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São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 19:02 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 22:02
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IL BRASILE ATTENDE IL NUOVO MINISTRO DELLE FINANZE, MA I MERCATI NON SI FIDANO DELLA ROUSSEFF
 
 
 
 

Dopo avere vinto di misura le elezioni presidenziali in Brasile di ottobre, ottenendo un secondo mandato, Dilma Rousseff deve sciogliere il nodo più importante della sua futura amministrazione, che sarà in carica da gennaio: il nuovo ministro delle Finanze. Il ruolo è ricoperto attualmente da Guido Mantega, considerato il principale responsabile della crescita debole dell’economia del paese, che quest’anno rallenterà a un impalpabile 0,2%. Che proprio Mantega sia visto come fumo negli occhi da parte degli investitori lo dimostra il fatto che in piena campagna elettorale, a settembre, la Rousseff promise al paese che lo avrebbe sostituito, in caso di vittoria.

Stando ad alcune indiscrezioni, riportate da Folha de San Paulo, il presidente potrebbe chiamare nella sua nuova squadra Joaquim Levy, che tra il 2003 e il 2006 fu a capo delle Finanze sotto la presidenza Lula, ai tempi in cui l’economia brasiliana cresceva a una media del 5,7% all’anno.

 

Real in picchiata

Considerato più “market-friendly”, Levy potrebbe essere l’asso nella manica di Rousseff per riacquistare la fiducia perduta dei mercati, che dalla fine di settembre ad oggi hanno scommesso ben 31 miliardi di dollari contro il real, che ha perso il 12%, il calo più elevato dopo lo yen. Dal gennaio 2011, mese in cui il presidente attuale è in carica, la valuta ha perso il 40%, quando negli 8 anni di Lula aveva guadagnato il 100%. Dall’agosto del 2013, l’istituto centrale ha dovuto intervenire per il 28% delle riserve o 105 miliardi di dollari per difendere il real con swaps sul cambio.

Il problema dei prezzi

Nonostante la disoccupazione sia ai minimi di sempre, l’inflazione è salita a settembre al 6,75%, sopra il target della banca centrale del 4,5%, più un margine del 2% verso l’alto e il basso. A ottobre e novembre, tuttavia, si è registrata una timida decelerazione, rispettivamente al 6,62% e 6,42% annuo. Ma gli analisti hanno alzato le attese per quest’anno dal precedente 6,40% al 6,43% e per l’anno prossimo dal 6,40% al 6,45%. Il pil, invece, nel 2015 crescerebbe solo dello 0,8%.

 

Quale che sia il prossimo ministro delle Finanze, avrà un gran da fare. Non solo l’economia è in stagnazione, tecnicamente in recessione dall’inizio dell’anno, ma il deficit è salito al 4,9% e gli analisti non sembrano convinti che sarà facile tagliare la spesa pubblica, tanto che a marzo S&P ha declassato il rating sovrano a BBB-, il livello più basso di “investment grade”.

Le sfide del secondo mandato saranno due: la crescita e l’inflazione. Nel suo primo discorso dopo la riconferma, Dilma Rousseff ha promesso che farà “anche meglio” dei primi 4 anni, riconoscendo che l’inflazione vada fermata e che la crescita andrà sostenuta. Non sarà facile convincere gli investitori esteri a cambiare idea sulla sua politica. Non è un mistero che tifassero un pò tutti contro di lei.

 

Fonte:
Investire Oggi