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São Paulo, 14 Dezembro 2018 - 17:32 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 14 Dicembre 2018 - 20:32
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LE CUPE PROSPETTIVE PENSIONISTICHE: COME RIMEDIARE
 
 
 
 
Poletti evoca future instabilità sociali dovute al problema delle pensioni. Come porvi rimedio è una strada tutta in salita. Mettere un freno all’utilizzo del tfr per la complementare può rivelarsi un errore fatale. Lo spettro di nuovi Umberto D.

I giovani non ricorderanno il film Umberto D. Non ci sono supereroi, né corse di macchine impazzite, né sparatorie. E’ un film di De Sica del 1952 che scatenò aspre polemiche da parte delle autorità perché si metteva a nudo la povertà dei pensionati di allora. Umberto D con una pensione di 18000 lire non ce la faceva ad andare avanti e pensa al suicidio.
Oggi l’assegno medio netto mensile dei pensionati italiani è di circa 700/ 800 euro. Per essere più esatti il 42,6% dei pensionati, percepisce un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro al mese; il 38,7% tra 1.000 e 2.000 euro, il 13,2% tra 2.000 e 3.000 euro; il 4,2% tra 3.000 e 5.000 euro e il restante 1,3% percepisce un importo superiore a 5.000 euro.
Il che significa che la maggioranza della popolazione anziana non potrà affrontare adeguatamente la vecchiaia se non c’è un Welfare familiare di sostegno. Cosa sempre più difficile per la scomposizione dell’assetto familiare, che da patriarcale è diventata nucleare, e la presenza sempre maggiore dei single che ora sono nella fase attiva di lavoro, ma che diventerà una fascia consistente dei futuri pensionati.
Uno scenario noto ormai da tempo e per porvi rimedio la legge ha previsto la possibilità di costruirsi una pensione che vada ad aggiungersi a quella dell’Inps, la cosiddetta pensione complementare o integrativa.
A tutt’oggi sono ancora pochi coloro che hanno scelto questa strada perché sottovalutano il problema, forse perché pensano che il futuro non sarà proprio così nero come viene presentato oppure, più realisticamente specie i giovani, non dispongono di un lavoro di cui la pensione è una derivazione consequenziale.

In ogni caso bisogna aver chiaro la necessità del risparmio previdenziale, saper rinunciare a delle risorse disponibili oggi per soddisfare bisogni di domani, quando per vecchiaia o per altro non si avrà nessuna fonte per procurarsi un reddito aggiuntivo.
Molti sono bloccati dalla paura di non poter permettersi la previdenza complementare. Ma costa veramente tanto costruirsi una pensione di scorta? Tutt’altro, con carta e penna alla mano si vede che il costo è pressoché “irrisorio” a fronte di indiscutibili vantaggi immediati e futuri. Quelli immediati sono un risparmio fiscale, quelli futuri sono una rendita mensile, sempre a tassazione agevolata.
Si può usare il termine “irrisorio” perché il costo maggiore di un piano di accumulo previdenziale è sostenuto dall’utilizzo del TFR: utilizzare il TFR per la previdenza complementare a volte spaventa, molti preferiscono avere rendimenti garantiti dal trattamento di fine rapporto anziché rischiare con le oscillazione dei mercati finanziari. Si dimentica che nel lungo periodo le oscillazioni negative generalmente vengono tutte riassorbite..
Ma andiamo con ordine, per avere la pensione Inps bisogna avere un’età, fra i 66 ed i 70 anni e 20 anni di contributi. Grosso modo l’assegno sarà fra il 40/50% dell’ultimo stipendio: Invece dell’attuale assegno medio di 800 euro, si avrà una pensione quasi uguale all’assegno sociale, di circa 500 euro. E’ chiaro che non basterà. Se ne è accorto perfino Poletti, che di mestiere fa il ministro non solo del lavoro, ma anche delle pensioni e forse avrà sentito parlare del film di De Sica. Suo è il drammatico grido d’allarme che se non si riforma la legge Fornero ci sarà un’emergenza sociale.
Intanto che il ministro ponga mano ai suoi correttivi, non c’è altra strada che fare da soli e partire con un piano di accumulo presso un fondo pensione. Secondo uno studio fatto da ENPA Italia per l’inserto di Venerdì di Repubblica del 7/2/14 (“Per le pensioni è arrivata l’ora X “– G Baldini) versando 5000 euro all’anno, tutti esentasse, per 20 anni, pari a 416 euro mensili ( in realtà si tratta solo di circa 30 euro perché il resto è dato dal Tfr che matura e dal contributo del datore di lavoro) con un rendimento medio lordo dell’8%, il capitale accumulato si può incrementare fino all’80% dando una pensione aggiuntiva che potrebbe raggiungere anche i 750 euro al mese. Cioè l’Inps te ne garantisce 650 euro ( perché la pensione non potrà essere inferiore ad una volta e mezzo l’assegno sociale) e la complementare altrettanto e forse più.
Una prospettiva da tenere saldamente ed immediatamente in considerazione.
Il governo, nel concreto, da una parte si preoccupa per i futuri pensionati e dall’altra parte, nel concreto, disincentiva la previdenza complementare. Già sono state elaborate alcune stime che mostrano come per effetto dell’aumento della tassazione sui rendimenti finanziari dei fondi pensione, passato dall11.5% al 20%, comporterà una perdita secca della rendita attesa, secondo Prometeia dall’1 al 13% da compensare eventualmente con maggiori versamenti di tasca propria.

Sempre che non si faccia la scelta folle di dirottare il Tfr sulla busta paga mensile. In tal caso a fronte di un modesto incremento di reddito immediatamente spendibile, si avrà una vecchiaia ancora più amara.

Camillo Linguella

 

Fonte:
Previdenza Complementare