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São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 16:31 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 19:31
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CITTADINANZA ITALIANI ALL’ESTERO, 300 EURO COME TERMOMETRO DI ITALIANITÀ
 
 
 
 
In data 23 giugno, il Parlamento Italiano ci ha sorpreso tutti con la conversione in legge del decreto 66/2014 "Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale", presentato dal governo Renzi, che prevede la tassa di 300 euro per tutti coloro che regolarizzano la propria condizione di cittadini italiani in quanto figli discendenti da italiani. 

Per poter capire la portata dell’ingiustizia di tale provvedimento nei confronti degli Italiani all’Estero, bisogna risalire al concetto di cittadinanza per l´ordinamento italiano, altrimenti si cade nella solita protesta sterile senza alcun fondamento giuridico, vulnerabile di qualsiasi giustificazione di comodo.

In Italia, vige il principio dello “ius sanguinis”, ciò significa che per poter godere della cittadinanza italiana, bisogna aver sangue italiano e cioè non importa in quale territorio del mondo si nasce, ma ciò che importa è avere il sangue italiano. Quindi, quando nasce una persona in Italia, se i suoi genitori sono anche loro italiani, il nascituro viene presentato presso il Comune e immediatamente gli viene riconosciuta la propria cittadinanza italiana. Lo stesso avviene se la persona nasce fuori dai confini dello Stato Italiano: non è rilevante dove si nasce, se i genitori sono  italiani. In questo caso bisognerà dirigersi al Consolato Italiano di riferimento ed informare della nascita affinchè venga riconosciuta la cittadinanza italiana i cui effetti cominciano a decorrere dal momento della nascita della persona; tale dichiarazione non ha limiti di scadenza.

Ora bene, si è approvata una legge che nell’ipotesi in cui il soggetto nato fuori del territorio italiano comunica la propria nascita dopo il 18° anno di età è suscettibile al pagamento di una tassa di 300 euro. Questo provvedimento crea così una totale disparità di trattamento tra persone che vantano lo stesso diritto, infatti se per caso questo soggetto nascesse in Italia e non fosse dichiarata la sua nascita fino al 18° anno di vita, egli non dovrebbe pagare nulla, sicchè tale provvedimento nell’affrontare uguali argomenti applica trattamenti diversi, creando una situazione totalmente anticostituzionale, giacchè l’art. 3 della Costituzione italiana dice:  “tutti siamo eguali davanti alla legge”.

E non solo, addirittura il trattamento è peggiorativo nei confronti dei cittadini italiani quando lo paragoniamo al cittadino straniero che pretende essere italiano “ius matrimonis”, infatti a questo gli si chiede di pagare soltanto 200 euro. Ma il fatto scandaloso sta sopratutto nelle motivazioni che hanno voluto supportare alcuni responsabili, appartenenti alla maggioranza di governo, di questo provvedimento anticostituzionale. Hanno giustificato la decisione adducendo che il pagamento dei 300 euro costituiva una opportunità per il cittadino italiano nato all’estero di dimostrare la propria lealtà alla Repubblica Italiana, pagando la cospicua tassa.

Altri sono ancora più disonesti, tergiversando i fatti, stanno facendo credere alla collettività che quel denaro andrà a risolvere il problema della mancanza di fondi dei Consolati, per migliorare i loro servizi. Mendace rumore, lontano dalla realtà. Quei soldi non saranno affatto destinati ai Consolati.

Comunque, per i padri di questo obbrobrioso provvedimento, coloro che nascono nel territorio italiano hanno già dalla nascita una italianità consolidata per il semplice fatto di essere nati dentro le mura, quindi esonerati della dimostrazione di lealtà. Ogni volta che l´Italia è in difficoltà economiche, il governo di turno chiede ai suoi connazionali dei sacrifici, anzichè applicare misure di economia qualificata e intelligente che garantiscano il vero progresso del Paese. Subito dopo la guerra, il governo di turno, consigliava i nostri giovani, di esplorare nuovi orizzonti e cercare fortuna altrove. Senza alcun pudore, la nostra gioventù veniva esortata ad emigrare, lo Stato di turno chiedeva così sacrifici enorme, per amor Patrio. Oggi giorno, questi giovani di allora continuano ad essere penalizzati e vengono trattati in modo discriminatorio quando ai loro discendenti viene chiesta la prova di lealtà: 300 euro!

 

 Fonte:
Italia chiama Italia
Tersa Giustinano                                                                                     
*avvocato in Italia e in Venezuela