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São Paulo, 17 Dezembro 2018 - 07:58 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 17 Dicembre 2018 - 10:58
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LA SAN PAOLO CHIC E LA PROTESTA DEL LIBRO
 
 
 
 

Nel quartiere bene della città che ieri ha salutato il Mondiale
Voglia di riscatto: «Curateci Neymar con questa sanità malandata»

giulia zonca
INVIATA A SAN PAOLO

La prima voce che esce dal silenzio post traumatico è fioca e benestante. Parte dal quartiere Jardins di San Paolo dove la città somiglia all’Europa. Negozi, locali e design su strade ordinate che hanno fretta di andare oltre. Il Masp, punto di riferimento culturale con la sua architettura d’Avanguardia, l’Avenida Paulista, simbolo del posto e i Grandi Magazzini che varano già i «Saldi Copa»: tutto al 50 per cento a partire dalle mutande sponsorizzate con il cartonato gigante di Neymar. 

 

Lo slogan del quartiere dice «Adesso apriamo i libri», nasce da un’idea di Grazi, dinamica e raffinata donna del quartiere, si muove su Facebook, si ripete nei salotti, nei ritrovi di circoscrizione. Percorso limitato però non un girotondo afono, è un fronte che prova a strutturarsi. Cercano una strada tra il grido di protesta che incendia gli autobus e la sbronza collettiva da pallone e disfatta. La squadra deve ripartire da zero e il Brasile quasi: «Abbiamo avuto il nostro Mondiale, ci siamo ubriacati di pallone nel bene e nel male ora pensiamo all’istruzione, a leggere, a far crescere qualcosa». Tentano di legare bambola sociale e calcistica. Persino di accettare che in questo Paese innamorato del futebol le due cose si muovono insieme: «Avevamo una squadra debosciata perché cresciamo ragazzi debosciati».  

 

A tre mesi dalle elezioni il messaggio è chiaro, le lacrime della Seleçao hanno spazientito il quartiere bene di San Paolo che dopo la batosta si è svegliato triste e sollevato. Contrasto solo apparente. Tifare contro la bandiera non è un’opzione, il motivo per cui il calcio funziona così bene come oppio dei popoli è proprio il senso di appartenenza che riesce a scatenare, ma l’idea che la politica potesse sventolare una vittoria per sostenere che lo Stato è una favola aveva spaventato chi sa bene come il benessere stia scivolando via. Il divario tra le classi non farà che aumentare. Thais, che fa il ginecologo, racconta il tormentone scattato negli ospedali dopo l’infortunio a Neymar. «Questo governo ha varato un programma per importare medici cubani e mandarli nelle province più lontane, credono di risolvere i problemi con gesti eclatanti buoni solo come propaganda. Non avete dottori quindi ne portiamo a casa un centinaio, li sparpagliamo per l’infinito Paese senza tirocinio, formazioni unificate o direttive e chiudiamo il fascicolo. Hanno fatto così. Curateci Neymar adesso con questa sanità rattoppata. Quando è uscito in barella stavo con un gruppo di amici e abbiamo tutti pensato la stessa cosa. Dategli un medico cubano sottopagato e senza nessuna possibilità di far bene il suo mestiere». Il cartonato vende mutande a metà prezzo e il Neymar vero diventa involontario testimonial di quello che non va. 

 

FONTE:
LA STAMPA