La campagna di austerità avviata dal presidente brasiliano Dilma Rousseff per ridare impulso alla crescita economica non piace alla popolazione. Anzi, quasi il 90 per cento di essa la trova sbagliata. Lo rivela un sondaggio condotto a livello nazionale su un campione di duemila intervistati di ambo i sessi e di tutte le fasce d’età, commissionato dalla Conferenza nazionale dell`industria (Cni), in cui si evince anche che il sostegno nei confronti del capo dello stato è in caduta libera: il 64 per cento degli intervistati vede l’esecutivo Rousseff in negativo e solo il 12 per cento giudica positivamente il suo operato, mentre lo scorso dicembre questo valore era pari al 40 per cento. In dettaglio, il 90 per cento dei brasiliani disapprova la gestione Rousseff sulle tasse, mentre l’89 per cento è contrario all`aumento dei tassi di interesse. Nella precedente rilevazione, i valori erano pari rispettivamente al 72 e al 68 per cento. Il presidente, comunque, nonostante la crescente impopolarità ha annunciato che andrà avanti sulla sua strada e farà tutto il necessario per soddisfare gli obiettivi di bilancio per quest`anno.

Il recente scandalo Petrobras e quello più fresco su una presunta frode miliardaria legata ai rimborsi fiscali stanno però mettendo a serio rischio la governabilità del paese latino americano. Soprattutto a seguito del fatto che l`andamento dell’economia è la più grande preoccupazione della popolazione e le prospettive a breve termine non sembrano buone. La maggioranza è preoccupata perché la crescente impopolarità del presidente è da imputarsi in particolare a un crollo della fiducia da parte dei giovani e delle fasce meno istruite dei brasiliani, i due gruppi che hanno contribuito maggiormente a mantenere il partito dei Lavoratori (PT) al potere per dodici anni. E recuperare il loro consenso in tempo per il prossimo voto del 2018 non sarà un compito facile, né scontato.

 

Fonte:
Il Velino