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São Paulo, 11 Dezembro 2018 - 09:32 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 11 Dicembre 2018 - 12:32
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L’FMI DIMEZZA LE STIME SULL’ITALIA: LA CRESCITA 2015 SI FERMERÀ ALLO 0,4%
 
 
 
 

I tagli più forti alle previsioni di crescita sono per l`Italia, ma anche gli altri grandi Paesi dell`Eurozona, dove la politica monetaria è «lenta a rispondere», crescono meno di quello che si aspettava a ottobre.

Il Fondo monetario pubblica oggi le sue nuove previsioni economiche (l`aggiornamento del World Economic Outlook) e, nonostante il vistoso calo dei prezzi del petrolio e il miglioramento degli Stati Uniti, la crescita globale risulta inferiore alle stime di tre mesi fa. «Nuovi fattori a sostegno della crescita – dice Olivier Blanchard, capo economista dell`organizzazione di Washington – come il calo dei prezzi del petrolio, ma anche il deprezzamento dell`euro e dello yen, sono più che compensati dal persistere di forze negative, compresa l`eredità della crisi e la crescita potenziale più bassa in diversi Paesi».

Per l`Italia, l`Fmi ha tagliato le stime di mezzo punto percentuale sia quest`anno sia l`anno prossimo e prevede ora una crescita dello 0,4% nel 2015 (in linea con quanto prevede Bankitalia) e dello 0,8% nel 2016 (Bankitalia invece prevede un +1,2%), dopo una contrazione dello 0,4% nel 2014 e dell`1,9% nel 2013. L`area dell`euro dovrebbe, come gli altri Paesi industriali, giovarsi del petrolio basso, oltre che della svalutazione dell`euro, dell`allentamento della politica monetaria e di una politica fiscale meno restrittiva, secondo l`Fmi, ma la sua crescita è inferiore al previsto, in questo caso dell`1,2% quest`anno e dell`1,4% il prossimo. Sono cifre più o meno in linea con quelle della Germania, ma sia le une sia le altre sono state ridimensionate rispetto alle stime di ottobre. L`unico dei grandi Paesi dell`Eurozona che resiste ai tagli degli economisti dell`Fmi è la Spagna, che dovrebbe crescere quest`anno del 2%, un +0,3% in più rispetto alle stime di tre mesi fa.

Per l`Eurozona, sostiene Blanchard, ci aspettavamo un rimbalzo degli investimenti, che non si è materializzato e che probabilmente dipende dalla debolezza della domanda anche delle esportazioni, a causa del rallentamento dei mercati emergenti. «È possibile che siamo troppo pessimisti riguardo all`effetto positivo nei prossimi mesi del calo del prezzo del petrolio», sostiene il capo economista del Fondo. L`analisi dell`Fmi osserva che l`inflazione dell`area euro è calata ancora e nuovi shock negativi, interni o esterni, potrebbero portare a un`inflazione più bassa in modo persistente o a un declino dei prezzi, dato che la politica monetaria è lenta a rispondere. Da tempo, l`Fmi sostiene che la Banca centrale europea dovrebbe adottare nuovi stimoli monetari, compreso l`acquisto di titoli di Stato, che potrebbe essere finalmente decretato giovedì.

A livello globale, la crescita attesa è stata ridotta dello 0,3% nei prossimi due anni e dovrebbe fermarsi al 3,5% nel 2015 e al 3,7% nel 2016. L`unico punto inequivocabilmente positivo sono gli Stati Uniti (che cresceranno del 3,6% quest`anno e del 3,3% l`anno prossimo, meglio delle stime di ottobre), grazie a una domanda interna più robusta, mentre anche il Giappone, che nel terzo trimestre del 2014 è ricaduto in una recessione tecnica (due trimestri consecutivi di contrazione), fatica a rispondere alla massiccia azione di stimolo delle autorità. Il Fondo vede quindi un`accentuazione della divergenza fra Stati Uniti da un lato e area euro e Giappone dall`altro.

Nei Paesi emergenti e in via di sviluppo, la crescita dei prossimi due anni dovrebbe rimanere più o meno stabile, ma anche in questo caso è stata ridotta rispetto alle stime di ottobre, per tre ragioni: la Cina, la Russia e l`impatto del calo del petrolio sui Paesi esportatori, oltre che delle difficoltà di altre materie prime. In Cina, sostiene Blanchard, le autorità stanno prendendo le misure giuste. In questo momento sembrano più preoccupate di sanare le vulnerabilità, per esempio nel settore finanziario, che di spingere la crescita. La Russia chiuderà il 2015 con una crescita negativa del 3%, mentre a ottobre era attesa un`espansione dello 0,5%, e si contrarrà anche nel 2016, per effetto del crollo del petrolio e delle sanzioni. Secondo la Bers, la banca che opera in Europa dell`Est, che a sua volta ha diffuso le sue previsioni ieri, l`economia russa si contrarrà addirittura del 4,8% quest`anno e questo trascinerà in recessione tutta la regione, che accuserà una crescita negativa dello 0,3%, secondo l`istituzione londinese. Anche questa previsione è soggetta a considerevoli rischi, nota la Bers.

 

Fonte:
Il Sole 24 Ore