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São Paulo, 18 Dezembro 2018 - 21:32 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 19 Dicembre 2018 - 00:32
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CONTRIBUTI PREVIDENZIALI PRESCRITTI: POSSIBILE CHIEDERE LA RESTITUZIONE
 
 
 
 

Può essere chiesta la restituzione dei contributi previdenziali prescritti, non esistendo un diritto soggettivo degli assicurati a versarli. La Sezione lavoro Corte di Cassazione ha affermato un importante principio in tema di ripetizione di indebiti previdenziali, in particolare affermando che, a differenza di quanto previsto dal diritto delle obbligazioni in generale (ove il pagamento del debito prescritto non comporta un diritto alla restituzione), il pagamento dei contributi prescritti, non potendo neppure essere accettato dall`ente di previdenza pubblico comporta che l`autore del pagamento ben può chiederne la restituzione.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra una società e l’INPS.
La C.Y. S.p.A. proponeva opposizione avverso una cartella esattoriale, notificatale in data 6.2.2001, relativa a contributi previdenziali e somme aggiuntive per un importo iscritto a ruolo pari attualmente ad oltre 129.000 euro. Chiedeva la società opponente che la cartella esattoriale, previa sospensione dell`esecuzione, fosse dichiarata nulla per genericità e fosse respinta ogni richiesta di pagamento in essa contenuta, anche in relazione all`intervenuta prescrizione dei contributi pretesamente dovuti. Precisava la ricorrente che in data 23.5.85 erano stati licenziati alcuni dipendenti; che detti licenziamenti, nel marzo 1993, erano stati dichiarati illegittimi dalla Corte d`Appello; che a seguito della predetta pronuncia, la società aveva provveduto a corrispondere ai singoli lavoratori le retribuzioni dalla data del licenziamento alla nuova occupazione ed i relativi contributi.A seguito di verifiche ispettive, l`INPS emetteva verbali di accertamento per omissioni contributive connesse alle predette retribuzioni, per l`importo complessivo di poco più di 100.00 euro attuali.
 
La C.Y. S.p.A. nel periodo tra dicembre 1995 e marzo 1996, versava all`Inps una somma di poco più di 87.000 euro per contributi omessi. La differenza tra la somma accertata e quella pagata si riferiva ai contributi CUAF prescritti alla data dello accertamento. A seguito dell`entrata in vigore della Legge n. 335/95, risultavano, quindi dovuti, in quanto non prescritti, i soli contributi IVS ammontanti a poco più di 34.000 euro. Rispetto a detto importo ed alle relative somme aggiuntive, C.Y. nel luglio 1996 proponeva domanda di condono e versava il contributo secco del 50% pari a poco più di 17.000 euro, così come previsto dalla normativa di riferimento.
 
Con il pagamento della suddetta somma, secondo la società, nulla era più dovuto da C.Y. all`Inps per i titoli sopra descritti (contributi in tesi dovuti dal 1985 al 1989). Il Tribunale accoglieva l`opposizione proposta dalla società, annullava la cartella esattoriale opposta, revocava l`iscrizionea ruolo e dichiarava non dovute dall`opponente le somme aggiuntive riportate nella cartella opposta. Proponeva appello l’INPS, ma la Corte d`appello, dopo aver ammesso c.t.u. contabile, accoglieva parzialmente l’impugnazione, e rideterminava in poco più di 105.000 euro l`importo richiesto nella cartella opposta, dichiarando la sussistenza in favore di C.Y. di un credito contributivo di quasi 21.000 euro.
Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la S. s.p.a. (incorporante la C.Y. s.p.a.), in particolare lamentandosi del fatto che la sentenza impugnata aveva ritenuto che a seguito della domanda di condono (1.7.96) si determinava una sospensione del termine prescrizionale sino al pagamento regolare del dovuto. Ciò era avvenuto lo stesso 1.7.96, sicché da tale data era venuta a cessare la sospensione del termine prescrizionale. Tale termine, secondo la sentenza, non era interamente decorso né alla data di notifica dei verbali di accertamento, né alla data di notifica della cartella esattoriale (6.2.01). Lamenta la società che, avendo la società pagato il dovuto per il fondo di previdenza lavoratori dipendenti (€.34.879,92), gli altri contributi (1985-1989, così indicati dall`INPS), versati dalla società il 1.7.96 con riserva di ripetizione, erano prescritti (essendo la prescrizione divenuta quinquennale dal 17.8.95, o dal 1.1.96) ed andavano restituiti.
 
La Cassazione ha accolto il ricorso della società, affermando un principio di diritto già presente nella giurisprudenza della Corte ma che, per la sua importanza, dev’essere in questa sede ricordato.
Sul punto, gli Ermellini ricordano che la domanda di condono determina la sospensione del termine prescrizionale sino a quando l`interessato rispetti le modalità di pagamento delle somme richieste, con la conseguenza che il termine di prescrizione ricomincia a decorrere dal pagamento del debito.
 
Occorre tuttavia osservare come, nel caso di specie, la domanda di condono è del 1.7.96, ed il pagamento, avvenne lo stesso 1.7.96, divenendo così ininfluente la sospensione del termine prescrizionale. Occorre allora ricordare, precisano i giudici di legittimità, che, avendo pagato la società, il 1.7.96, i contributi (la cui prescrizione era ormai quinquennale) dovuti dal 1985 al 1989, la società ha pagato contributi prescritti ancorché anteriori al 1.1.96 (in base a quanto previsto dall’art. 3, comma 10, L. n. 335/95, che attribuisce valore retroattivo alla nuova disciplina salvi i casi di atti interruttivi o di procedure iniziate precedentemente, nella specie insussistenti) e dunque con prescrizione (quinquennale) spirata per tutti i contributi nel 1994.
Deve infatti considerarsi che nella materia previdenziale, a differenza che in quella civile, il regime della prescrizione già maturata è sottratto alla disponibilità delle parti, sicché deve escludersi l`esistenza di un diritto soggettivo degli assicurati a versare contributi previdenziali prescritti. Detto principio, si noti, vale per ogni forma di assicurazione obbligatoria e si applica anche per i contributi prescritti prima dell`entrata in vigore della citata legge.
Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.
 

Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Cassazione, a differenza di quanto previsto dal diritto delle obbligazioni in generale (ove il pagamento del debito prescritto non comporta un diritto alla restituzione: art. 2034 c.c.), il pagamento dei contributi prescritti, non potendo neppure essere accettato dall`ente di previdenza pubblico (stante il divieto stabilito, peraltro operante indipendentemente dall`eccezione di prescrizione da parte dell`ente previdenziale e del debitore dei contributi, potendo essere rilevato d`ufficio), comporta che l`autore del pagamento ben può chiederne la restituzione.
 
Fonte:
Ipsoa