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São Paulo, 17 Dezembro 2018 - 15:08 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 17 Dicembre 2018 - 18:08
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BRASILE, LE GALLERIE ANIMANO IL SISTEMA CONTEMPORANEO
 
 
 
 

“In Italia non ci sono prospettive, solo stage gratuiti e tante promesse”. Siamo a San Paolo durante l`art week di SP Arte, la fiera brasiliana che da qualche anno richiama gallerie internazionali del calibro di Lisson e Gagosian. A prendere la parola è Anna Bergamasco, 27 anni, che insieme all`artista italo-brasiliano Francesco Joao Scavarda, suo coetaneo, ha lasciato Milano per fondare una galleria a San Paolo, Boatos Fine Arts, che rappresenta artisti emergenti brasiliani e internazionali da 1.000-15.000 $. Lo spazio si dispiega su due piani, è nel centralissimo quartiere Jardim a pochi passi da gallerie affermate come Mendes Wood DM, Barò, e prossimamente Casa Triângulo. Costa circa 1.700 euro, come uno spazio defilato a Milano, ma il mercato – a differenza di quello italiano – è in piena crescita.

“Oggi il Brasile è uno dei grandi attori del mercato dell`arte globale” afferma con soddisfazione il collezionista Pedro Barbosa, ricordando i momenti di passaggio di questo processo di espansione oltre i confini territoriali e culturali del paese. Dalle prime mostre dell`arte neoconcreta alla Signals Gallery di Londra negli anni 1964-66, alle spinte internazionalistiche di Marcantônio Vilaça, gallerista degli anni `90 scomparso prematuramente, cui si deve la scoperta di artisti come Ernesto Neto o Adriana Varejão (entrambi 1964), che ha superato di recente il milione di dollari in asta. “Le sue opere sono talmente richieste che non arriviamo a metterle in vendita in fiera” ha commentato dallo stand di SP Arte la galleria che la rappresenta, Fortes Vilaça.

E poi c`è l`attenzione dei musei internazionali, che non è mai stata così alta. Dal 2007 a oggi la Tate Modern di Londra ha presentato tre mostre monografiche per storicizzare i protagonisti del novecento brasiliano: Hélio Oiticica (1937–1980), Cildo Meireles (1948) e Mira Schendel (1919–1988). Da qualche anno, però, il mercato è in espansione anche per gli artisti emergenti, che coniugano posizioni concettuali con una critica alla società e al materialismo imperante. Come Cinthia Marcelle (1974) o Jonathas de Andrade (1982), entrambi invitati alla Triennale del New Museum nel 2011, rassegna attenta alle nuove voci del panorama artistico internazionale. Entrambi, non a caso, sono rappresentati da Vermelho: un`istituzione più che una galleria commerciale, fondata nel 2002 con lo spirito di offrire una piattaforma commerciale agli artisti brasiliani contemporanei, casa editrice con il marchio Tijuana e, a giugno, sede di un festival di performance.

Il progetto organico di una galleria come Vermelho fa da naturale complemento a un parterre di musei radicati nel tessuto cittadino, come il MASP Museo di Arte di San Paolo, appena riaperto con la nuova direzione artistica di Adriano Pedrosa, la Pinacoteca o il MAM Museo di Arte Moderna. Musei che offrono importanti collezioni di arte brasiliana, ma restano ancora oggi poco inclini a raccontare il contemporaneo più sperimentale.

Il panorama si sta ampliando, però, e verso una nuova direzione, geografica e istituzionale. “Nella zona Centro, la più storica della città, hanno aperto due nuovi spazi no profit – Pivo e Phosphorus - che stanno diventando punti di riferimento per le nuove tendenze artistiche brasiliane” raccontano Eduardo e Camilla Barella dal terrazzo del ventiduesimo piano di un palazzo storico nell`adiacente piazza República, dove si sono appena trasferiti insieme alla loro collezione d`arte.

L`attaccamento a questa zona fortemente problematica della metropoli, nuova meta dei pellegrini dell`arte, li ha portati ad aprire un ristorante messicano al piano terra di Pivo, dove durante SP Arte hanno organizzato una raccolta fondi con un menù ideato per l`occasione dall`artista Mario Garcia Torres (1975). “Lo stato offre deduzioni per chi sostiene l`arte e la cultura in Brasile, solo che molti collezionisti sono ancora legati alle realtà museali più strutturate” spiegano.
Ma i nuovi portavoce dell`arte brasiliana sono loro: hanno trent`anni, una collezione di più di duecento opere d`arte messa insieme in sette anni, da quando sono marito e moglie, e girano il mondo. “Ci siamo rivolti naturalmente al lavoro di artisti coetanei che interrogano la società, i suoi confini in termini politici e identitari” raccontano, mostrando muri trivellati, stoffe arrangiate in forma di svastica, e saponette consunte, opere – in ordine - di Marcelo Cidade (1979), Adriano Costa (1975), Paulo Nazareth (1977). I nomi degli artisti suonano familiari: è il potere del passaparola che ben si coniuga all`irresistibile avanzare del nuovo Brasile dell`arte.

 

Fonte:
Il Sole 24 Ore
Sara Dolfi Agostini