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São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 16:33 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 19:33
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PENSIONI, I RIMBORSI SI FERMANO AL 12%
 
 
 
 
roberto giovannini
roma

Nell’applicare la sentenza delle Corte Costituzionale sulla perequazione delle pensioni il governo si è fatto un “supersconto”. Come ieri ha certificato in un’audizione il presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio Giuseppe Pisauro, per la precisione il decreto del governo ha restituito solo il 12% di quanto effettivamente perso dai pensionati che avevano subito il blocco della perequazione con il «Salvaitalia» del governo Monti nel 2011. Pisauro spiega che il governo Renzi ha fatto bene a concentrare l’intervento sulle fasce di reddito più basse. Ma a questo punto, afferma l’economista (che già aveva espresso grandi perplessità sull’esistenza di un «tesoretto»), soldi non ce ne sono più. «Dicevamo che c’è sempre l’incertezza macro o che qualche fattore esogeno avrebbe potuto vanificare il tesoretto»; la sentenza della Consulta sulle pensioni «è uno di quei fattori esogeni che lo hanno fatto svanire».  

 

Senza «tesoretto» sarà quindi più complicato per l’Esecutivo eliminare le «clausole di salvaguardia» che dovrebbero scattare - con aumenti di tasse - in caso di non efficacia di alcune voci di entrata, com’è successo con il cosiddetto «reverse charge» bocciato dall’Europa. Molto peggio sarebbe stato applicando integralmente la sentenza della Consulta: secondo l’Upb al netto degli effetti fiscali il recupero integrale della deindicizzazione subita nel biennio 2012-2013 valeva 17,6 miliardi per il 2015 (di cui 4,5 permanenti e il resto arretrati per gli anni 2012-2014) e 4,4 miliardi dal 2016. Una batosta che avrebbe portato il deficit tendenziale dal 2,5% al 3,6% del Pil. Con il decreto, Renzi ha invece ridotto gli oneri sul 2015 da 17,6 a 2,2 miliardi (quindi solo 0,13 punti di pil invece che 1,1 punti). A regime l’impatto sull’indebitamento netto - spiega l’Upb - dovrebbe attestarsi a 0,03 punti di pil, circa 500 milioni.  

 

Pisauro condivide la decisione di concentrare le risorse sui redditi più bassi. Se infatti si fosse decisa la restituzione totale di quanto perso con la deindicizzazione - sottolinea - i pensionati con redditi tra le tre e le quattro volte il minimo (tra i 1.500 e i 2.000 euro lordi) avrebbero avuto il 33,9% del totale delle risorse (il 67,5% del totale con il decreto del governo). Le persone con redditi da pensione superiori a sei volte il minimo (oltre 3 mila euro lordi) avrebbero avuto il 27,5% delle risorse mentre con il decreto del governo non recuperano nulla. Il 70% dei pensionati non è coinvolto dal provvedimento poiché aveva redditi inferiori a tre volte il minimo e ha già avuto la perequazione per il 2012-13. I pensionati con redditi tra le tre e le quattro volte il minimo avranno comunque, nonostante le risorse si concentrino su di loro, una restituzione limitata con circa il 40% di recupero per il periodo 2012-2013 e appena l’8% per il 2014-15.  

 

Secondo il segretario generale della Uil Pensionati Romano Bellissima, i conti dell’Upb dimostrano che «il decreto è inadeguato e insufficiente. Se il decreto non sarà modificato dal Parlamento in sede di conversione, ai pensionati sarà restituita solo una piccola parte di quanto loro dovuto. Senza dimenticare che non si risolve il problema della riduzione del montante della pensione su cui si calcolerà l’importo della pensione negli anni futuri, che avrà effetti negativi permanenti». 

 

Fonte:
La Stampa