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São Paulo, 10 Dezembro 2018 - 11:17 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 10 Dicembre 2018 - 14:17
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PENSIONI, ECCO I NUOVI COEFFICIENTI DI TRASFORMAZIONE
 
 
 
 
L`età in cui si lascia il lavoro incide sulla rendita previdenziale. Se in passato con il metodo retributivo ciò era era vero sino ad un certo punto, ora, con il sistema contributivo lasciare piu` tardi può significare un aumento anche del 20% della rendita previdenziale. Vediamo perchè. 

Questo meccanismo è regolato dai coefficienti di trasformazione, parametri che, in pratica, traducono l`ammontare dei contributi versati (e rivalutati) nell`arco della vita lavorativa nella rendita previdenziale che sarà concretamente corrisposta al pensionando. In generale dunque maggiore è l’ età, minore sarà il periodo (presumibile) di erogazione e, a parità di montante, la pensione sarà più elevata.

Il meccanismo è piuttosto semplice se si conoscono alcuni parametri di base. Prima di tutto il montante contributivo complessivo. Per determinarlo bisogna prendere la base imponibile contributiva corrispondente ai periodi di contribuzione (obbligatoria, da riscatto, da ricongiunzione, figurativa e volontaria) posseduta dall`assicurato in ciascun anno. L`imponibile di ogni anno va moltiplicato per l`aliquota di finanziamento (per i lavoratori dipendenti pari al 33%). E si ottiene così il montante annuo.

Si fa la sommatoria dell`ammontare dei contributi di ciascun anno così determinati, rivalutandoli annualmente sulla base del tasso di capitalizzazione (si veda la tabella a lato) ottenendo così il montante contributivo complessivo.

Per comprendere questi passaggi ipotizziamo il calcolo di una prestazione pensionistica di una "contributiva pura", cioè di una lavoratrice donna che ha compiuto 60 anni nel 2011 e ha iniziato a lavorare nel 1996 come lavoratrice dipendente iscritta nel fondo pensione lavoratori dipendenti INPS. La decorrenza della sua pensione sarebbe stata fissata nel 2012. 

Il montante individuale va rivalutato ogni anno con il coefficiente di capitalizzazione dell`anno successivo. Si utilizza il coefficiente 1 per gli ultimi 2 anni antecedenti la decorrenza della prestazione.

Per determinare la pensione mensile sarà sufficiente prendere il montante complessivo (141.213,09 euro) e moltiplicarlo per il coefficiente di trasformazione relativo all`età in cui la lavoratrice ottiene la decorrenza della pensione. Nell`esempio sopra esposto la lavoratrice uscirà a quasi a 61 anni e pertanto il coefficiente sarà molto vicino al 4,8%. In tal caso la pensione annua sarà pari a 6.775 euro circa (141.213,09 x 4,798% = 6.775) ovvero 521 euro al mese (6.775 / 13 mensilità).

Nello stesso esempio se la lavoratrice dilatasse l`uscita dal lavoro a 66 anni il coefficiente da applicare sarebbe pari a 5,62% e pertanto la pensione arriverebbe a 7.936 euro all`anno (oltre 600 euro al mese). La tabella a lato mostra il progressivo innalzamento dei coefficienti di trasformazione attualmente vigenti.

Come si nota i coefficienti arrivano sino a 70 anni ma questi valori - stante l`interpretazione restrittiva fornita dal legislatore sulla possibilità di prolungare l`attività lavorativa oltre il compimento dell`età pensionabile - sono attivabili solo da una elite composta da pochi "fortunati". Ciò in quanto solo alcune categorie di lavoratori potranno concretamente prolungare la permanenza oltre i 66/67 anni di età.  

 

Fonte:
Pensioni Oggi.it