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São Paulo, 11 Dezembro 2018 - 02:48 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 11 Dicembre 2018 - 05:48
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PATRONATI, IN PARLAMENTO TUTTI CONTRO I TAGLI
 
 
 
 
Mancano poche ore al voto finale sulla legge di stabilità in commissione Bilancio alla Camera e, tra gli ultimi voti in ballo, c’è proprio quello sul taglio dei fondi per i patronati: una sforbiciata da circa trecento milioni di euro per il 2015 e di 150 l’anno a regime, che di fatto porterebbe al licenziamento di circa 10 mila operatori e alla fine di questa essenziale forma di welfare e di assistenza gratuita per milioni di cittadini.

A meno di sorprese, però, l’esito descritto dovrebbe essere scongiurato. Contro la norma proposta dal governo si sono mobilitati non solo i diretti interessati e gli stessi cittadini ma centinaia di parlamentari di tutti i gruppi politici. Una raffica di emendamenti si è abbattuta sulla misura governativa con centinaia di firme di deputati contrari alla soluzione finale per i patronati.

Dal Pd, con oltre 140 firmatari, a Forza Italia, da Sel alla Lega, i gruppi di maggioranza e di opposizione hanno presentato e sostenuto, in pratica, lo stesso emendamento finalizzato alla cancellazione del taglio e al ripristino del fondo per i patronati. Tutti nella consapevolezza che ogni altra soluzione finirebbe per provocare un danno non solo ai lavoratori dei patronati (e certo mettere per strada 10 mila persone non è un effetto da poco), ma soprattutto ai cittadini. E, a ben vedere, anche alle casse pubbliche.

Sul primo versante, tanto più dopo la telematizzazione completa dei servizi dell’Inps, a diretto contatto con le persone sono rimasti solo gli operatori dei patronati. Per quanto riguarda, invece, il risparmio per lo Stato, basta osservare che il fondo per il 2013 ammonta a 430 milioni, mentre il sistema dei patronati garantisce complessivamente al bilancio pubblico un risparmio annuo di oltre 657 milioni di euro: 564 milioni di euro per l’Inps, 63 milioni di euro per l’Inail e 30,7 milioni di euro per il Ministero degli Interni.

Se questo è il quadro di riferimento, si comprende come il Parlamento si sia mobilitato in forze per evitare il peggio. In questa direzione si è mosso anche il governo e, in particolare, il Ministero del Lavoro, ipotizzando una soluzione che, in parte, ridurrebbe a 75 milioni l’entità della sforbiciata e, in parte, favorirebbe una sorta di apertura dei patronati al mercato, naturalmente con servizi pagati dai cittadini.

Ma per i vertici dei patronati le ipotesi relative alla revisione del taglio al fondo patronati e alla riforma del sistema, attualmente proposte dal governo, provocherebbero l’inevitabile azzeramento del ruolo sociale di questi soggetti. «L’orientamento, infatti, pare essere quello di “incrociare” i bisogni di tutela delle persone – si osserva - con il mercato, dando il via ad una corsa sfrenata ad accaparrarsi la difesa dei diritti previdenziali e socio-assistenziali, rigorosamente a pagamento, in nome del perseguimento di obiettivi legati a logiche di nicchia. Logiche che rappresentano il vero problema di questo Paese». «Inoltre, un provvedimento come quello prospettato – si aggiunge - rappresenta una palese violazione costituzionale: il ruolo di tutela gratuita dei patronati è previsto dall’articolo 38 della Costituzione come diritto dei cittadini. Un intervento di riduzione del fondo, tale da non consentire la sopravvivenza del sistema, se non a pagamento, ne lede in maniera evidente la natura così come prevista dalle norme costituzionali».

A questo punto, a poche ore dalla decisione della Camera, più che sull’emendamento del governo, si confida sulla valanga di richieste di modifica arrivate dai parlamentari.

Raffaele Marmo

 

Fonte:
le nostre pensioni