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São Paulo, 11 Dezembro 2018 - 09:31 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 11 Dicembre 2018 - 12:31
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ENERGIA ELETTRICA IN CALO IN BRASILE, DIGHE A SECCO A CAUSA DELLA DEFORESTAZIONE IN AMAZZONIA
 
 
 
 

Energia elettrica. In Brasile, energia e acqua sono direttamente dipendenti e due anni di siccità hanno messo in ginocchio decine di milioni di persone a causa dei razionamenti dell’energia rimettendo in discussione la deforestazione del Brasile. Infatti i due terzi dell’energia elettrica del Brasile provengono dai fiumi i cui livelli di acqua sono scesi in modo allarmante. La crisi ha innescato una rinnovata preoccupazione per i cambiamenti climatici e la necessità di rimboschire aprendo un nuovo dibattito sul sistema energetico del Paese.

In sostanza manca una diversificazione delle fonti e c’è una forte dipendenza dalle centrali idroelettriche e dagli impianti termoelettrici alimentati con combustibili fossili. Fino al 2001 le centrali idroelettriche fornivano il 90 per cento dell’energia ma dopo il black out che portò al razionamento dell’energia per otto mesi, l’energia termica più costosa è sporca è cresciuta, per creare una fornitura più stabile.

Oggi, impianti termici, che sono alimentati principalmente da olio, forniscono il 28 per cento della potenza del Paese, rispetto al 66,3 per cento che viene dall’energia idroelettrica. I sostenitori delle centrali idroelettriche ribadiscono che le grandi dighe sono progettate con grandi serbatoi la cui capacità può neutralizzare gli effetti di una siccità anche prolungata per cui l’attuale instabilità dell’offerta è da attribuire alle centrali idroelettriche vecchie provviste di un serbatoio d’acqua più limitato.

Secondo Antonio Donato Nobre ricercatore del Amazon Research Institute e del National Institute for Space Research sono le Foreste il più grande serbatoio d’acqua, ma la deforestazione impedisce che l’acqua sia trattenuta nel terreno:

Le foreste sono una fonte, il mezzo e il fine dei flussi d’acqua, perché producono umidità atmosferica continentale e perché aiutano la pioggia a infiltrarsi il suolo; l’acqua si accumula e crea serbatoio naturali. In Amazzonia, il 27 per cento della foresta è influenzato dalla degradazione e il 20 per cento dal totale disboscamento. Per deforestare si procede con gli incendi e gli alberi in Amazzonia non sono tolleranti al fuoco, a differenza di quelli dell’ecosistema Cerrado (savana boscosa), che si sono adattati agli incendi periodici. In Amazzonia alla foresta occorreranno secoli per recuperare la vegetazione perduta in un incendio.

Lo scienziato è preoccupato poiché la deforestazione sta influenzando il clima del Sud America e nel sud-est del Brasile, la parte più popolata del paese che genera più energia idroelettrica e dove si stanno riducendo le precipitazioni:

Nella regione amazzonica orientale, dove la distruzione e il degrado della foresta pluviale si concentrano, le alterazioni del clima sono già visibili, come ad esempio un calo delle precipitazioni e un allungamento della stagione secca.

Anche il fiume Xingu potrebbe far registrare i livelli più bassi di precipitazioni degli ultimi 14 anni e questa tendenza interesserà la centrale idroelettrica di Belo Monte in costruzione a 1200 chilometri a valle. Con una capacità di generare 11.233 MW sarà la terza centrale idroelettrica più grande al mondo e entrerà in funzione nel 2019. Ma la capacità di generazione della centrale potrebbe diminuire di quasi il 40 per cento entro il 2050, rispetto al totale previsto, se la deforestazione continua al ritmo attuale, secondo uno studio condotto da otto ricercatori brasiliani e statunitensi pubblicato nel 2013 Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States.

Per Nobre le grandi foreste sono “bombe biotiche”, che attraggono e producono pioggia. A suo parere, non è sufficiente evitare la deforestazione in Amazzonia, è urgente rimboschire, al fine di recuperare gli equilibri climatici della foresta pluviale.

Un esempio da seguire è la centrale idroelettrica di Itaipú, che ha rimboschito la sua area di influenza diretta nel bacino del fiume Paraná, rivitalizzando gli affluenti, attraverso il suo programma “Coltivare buona acqua”.

 

FONTE:
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