e sanità) occorrerebbe lavorare in futuro fino a 76 anni e integrare almeno 400mila migranti l`anno, per garantire la copertura dei contributi e la presenza attiva di sufficiente forza-lavoro qualificata.

Doveva restare un rapporto confidenziale, però gli investigative reporters di Spiegel online non se lo sono fatti sfuggire. E l`hanno lanciato in rete, con evidenza, poche ore prima della riunione sulla strategia demografica convocata dal ministro dell`Interno, Thomas de Maizière. I suoi punti principali sono i seguenti.

Primo, l`elevazione dell`età di pensionamento a 67 anni non basta perché le pensioni pubbliche garantite non sono certo da fame, ma sono troppo inferiori al reddito precedente. E perché l`aumento della durata media della vita e il miglioramento

delle condizioni di salute dei senior sono un altro volto della natura redistributiva e sociale-solidale della competitivissima economia tedesca, e della forza del welfare federale. Si aggiunga un`altra considerazione: chi fino a 65 o 67 anni ha lavorato con piacere non ha voglia di annoiarsi da pensionato. E il suo datore di lavoro (non parliamo di ong di beneficienza bensì di aziende global player come Bmw, Volkswagen, Mercedes, Siemens, Sap, comparto aerospaziale, Bayer, eccetera) spesso ha ancora bisogno dell`esperienza del senior per affiancare e istruire in team efficienti i giovani inesperti.

Secondo, la bassa natalità non garantisce in futuro la copertura dei fondi pensione pubblici, né degli altri fondi previdenziali. I figli e i nipoti dei bimbi del babyboom della ricostruzione e del rilancio postbellici non hanno abbastanza figli che finanzino il loro futuro di terza età.

Terzo, insieme ai senior iperattivi e qualificati occorre mantenere il flusso annuale di migranti, specie qualificati, a un livello di almeno 400mila l`anno. Al momento ne arrivano soprattutto dall`Europa meridionale in crisi (giovani laureati disoccupati e simili) o dal Centro-Est dai buoni sistemi d`istruzione e dalle economie (Polonia, Repubblica cèca, Slovacchia) altamente integrate con quella tedesca. Ma le risorse umane, e demografiche, del resto della Ue, non sono infinite, e tra 20 anni al massimo, o prima, non basteranno più. Occorre dunque una politica attiva e ben mirata di incentivo all`immigrazione qualificata dall`Africa, dall`America latina, dall`India e da altri paesi asiatici.

E’ una corsa contro il tempo, e nella caccia ai cervelli extraeuropei i big global players tedeschi affrontano la concorrenza dei loro "colleghi" degli Usa e di altre potenze all`avanguardia. Quindi, torniamo alla prima casella, sarebbe opportuna anche la pensione a 76 anni. Chi sa, se le riforme di Renzi avranno successo il problema un giorno si porrà anche da noi.

 

Fonte:
la Repubblica