Home Quem somos Legislação Estatuto Mensagem do Presidente Contato

São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 19:01 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 22:01
Aposentadoria/Pensioni
- INPS
- INSS
- Acordo Internacional
Cidadania Italiana
- Orientação
- Traduções
- Trentini/Sammarinesi
Destaques
Notícias
Links Úteis
Informações
- Brasil
- Itália
MARINA CALDERONE: PER RIFORMARE IL LAVORO SERVE “CORAGGIO”
 
 
 
 

"Obiettivo quinta settimana": questo il tema su cui si svilupperà la quinta edizione del Festival del Lavoro, che si svolgerà a Fiuggi dal 26 al 28 giugno 2014, preceduto dall`VIII Congresso Nazionale dei Consulenti del Lavoro. Nell’intervista rilasciata a IPSOA Quotidiano il presidente dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, Marina Calderone, sottolinea l’importanza di riforme strutturali coraggiose che puntino sul lavoro. “Coraggio significa anche saper dire no a nuovi ostacoli del mercato del lavoro e modificare regole che sono state pensate per un mondo che ormai non c`è più”.

 

 

Presidente Calderone la quinta edizione del Festival del lavoro si svilupperà (provocatoriamente) intorno al tema "Obiettivo quinta settimana". Quali sono a suo avviso le chiavi di svolta per uscire dalla crisi?
Occorre puntare prioritariamente sul lavoro. Mi riferisco anche a quello autonomo perché non bisogna dimenticare che il lavoro dipendente viene generato dalle imprese e dai professionisti. Senza lavoro autonomo non c`è lavoro dipendente. Sembrerà banale, ma troppo spesso viene dimenticato.
E poi occorrono investimenti per rilanciare l`economia ed un aumento dei redditi per far ripartire i consumi.
Le risorse vanno ricercate migliorando la qualità della spesa pubblica, e quindi riducendo gli sprechi e aumentando la capacità di utilizzo dei finanziamenti comunitari.
Il Paese continua a essere in grande difficoltà: preoccupanti sono i dati della disoccupazione, soprattutto giovanile. Pensa che il decreto Poletti possa fare da volano ad una ripresa dell’occupazione?
Non basta una legge a creare occupazione, ma certamente può contribuire a favorirla, perché molto spesso le rigidità delle regole non hanno prodotto alcun risultato se non quello di ingessare ulteriormente il mercato del lavoro in un momento nel quale occorrevano politiche opposte.
In merito al decreto Poletti, va evidenziato che il dibattito parlamentare è riuscito ad involgarire con la previsione di una sanzione (20%) per chi assume molto. Un ossimoro in un momento in cui la disoccupazione cresce in modo esponenziale.
Auspichiamo che sia il primo passo e che una riforma strutturale possa essere messa in campo con il disegno di legge sul cd. Jobs Act..
In prospettiva occorre superare la parcellizzazione di competenze in materia di lavoro modificando il titolo V della Costituzione. I dati sconfortanti sugli occupati con contratto di apprendistato, nonostante poco poi di due anni siano state messe in campo col testo unico, numerosi provvedimenti con modifiche ed incrementi delle agevolazioni, sono rappresentativi degli effetti di tale situazione.
“La riforma del lavoro dovrà essere l`occasione per emanare regole semplici e certe, sia al fine di prevenire orientamenti giurisprudenziali incostanti ed attività di vigilanza non omogenea, sia per indurre le imprese ad assumere”: ha dichiarato nel corso le audizioni presso la Commissione Lavoro del Senato sul disegno di legge delega in materia di lavoro. Come può essere migliorato il testo del provvedimento?
Proprio così, è sconfortante per un consulente del lavoro non riuscire a dare risposte sufficientemente certe ad un datore di lavoro rispetto a scelte che intende adottare. La Riforma Fornero ha incrementato ulteriormente tali criticità.
Migliorare le regole dunque e valorizzare strumenti di regolazione concordata di forme contrattuali da instaurare.
Prima di tutto rafforzare il ruolo della certificazione dei contratti e puntare sempre di più sulla deflazione del contenzioso tra datori di lavoro e lavoratori ma anche con la pubblica amministrazione rappresenta un passaggio importante verso la semplificazione del lavoro.
Sul fronte della vigilanza occorre assicurare uniformità ed anche un maggiore coordinamento per evitare duplicazioni di visite ispettive nei confronti di alcuni datori di lavoro e l`assenza di vigilanza per molto tempo nei confronti di altri. Inoltre, spesso si registrano interpretazioni differenti da parte dei diversi enti.
