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São Paulo, 25 Junho 2017 - 16:24 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 25 Giugno 2017 - 19:24
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PENSIONI, ARRIVANO I RIMBORSI ASSEGNI PER 231 MILIONI
 
 
 
 

VENEZIA. Doveva arrivare un miliardo di euro ma, avendo deciso il governo di non rimborsare l’intero ammontare, bensì solo una parte dei denari, ai pensionati veneti arriverà il 1. agosto solo il 23% per una cifra stimata dallo Spi Cgil Veneto di 231,6 milioni di euro. Il “grosso”, pari a 166,6 milioni circa, andrà a chi percepisce una pensione compresa tra i 1500 e i 1.900 euro pari a 245mila persone. Nella fascia 2.000-2500 euro si contano 114mila persone per 51 milioni di forfait, dai 2.500 ai 3000 euro di pensione i beneficiari saranno 50mila per un importo di 14 milioni. Si tratta del cosiddetto “bonus Poletti” ovvero del tesoretto che l’Inps verserà ai pensionati che ne hanno diritto come rimborso per il blocco biennale dell’indicizzazione dopo l’ok al decreto legge 65/2015.

Gli interessati. L’una tantum non riguarda tutti ma solo il 32% dei pensionati in regione. Questa platea, secondo lo Spi Cgil, è composta da 409.679 pensionati, ovvero quelli con reddito da pensione compreso tra 1.500 e 3 mila euro lordi, pari a tre volte il minimo (500 euro) fino a sei volte. Il meccanismo di perequazione segue percentuali definite sulla base delle soglie di reddito e va dal 40% al 10%. In Veneto saranno interessate 140.329 donne pensionate e 269.350 uomini. E se si guarda agli importi, non si fatica a pensare che si tratta di pensioni da lavoro che escludono quadri e dirigenti.

I pensionati in regione. Il Veneto conta oggi su 1.278.745 pensionati: 806mila circa pari al 65% arrivano a 1.500 euro di pensione lorda, e sono la maggior parte; 409mila sono compresi tra 1.500 e 3mila come reddito pensionistico lordo (32%) e sono quelli interessati dal rimborso, solo 62mila sono sopra i 3mila euro. In percentuale questi ultimi rappresentano il 4,9% del totale. Le più penalizzate, quanto a reddito, sono le donne. Sono infatti oltre 513mila dei totali 806mila con importo inferiore a 1.500 euro lordi mensili. Nella classe sopra i 3mila, dei 62mila totali calcolati in regione ben 50.502 sono di sesso maschile.

In cifre. Cosa succederà il 1. agosto, ovvero come si declineranno in euro queste percentuali, è stato simulato proprio dallo Spi Cgil. A titolo di esempio, un assegno di 1.500 euro lordi al mese riceverà 795,30 euro di totale arretrati (657,73 per il biennio 2012 e 2013 più 137,58 per gli anni 2014-2015). Al netto la maggiorazione sarà di 612,38 euro. Un assegno di 2.100 euro invece avrà un bonus di 555,56 euro (427,78 al netto). In caso di 2.750 euro lorde di pensione si arriva a 363,38 di una tantum che al netto scende a 279,80.

Dopo agosto. Anche qui è possibile fare una simulazione. Un assegno di 1.500 euro, dopo il bonus, dovrebbe ottenere un aumento mensile di circa 7-8 euro per gli ultimi mesi di questo 2015. Un incremento che poi passerebbe a 17 euro dal 2016. In caso di 2mila euro, si parla di 5 euro in più al mese fino al 31 dicembre 2015. Importo che nel 2016 salirà a 11 anno. Per 2.500 sono 3 euro in più nel 2015; sette da gennaio 2016. La materia non è affatto semplice ma sindacati e associazioni di consumatori sono compatti e attivi rendendo a disposizione programmi di simulazione, per calcolare quanto verrà corrisposto a forfait e quanto aumenterà il l’assegno d’ora in poi. È anche utile sapere che i rimborsi di quanto maturato negli anni precedenti saranno soggetti a tassazione separata con aliquota Irpef compresa tra il 23 e il 29% a seconda delle classi di assegno. Per il 2015 la tassazione segue l’aliquota standard.

I nodi da sciogliere. I sindacati puntano ora alla definizione di un sistema di perequazione annuale delle pensioni che non sia messo in discussione a ogni legge di stabilità. In particolare la Cgil chiede di ripristinare il sistema concordato con il Governo Prodi che garantiva il 100% di rivalutazione automatica delle pensioni fino a cinque volte il trattamento minimo e riconosceva a tutti una rivalutazione pro-quota. E chiede anche di utilizzare le pensioni perequate al 2013 come base di calcolo per gli anni successivi per evitare che la perdita di reddito continui a riprodursi nel tempo.

Ricorsi. Dalla riforma del 1995, evidenziano gli esperti, si contano almeno 8 riforme e 10 interventi sul sistema pensionistico con il problema che oggi più di qualcuno non sa quando andrà in pensione ma nemmeno con che valore economico. Associazioni dei consumatori, sindacati e pensionati stessi, non solo veneti, chiedono dunque un sistema certo e duraturo. Per questa “puntata”

dei rimborsi del 1. agosto, intanto, non sono esclusi i ricorsi legali. Le associazioni dei consumatori attendono ci capire chi verrà effettivamente risarcito e come. A livello nazionale è già stata esclusa una class action ma singole iniziative sono pronte...

 

Fonte:

Il Mattino di Padova