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São Paulo, 17 Dezembro 2018 - 07:54 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 17 Dicembre 2018 - 10:54
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ELEZIONI COMITES RINVIATE, LE REAZIONI DEGLI ELETTI ALL’ESTERO
 
 
 
 
oma - Una decisione prevedibile per alcuni, un risultato ottenuto per colpa dei tempi e non dei metodi secondo altri. Le reazioni alla decisione del sottosegretario Mario Giro e del ministro degli Esteri Gentiloni di rinviare le elezioni dei Comites all`aprile del 2015 variano in base al colore politico, anche se alcuni democratici non rinunciare a lanciare un velato “ve l’avevamo detto” tra le righe.

ItaliaChiamaItalia ha sentito alcuni eletti all`estero sul tema del rinvio dei Comites: ecco cosa ci hanno detto. 

“Dopo il danno, anche la beffa. Il Pd, Giro e il governo hanno dimostrato una cialtronaggine che va ben oltre il livello consentito”. Non usa mezzi termini il deputato forzista Guglielmo Picchi, eletto alla Camera in Europa. “Io stesso avevo presentato un emendamento – ricorda Picchi a colloquio con Italiachiamaitalia.it - nel quale proponevo di svolgere le elezioni entro il 30 giugno, ma la Garavini mi prese da parte per dirmi che loro ‘cambiavano verso’ e così via. Adesso, però, prendono una decisione che di fatto ricalca quanto da me proposto”.

IL COMMENTO DI ALDO DI BIAGIO, PI

“Ancora non si capisce bene che cosa avverrà – continua l’azzurro -, l’unica cosa certa è che il decreto deve essere firmato dal presidente della Repubblica ed essere convertito in legge entro il 10 gennaio. Non so che cosa intenda fare il Pd, secondo me vogliono riaprire i termini lì dove non sono riusciti a presentare le liste. Per quanto riguarda Forza Italia, mi limiterei alle città dove non è stata presentata alcuna lista, anche perché riaprire in corso d’opera mi sembra veramente oltre ogni limite”.

“Presenterò diversi emendamenti – conclude il deputato - affinché ci si possa iscrivere per votare fino all’ultimo giorno. Interrompere trenta giorni prima significherebbe ritrovarci allo stesso punto del problema, un problema creato dalla cialtronaggine – ribadisce Picchi - con la quale si è organizzato tutto il sistema da parte del Pd e del governo. Quanto sta accadendo, infine, non può evitare di far insorgere molti dubbi sull’idea che si possa applicare l’inversione dell’opzione anche nelle elezioni politiche. Così rischiamo che non voti nessuno e il Pd, ora, ne ha avuto la dimostrazione con fatti concreti”.

IL COMMENTO DI CLAUDIO MICHELONI, PD

“La decisione del governo è stata presa in seguito al parere della commissione, come ci ha confermato lo stesso Giro, e alla luce della bassa percentuale di iscrizioni” commenta Fabio Porta, eletto alla Camera in Sud America con il Pd che, a chi domanda se per caso non si tratti di un tentativo di riaprire alla possibilità di presentare altre liste, risponde: “l’unica preoccupazione è legata al livello di partecipazione elettorale e non alla presenza di ulteriori liste, non si registrano esigenze in questo senso”.

“Non credo che l’idea di applicare l’inversione dell’opzione sia intaccata da quanto accaduto – risponde inoltre Porta -, certo dovremo riflettere su questo sistema in vista delle politiche, ma avviare una riflessione non significa metterla in discussione. La bassa percentuale dei connazionali registrati confermano solamente una grande lontananza tra elettori e rappresentanze – aggiunge ancora Porta, secondo il quale non è esatto parlare di una pessima figura da parte del Pd e del governo, soprattutto di fronte agli occhi di chi ha sempre contestato le modalità scelte per le rielezioni dei Comites. La scarsa partecipazione non è dovuta al meccanismo in se stesso, ma al poco tempo concesso per registrarsi, si tratta di due cose diverse ed è innegabile che il disinteresse si sia sommato alle tempistiche ridotte, creando così i risultati che vediamo tutti”.

