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São Paulo, 17 Dezembro 2018 - 07:54 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 17 Dicembre 2018 - 10:54
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PENSIONI TARTASSATE, -1400 € IN 6 ANNI E PER OGNI NUOVO NEGOZIO CHIUSI DUE
 
 
 
 
Dal 2008, in 6 anni, un pensionato italiano ha perso 1.419 euro di potere d’acquisto, oltre 118 al mese. A dichiararlo è Marco Venturi, presidente di Confesercenti, in occasione dell’annuale incontro estivo dei pensionati della Fipac-Confesercenti, tenutosi quest’anno a Brindisi. «Siamo l’unico Paese - dice Venturi - dove i pensionati pagano, in proporzione, più tasse di quando erano attivi. Accade così che il pensionato subisca un maggior prelievo rispetto al dipendente e che tale extra imposta sia più forte tanto più la pensione è bassa: 72 euro per una pensione pari a tre volte il minimo e 131 rispetto alle pensioni d’importo inferiore. Nel resto d’Europa non è così; anzi, avviene il contrario. In tutti i Paesi, a parità di reddito, un pensionato paga in misura inferiore del dipendente». In conclusione- spiega Venturi «i nostri pensionati sono i più tartassati d’Europa»: su una pensione corrispondente a 1,5 volte il trattamento minimo Inps, un italiano paga in tasse il 9,17% dell’assegno previdenziale, mentre i suoi colleghi di Germania, Francia e Spagna e Regno Unito nulla. Confesercenti mette in evidenza anche il risultato che emerge nel caso di un trattamento pensionistico pari a tre volte il minimo: «Il pensionato italiano è soggetto ad un prelievo doppio rispetto a quello spagnolo, triplo rispetto a quello inglese, quadruplo rispetto a quello francese e, infine, incommensurabilmente superiore a quello tedesco: si va dagli oltre 4 mila euro sopportati dal pensionato italiano ai 39 a carico del pensionato tedesco!».

Ogni nuovo negozio ne chiudono due

Non arrivano notizie positive neanche sul fronte del commercio: come segnala l’ufficio studi di Confcommercio, nei primi cinque mesi dell’anno il numero di imprese del terziario di mercato che cessano l’attività continua a essere superiore a quello delle nuove iscrizioni. In pratica per ogni nuova apertura ne chiudono due. Inoltre, peggiora il saldo negativo (passato da -7.612 a -7.752), per le attività di alloggio e ristorazione, prevalenti nel turismo. Il Sud, con 17mila imprese in meno, si conferma in forte difficoltà. Per le imprese del terziario di mercato pur se il saldo tra aperture e chiusure continua a essere negativo, esso risulta tuttavia in leggero rallentamento rispetto all’anno scorso (-52.716 unità contro -55.815 dei primi 5 mesi del 2013), evidenzia l’Osservatorio. «Questi dati confermano, da un lato, il persistere di una fase di debolezza del ciclo economico e l’assenza di concreti e significativi segnali di ripartenza; dall’altro, evidenziano come le imprese di questo comparto, nonostante le difficoltà legate ad una domanda interna stagnante, all’elevata pressione fiscale, a un limitato accesso al credito, ai mancati pagamenti dei debiti della P.A., riescono a contenere gli effetti del protrarsi della crisi» sottolinea la Confcommercio. A questa performance fanno eccezione appunto le attività di alloggio e ristorazione, le uniche all’interno del comparto a registrare un peggioramento del saldo. Continua invece il trend espansivo del commercio ambulante.

 

Fonte:
Corriere della Sera