Il mondo del lavoro deve cambiare, quindi. A suo avviso quale sarà il ruolo dei Consulenti del Lavoro nel cambiamento, anche alla luce del riconoscimento della professione a livello europeo?
I consulenti del lavoro hanno creduto nel cambiamento ed hanno spinto a livello proposito o sulle riforme sia del lavoro che delle professioni. Di recente anche a livello europeo è stato riconosciuto il ruolo delle professioni e quello delle professioni così come è concepito nel nostro Paese. I consulenti del lavoro non si sono tirati indietro in questi anni nell`assumere un ruolo pubblicistico ed a garanzia delle parti, grazie alle terzietà del loro ruolo. Voglio ricordare a tal fine l`ultimo accordo di quest`anno tra Consiglio Nazionale dei consulenti del lavoro e Ministero delle lavoro per l`asseverazione della regolarità del rapporto di lavoro con importanti vantaggi per i datori di lavoro, lavoratori e pubblica amministrazione. Senza dimenticare il ruolo nella certificazione dei contratti di lavoro, conciliazione ed arbitrato.
Lo Stato deve concentrarsi sugli aspetti sostanziali, abbandonando le formalità e riconoscendo sempre di più la funzione pubblicistica dei consulenti del lavoro e delle professioni.
Pensando al lavoro come qualcosa di concreto … a cosa penserebbe?
Penso alle persone che ci stanno dietro.
Ai lavoratori che quel lavoro ce l`hanno già ai quali dico che bisogna contribuire a rafforzare l`impresa di cui fanno parte.
Ai disoccupati ai quali tutti dobbiamo contribuire a offrire delle risposte.
Noi sul piano del suggerimento delle criticità delle regole ma anche sugli strumenti che possono essere utili a rilanciare l`occupazione.
Ai datori di lavoro che soffrono da anni per la crisi che ancora non è assolutamente superata.
Al legislatore che ha il compito di offrire politiche concrete e coraggiose.
Ed è proprio il coraggio quello che è mancato in tutti questi anni in cui altri paesi hanno potuto affrontare meglio di noi questi anni difficili. Coraggio significa anche saper dire no a nuovi ostacoli del mercato del lavoro e modificare regole che sono state pensate per un mondo che ormai non c`è più.
Sono trascorsi 50 anni dalla legge n.1081 che istituì l’albo dei consulenti del lavoro. Un contesto completamente diverso da quello attuale. Basti pensare che ancora non c’era lo Statuto dei lavoratori e poi l’avvento di internet, l’euro, la crisi. Ma in tutti questi anni come è cambiata la professione.
La legge 1081 è del 1964, il periodo del boom economico dell`Italia. I consulenti del lavoro hanno accompagnato le imprese nella crescita anche di personale rivelandosi spesso anche preziosi dirigenti esterni. La maggior parte di quelle imprese, infatti, era costituita da piccole imprese che non avevano una struttura adeguata alla gestione delle le risorse umane. Ed è questo il ruolo che i consulenti hanno svolto e continuato a svolgere.
Dopo alcuni anni, nel 1970, è stato approvato lo Statuto dei lavoratori. Regole importanti, ma pensato per un sistema produttivo di stampo fordista che, come tutte le cose, non può essere uno strumento statico ma adeguato al contesto al quale si rivolge. Il lavoro che dopo 44 anni non è più quello di prima.
L`Innovazione tecnologica ha reso completamente superato quel sistema e l`avvento di internet ha aperto i mercati è cambiato anche lo stile dei consumi.
L`euro e la crisi per alcuni rappresentano l`una la causa, l`altro gli effetto dei nostri problemi. Penso che si sia creduto che l`entrata nell`euro potesse rappresentare per noi il superamento di ogni problema. Abbiamo, invece, scoperto cosa significhi competizione e competitività e noi rispetto agli altri paesi dell`euro abbiamo pagato i fardelli, gli sprechi e le mancate riforme che non siamo riusciti a fare.
Purtroppo a pagare sono stati soprattutto lavoratori, imprese e giovani che non riescono a trovare occupazione.
I consulenti del lavoro, anche in questa fase sono stati protagonisti affiancando le imprese nella gestione delle crisi aziendali e quindi degli esuberi.
Così come quotidianamente cercano di offrire consigli nella gestione delle risorse umane, dell`assunzione alla gestione del conflitto, dall`assistenza nella fase ispettiva alle relazioni sindacali. Senza dimenticare la consulenza tributaria, societaria e aziendale che molti consulenti svolgono.
In conclusione, in questi 50 anni da quel 1964 che vide nascere l`albo, i consulenti sono passati dalla busta paga a professionisti del lavoro a tutto campo con importanti attribuzioni anche in materia fiscale, contabile e societaria.
 
Fonte:
Ipsoa