IL COMMENTO DI TURANO E GIACOBBE, PD

“Desidero che ci sia estrema chiarezza su quanto sta accadendo – dichiara il deputato Marco Fedi, eletto in Australia con il Pd. “Il governo ha preso atto dei dati, ha valutato il numero di iscrizioni molto basse e ha stabilito di poter fare un ulteriore sforzo trasferendo tutto a una data più avanti nel tempo e stabilendo il 18 marzo come termine ultimo per iscriversi e poter così votare, successivamente, il 18 aprile”.

“È una scelta che viene consentita sia da una logica politica che dalla disponibilità delle risorse. È tutto ragionevole e plausibile, ma voglio sottolineare che era proprio questa la nostra richiesta, avanzata fin dal primo giorno. Era normale che andasse a finire così, visto che gli elettori hanno avuto solo quattro settimane di tempo a propria disposizione. Per questo riteniamo questa decisione ragionevole e la sosteniamo con decisione”.

“E proprio perché si tratta di una soluzione ragionevole, tutto deve rimanere nei termini della legalità – aggiunge ancora Fedi -, dove si sono presentate le liste si va avanti e non bisogna riaprire nulla, altrimenti saremmo subissati da una pioggia di ricorsi”.

“Dove non ci sono liste, se tecnicamente esiste un modo per farlo senza mettere in discussione le altre situazioni, possiamo valutare, se invece bisogna soddisfare un’esigenza politica allora sarebbe meglio azzerare, cancellare tutto e fare una vera riforma. Puntiamo a una vera riforma, lo dico dal primo giorno, se questa è la condizione in cui ci troviamo forse avremmo fatto meglio a riformare radicalmente Comites e Cgie”.

“Di fronte a questo slittamento della data non c’è da glorificarsi, ma nemmeno da distruggere quanto fatto finora, dobbiamo solamente rimboccarci le maniche e darci da fare per allargare l’elettorato, spero che nei Comites rinnovati avremo tanti volti nuovi con i quali ideare la riforma”.

“C’è una cosa della quale sono certo, è che siamo di fronte all’ennesima pagliacciata di un governo che ha combinato un grande pasticcio e che, per quanto riguarda gli italiani all’estero, è il peggiore della storia della Repubblica”. È duro il commento di Ricardo Merlo, presidente del Maie, il Movimento Associativo Italiani all’Estero. “Non si capisce ancora che cosa farà il governo perché, da una parte, alcuni dicono che si posticipa solo la data delle elezioni mentre, dall’altra parte, c’è chi parla di una possibile riapertura delle liste, una cosa giuridicamente discutibile, anche perché le liste già in essere potrebbero presentare ricorso”.

Picchia duro Merlo: “il responsabile è il governo Renzi. Io inviterei i nostri colleghi, che dicono di aver fatto tanto per avere questo piccola vittoria, a occuparsi di cose più importanti, ad esempio i soldi che il governo toglie a scuole, patronati e camere di commercio. Lì dobbiamo metterci tutti insieme e ricattare il governo, ora voglio vedere con la legge finanziaria quante risorse ci saranno per la politica italiana nel mondo, invece di aumentare diminuiscono. Se si legge la finanziaria si nota subito come ci siano meno soldi per scuole e docenti all’estero, i patronati sono un’istituzione simbolica che lavora da sempre con gli italiani all’estero. Sono queste le cose principali da fare, poi noi siamo pronti a fare le elezioni ora o tra venti mesi, con una o venti liste, ma l’importante è rinnovare i Comites”.

"Considero la decisione di posticipare le elezioni Comites presa ieri dal Consiglio dei Ministri un`ottima notizia", commenta Renata Bueno, deputata eletta in Sud America con l’Usei e attualmente nel gruppo Misto. "Si tratta, infatti, di una grande opportunità di continuare a lavorare duramente affinché il maggior numero di cittadini italiani si iscriva per votare. Farò quindi tutto il possibile per sfruttare al meglio questi quattro mesi, che per fortuna il governo si è reso conto essere necessari per incentivare l`informazione e andare oltre la soglia attuale del 2% degli iscritti. Riaprire anche i termini per la presentazione delle liste sarebbe interessante, ma certamente, considerato quanto fatto fin qui, rappresenterebbe una complicazione".

 

Fonte:
Italia chiama Italia