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São Paulo, 14 Dezembro 2018 - 17:34 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 14 Dicembre 2018 - 20:34
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USA E PENSIONE: IL 40% DEGLI OVER 55 DECIDE DI TORNARE AL LAVORO
 
 
 
 

La pensione? Una cosa meravigliosa. Per un paio di settimane: giusto il tempo per quella vacanza rimandata troppo spesso e per rispolverare quel sogno che sembrava ormai archiviato. E poi rimettersi subito a lavorare. Per un’altra ventina d’anni.

A dirlo è uno studio della Merrill Lynch secondo il quale, prima di ogni altra cosa, a spingere a riprendere il lavoro, subito dopo la pensione, è proprio il fatto che l’aspettativa della vita si sia allungata e, dunque, l’idea di restarsene in panciolle per una ventina d’anni sembra allettare sempre meno persone.

Circa il 40%, infatti, dei pensionati con oltre 55 anni di età, si decide a riprendere l’attività lavorativa, quasi sempre reinventandosi e cambiando completamente l’ambito professionale. Ci sono, talvolta, evidentemente, ragioni economiche: la crisi, le pensioni sempre meno appetibili, la stabilità raggiunta troppo tardi, ma in molti casi è anche proprio il desiderio di darsi una seconda chance, di non cedere troppo presto al richiamo di una vita sedentaria assai poco adatta a personalità ancora attive e giovanili.

Secondo la ricerca, infatti, ci sono dei miti da sfatare:
1) la pensione significa la fine del lavoro: la realtà è che sette persone su dieci pensano di tornare a lavorare in un futuro prossimo;
2) la pensione corrisponde ad un declino fisico/psicologico: la realtà è che una nuova generazione di pensionati aspira ad anni attivi e interessanti subito dopo una breve transizione utile a valutare nuove possibilità;
3) le persone lavorano dopo la pensione soprattutto per ragioni economiche: la ricerca dimostra che molti fra coloro che riprendono a lavorare lo fanno, molto spesso, per ragioni finanziarie;
4) le ambizioni di nuove carriere sono solo per i più giovani: tre su cinque pensionati si lancia in un’attività imprenditoriale o in un settore completamente diverso.

Insomma, secondo Merril Lynch, non bisogna più chiamarsi Bruce Springsteen e avere un fisico bestiale per potersi sentire “boss” oltre i 60 anni. Anzi, per dirla tutta, non bisogna nemmeno essere dei maghi con la chitarra ed essere stati votati varie volte “miglior fondoschiena degli USA”: per sentirsi “on fire”, proprio come canterebbe Bruce, basta avere un computer, un’idea e tanta voglia di rimettersi in gioco.

Questa tendenza, fra l’altro, conferma il momento di grandi cambiamenti sociali che è in atto nel paese: era dagli anni Sessanta, infatti, che non si registravano dati così. Nel leggere l’analisi in questione, ho fatto rapidamente mente locale alle mie conoscenze qui in USA e, in effetti, superati i 55 anni, sono proprio pochissimi quelli che sono in pensione e passano le loro giornate in Florida a pescare o giocare a bridge.

Addirittura molti tornano, con grande entusiasmo, nei banchi, per corsi di aggiornamento o master o per prendere nuove specializzazioni, prima di gettarsi anima e corpo in una nuova attività. La cosa mi ha fatto sentire sicuramente meglio, dal momento che, pur non avendo più vent’anni, mi ritrovo ancora a chiedermi cosa voglio fare da grande e ad immaginarmi in tanti contesti diversi, nei campi più svariati.

Mi ha fatto, però, anche sentire un po’ triste pensando all’Italia dove sicuramente, a causa di una crisi economica ancora profonda, la scelta di restare in attività è legata essenzialmente a ragioni economiche con il risultato, fra l’altro, di togliere ancora più spazi ai giovani, che soffrono di una disoccupazione che rischia di diventare cronica.

E mi è sembrata malinconicamente chiara la differenza che passa tra “il lavoro che nobilita l’uomo” e il “lavoro che mortifica l’uomo”, soprattutto se si rischia di arrivare a 55 anni senza mai aver avuto nulla di stabile, tranne il sentirsi tagliati fuori, sempre e comunque.

 

Fonte:
wired.it